Cultural History of Naples and Campania, Roman archaeology, History of Collections, Archaeology, Ancient numismatics (Archaeology), Naples, Napoli, and Museo Archeologico Nazionale di Napoli
DOCUMENTI INEDITI PER LA STORIA DEL MEDAGLIERE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI TRA LA FINE DELL’800 E IL PRIMO ‘900*
I. GIULIO DE PETRA, ETTORE GABRICI FIORELLI
E L’EREDITÀ DI
GIUSEPPE
Illustre Professore quando alcuni giorni addietro ebbi l’onore di parlarle costà, rimasi edificato per la cortesia con cui Ella mi accolse. Le sue parole bastarono a farmi riacquistare quella fiducia che io avevo perduta. Ora che sono tornato qui in Napoli, ho ripreso i miei studi i quali non hanno altro fine, che quello di finire il catalogo delle monete imperiali della collezione Santangelo, appena incominciato. Questo lavoro lo manderò a termine al più presto, e da esso mi riprometto, colla sua validissima opera, di raggiungere il fine propostomi da vari anni, qual’è quello di avere un posto in un medagliere e di attendere ai nuovi prediletti studi di numismatica con quella tranquillità di animo che essi richiedono. [...] Napoli 11 ottobre 93 (Vico Neve a Materdei n. 17) suo Dev.mo Ettore Gabrici1 Con queste frasi cariche di speranza e di giovanile entusiasmo Ettore Gabrici, non ancora venticinquenne, comunicava a Felice Barna* L’ispirazione per questo studio (che si pone in continuità con altre linee di ricerca che hanno impegnato lo scrivente negli ultimi anni) si deve integralmente al Professor Nicola Franco Parise col quale chi scrive ha contratto nel tempo molti debiti, solo in parte rientranti nella consuetudine che lega un allievo ai suoi Maestri. 1 Lettera di E. Gabrici a F. Barnabei dell’11/X/1893, in BA–CB, Busta 241, inv. 140019.
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bei – all’epoca “Direttore dei musei e gallerie della Divisione per l’arte antica” presso il Ministero della Pubblica Istruzione2 – l’inizio di una nuova esaltante impresa, alla cui realizzazione era stato preposto dal suo “Maestro”, Giulio De Petra, col quale si era laureato nel 1889 e dal quale era stato instradato verso gli studi numismatici sin dagli anni universitari3.
Sulla vita e l’opera di Felice Barnabei (1842–1922) si veda BARNABEI–DELPINO 1991, passim. 3 Per la biografia di Ettore Gabrici (Napoli 23/XI/1868, Palermo 28/I/1962) cfr., in particolare, ADRIANI 1963–64, pp. 97–110 (con bibliografia a cura di V. TUSA, pp. 111–116), BARNABEI–DELPINO 1991, p. 398, nota 43, M. BARBANERA, s.v., in DBI, Vol. LI, pp. 30–32, Roma 1998 con bibl. prec. Dopo il conseguimento della laurea Gabrici, che aveva «preso parte al concorso per posti di “Alunno della scuola italiana di archeologia” riportando una votazione di 44\50» (lettera di Gabrici a Fiorilli riportata avanti alla nota 27) senza risultare fra i vincitori, pur continuando a collaborare col De Petra (cui avrebbe dedicato nel 1894 il suo principale lavoro degli anni giovanili, GABRICI 1894, stampato anche a puntate nei voll. VII e VIII della RIN), cominciò a prestare servizio come professore reggente presso alcuni ginnasi del Regno (Alghero, Campobasso, Terni), per poi riuscire a farsi comandare presso il ginnasio Vittorio Emanuele di Napoli. In tal modo riuscì a evitare il trasferimento dalla città natale che lo avrebbe distolto dal compimento dei suoi studi e delle sue ricerche numismatiche presso il Museo Archeologico di Napoli, come questi scriveva a Carlo Fiorilli (all’epoca «Capo Divisione per gli Scavi»; sul Fiorilli cfr. BARNABEI–DELPINO 1991, p. 237, nota 14) il 30/IX/1895: «[…] Memore dei benefici da Lei ricevuti negli anni andati invoco anche questa volta il suo patrocinio. Sono stato nominato professore di ginnasio superiore a Terni, col grado di reggente. Seguendo gli ordini superiori ho accettato riservandomi di fare le dovute pratiche presso questo ministero affinché non fossi traslocato da Napoli. Ella sa che tutte le mie speranze e tutti i miei ideali svanirebbero se dovessi lasciare questa città nella quale ho fatto e proseguo i miei studi e dove ho i miei professori universitari. Non parlo poi del danno che me ne verrebbe dall’interrompere i miei lavori al Museo di Napoli, dei quali più volte le parlai. Ella sa anche quali sono le mie aspirazioni. Ebbene, andando altrove, chi mi darebbe un campo così vasto alle mie ricerche numismatiche, qual è il Museo di Napoli, e l’opportunità di formarmi un altro titolo col menare a termine il catalogo delle monete del Santangelo? La prego Signor Commendatore, di voler intercedere presso il Costantini e il Chiarini, affinché allontanino da me questa che sarebbe una vera iattura. E il mezzo lo avrebbero, dandomi il comando ad una delle sezioni aggiunte del ginnasio superiore nel liceo V. Emanuele, dove insegno da ben sei anni. Mi attendo dalla sua cortese benevolenza una risposta confortante» (lettera di E. Gabrici a C. Fiorilli in ACS–CF, loc. cit.). Dopo un breve periodo d’insegnamento nel liceo di Santa Maria Capua Vetere (che lo portò a essere testimone indiretto della scoperta della “Tegola di Capua”, emigrata a Berlino perché considerata falsa dal De Petra: sulla vicenda cfr. da ultimo CRISTOFANI 1995, pp.
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La decisione presa da De Petra coincideva con un momento particolarmente delicato della sua carriera scientifica e amministrativa, giunta al culmine proprio nel 1893 quando, in seguito al pensionamento dell’architetto Michele Ruggiero, alla cattedra di Archeologia presso l’università di Napoli (conseguita per concorso nel 1872 succedendo al Fiorelli) e all’incarico della Direzione del Museo Archeologico di Napoli (ceduto da quest’ultimo in seguito al suo trasferimento a Roma come Direttore generale per le antichità nel 1875) veniva finalmente ad aggiungersi anche la direzione degli scavi di Pompei. Sulle spalle deboli e malferme di De Petra veniva così a raccogliersi quella che era stata un tempo l’intera eredità di Giuseppe Fiorelli, un peso troppo grande per il cinquantaduenne archeologo di Casoli che, come scrisse il Maiuri, costituì «l’inizio di grandi amarezze»4. La salute malferma, il carattere timido, remissivo e poco avvezzo ai contrasti erano tratti della sua personalità ben noti ai contemporanei che, pur apprezzandone le doti dello scienziato e l’integrità dell’amministratore, ne tolleravano l’indole non tanto per i meriti personali quanto piuttosto per un meditato e utilitaristico rispetto e timore per il suo illustre e potente predecessore che, attraverso De Petra, manteneva il controllo e garantiva la stabilità del complesso e critico panorama culturale partenopeo. Col ritiro dalla vita pubblica di Fiorelli nel 1891 (in seguito all’acuirsi di una infer13–21 con bibl. prec.), nel 1898 Gabrici fu finalmente comandato presso il Museo di Napoli. Fra l’ultimo decennio dell’800 e i primi anni del ‘900 la sua produzione scientifica risulta quasi integralmente incentrata sulla numismatica, disciplina nella quale Gabrici riponeva tutte le sue speranze future «essendo pochi i cultori di questo ramo dell’archeologia in Italia» (lettera di E. Gabrici a C. Fiorilli del 15/II/1895 in ACS–CF, loc. cit.); con tale consapevolezza Gabrici si poneva necessariamente nel solco di una tradizione di studi che, attraverso De Petra e Salinas, risaliva fino a Fiorelli, di cui, non a caso, egli era stato incaricato di portare a compimento l’opera interrotta di riordino del Medagliere. Per un sintetico giudizio sul Gabrici numismatico cfr. PARISE 1993, p. 248 e M. BARBANERA in DBI, cit. con ulteriori riferimenti. Sui primi anni di attività di Gabrici presso il Museo di Napoli cfr. inoltre, da ultimo, NIZZO 2008 e NIZZO 2010a. 4 Su Giulio De Petra (Casoli 11/II/1844, Napoli 22/VII/1925) cfr., in particolare, SOGLIANO 1928, MAIURI 1931 (da cui è tratta la citazione), SOGLIANO 1939, SCATOZZA HÖRICHT 1987, A. GABUCCI in DBI, s.v.,Vol. XXXIX, Roma 1991, pp. 23–25, BARNABEI–DELPINO 1991, p. 97, nota 14 e ad indicem, GARCÌA Y GARCÌA 1998, s.v., pp. 419–422 con ulteriore bibl.
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mità che l’avrebbe portato alla morte nel 1896), le contraddizioni latenti fra una innata debolezza temperamentale e le asperità derivanti dal progressivo accumulo di responsabilità e di poteri – che De Petra, oscurato dall’ombra del Maestro, aveva sino ad allora solo in parte e timidamente esercitato – finirono inevitabilmente col travolgerlo in una serie di critiche, di scandali e di errori materiali che poi, nel dicembre del 1900, in seguito a una forte presa di posizione del Ministro Gallo, ne avrebbero causato le dimissioni5. Fra le accuse che gli venivano rivolte vi era quella – non del tutto illegittima se avulsa dal contesto in cui egli si trovò a operare – di un eccessivo immobilismo nella cura degli allestimenti e nel riordino delle raccolte del Museo di Napoli che, ancora al principio del ‘900, si trovavano sostanzialmente nelle condizioni lasciate da Fiorelli nel 1875, all’epoca del suo trasferimento a Roma. Come se non bastasse, tale arretratezza era resa ancor più grave dal fatto che l’opera stessa di Fiorelli era rimasta incompiuta nonostante l’impegno da questi febbrilmente profuso nell’impresa sin dal 1863, anno in cui successe al principe di Sangiorgio Domenico Spinelli nella Direzione del Museo, dedicandosi anima e corpo e quasi totalmente in prima persona (salvo l’aiuto di uno sparuto nucleo di collaboratori, fra i quali il giovane De Petra) al riordino, all’inventario e all’edizione preliminare del catalogo delle raccolte6. L’aspetto del Museo Archeologico
Sugli scandali che portarono alle dimissioni di De Petra (fra i quali destarono particolare scalpore l’asporto e l’esportazione degli affreschi rinvenuti da V. De Prisco nel fondo Vona presso Boscoreale o la già menzionata autorizzazione per la vendita all’estero della celebre “Tegola di Capua” ritenuta da De Petra una falsificazione moderna), oltre alla bibliografia citata alla nota precedente, si veda la toccante e lucida autodifesa pubblicata dallo stesso De Petra (DE PETRA 1901) dalla quale traspare con chiarezza come gli errori che gli venivano imputati potessero almeno in parte ricondursi alla quasi totale mancanza di strumenti legislativi che costringeva gli amministratori a rifarsi alle tenui e arretrate leggi vigenti negli stati preunitari; sulla questione cfr. inoltre POZZI PAOLINI 1977, p. 15; BARNABEI–DELPINO 1991, p. 236, nota 10, pp. 239–240, nota 55, pp. 324–325, note 27–30; BARBANERA 1998, pp. 59–61 e p. 211, nota 42; CIRILLO–CASALE 2004, passim; NIZZO 2010a. Sull’evoluzione del quadro legislativo della “tutela dei beni culturali” nell’Italia preunitaria e unitaria cfr. SPERONI 1988, BENCIVENNI–DALLA NEGRA–GRIFONI 1987–1992, EMILIANI 1996, VARNI 2002 e, con particolare riguardo alla situazione napoletana, D’ALCONZO 1999 con bibl. precedente. 6 Su tali vicende si veda NIZZO 2010, con bibl. precedente. Fra il 1866 e il 1872 apparvero a cura e a nome di Fiorelli ben 10 volumi relativi alle raccolte del Museo
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di Napoli sul finire dell’800 era quindi in parte ancora quello che aveva caratterizzato il Museo Borbonico preunitario, con allestimenti che non tenevano conto delle conquiste scientifiche conseguite dalla critica storico–artistica e dall’archeologia nella seconda metà del secolo7; l’arretratezza nella cura espositiva era, inoltre, ulteriormente aggravata dal mancato proseguimento dell’edizione dei Cataloghi del Museo che continuava a sottrarre al vaglio critico internazionale il patrimonio storico–artistico del principale Istituto antiquario del Regno, quello stesso che nei decenni precedenti aveva dato un contributo determinante alla rinascita neoclassica e, più in generale, al rinnovamento degli studi antiquari. L’immobilismo e lo scarso spirito di iniziativa imputati come gravi colpe a De Petra (il quale, tuttavia, aveva continuato il lavoro di inventariazione delle raccolte e aveva prodotto un significativo numero di opere a stampa) possono trovare quindi una parziale spiegazione nell’incapacità (allo stesso tempo caratteriale e scientifica) di emanciparsi dal suo ingombrante maestro e predecessore, una incapacità che risaltò con enfasi maggiore quando Fiorelli fu costretto definitivamente a uscire di scena ponendo finalmente nelle mani del suo allievo le sorti del Museo di Napoli e dei suoi scavi.
Nazionale di Napoli (6 dei quali dedicati al medagliere borbonico e a parte di quello Santangelo – acquisito col resto della collezione nel 1865 – e, i restanti quattro, dedicati rispettivamente alla Raccolta Pornografica, a quella epigrafica e alle Armi antiche), suddivise programmaticamente secondo un ordine tipologico (cfr. l’elenco completo in GARCÌA Y GARCÌA 1998, s.v. “Fiorelli”, pp. 500–501, n. 5288). In questa immane opera Fiorelli, almeno per quel che concerneva i due cataloghi della raccolta epigrafica, era stato coadiuvato da De Petra, il cui nome, tuttavia, risultava significativamente omesso, com’ebbe a commentare a tal proposito Antonio Sogliano nell’accorata commemorazione del suo maestro: «Al giovine De Petra, dunque, il Fiorelli commise il non lieve compito di fare il catalogo della collezione epigrafica del Museo. Non dirò quanto lavoro costasse al giovine un tal difficile incarico; dirò solo che il catalogo venne poi pubblicato sotto il nome del Fiorelli, e che questa lunga fatica determinò nell’indole docile del De Petra l’abito a intraprendere, nell’interesse degli studi, lavori che richiedessero una pazienza davvero benedettina» (SOGLIANO 1928, p. 374). 7 Sulle vicende degli allestimenti del Museo di Napoli fra l’età Borbonica e il primo Novecento si vedano le recenti sintesi di Andrea Milanese cui si devono le pagine più importanti e documentate dedicate negli ultimi anni a tali problematiche: MILANESE 1996–97, ID. 2000, ID. 2001, ID. 2007, ID. 2009.
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In questa temperie va collocata a nostro avviso la decisione presa nel 1893 da De Petra di affidare al suo giovane e brillante discepolo, Ettore Gabrici, lo studio e la catalogazione della raccolta di monete romane imperiali della Collezione Santangelo – forte di oltre 17000 esemplari – impresa che lo avrebbe occupato per i cinque anni successivi e che, nelle sue aspettative, avrebbe dovuto dare avvio al compimento dell’opera lasciata interrotta da Fiorelli8. Col medesimo intento De Petra, nello stesso lasso di tempo, aveva affidato al Segretario del Museo di Napoli, Luigi Conforti, l’incarico di riordinare e compilare sotto la sua supervisione il catalogo delle monete moderne, incarico che De Petra fu quasi subito costretto a revocare in seguito alle polemiche sollevate a mezzo stampa da alcuni malevoli che ritenevano il Conforti inadatto scientificamente per tale mansione9.
De Petra, inserendosi appieno nel solco della scuola archeologica napoletana facente capo ai suoi diretti predecessori (da Fiorelli, all’Avellino fino all’Arditi), non trascurò gli studi numismatici ma, assecondando il suo carattere, coltivò maggiormente aspetti di dettaglio legati a rinvenimenti specifici come i ripostigli e alla loro interpretazione, piuttosto che ampie opere di sintesi o dettagliate raccolte catalogiche (MAIURI 1931, pp. 529–30; una sua bibliografia fino al 1911 è in AA.VV. 1911: fra i principali scritti numismatici di De Petra vi sono nel 1881 la pubblicazione del ripostiglio di vittoriati di Taranto, nel 1884 quella del ripostiglio di Carbonara di Bari, cui seguono nel 1885 uno studio sugli ultimi rispostigli di denari, nel 1886 quello su un tesoretto di tornesi trovato a Napoli, nel 1892 l’edizione del ripostiglio di San Giovanni Incarico e nel 1896 quella del ripostiglio di Tortoreto). 9 Su Luigi Conforti (Torino 1854–Napoli 1907), poeta, giornalista e autore di alcune guide divulgative del Museo di Napoli e degli scavi di Pompei ed Ercolano che ebbero un certo successo in quegli anni, si veda il cenno bio–bibliografico in GARCÌA Y GARCÌA 1998, s.v., pp. 327–328. Alle polemiche sollevate da tale incarico allude De Petra in una lettera inviata a Fiorilli l’8 giugno 1894: «[...] Avevo avuto l’articolo del “Napoli”, e non ne avevo fatto alcun conto, per la natura del giornale, e per la fonte, che la aveva ispirata. Il Napoli è un giornale quasi clandestino, che vive di ricatti, e non è letto da nessuno. E per me è certissimo, che la persona, la quale ha ispirato l’articolo, è quella stessa che aveva nel Museo una funzione amministrativa, affidata ora al Conforti. Non potendo quell’egregio uomo attaccare il Conforti dal lato amministrativo, ha creduto di ferirlo dal lato scientifico. Ma il giornale e chi lo ha ispirato non capiscono, che le medaglie moderne, quantunque vengano in coda delle monete antiche, nulla han a che fare con queste; le cognizioni, che si richieggono per formare un catalogo di monete greche e romane, sono tutto affatto diverse da quelle necessarie per descrivere le medaglie pontificie, napoletane, francesi etc. Per queste, come Lei vede benissimo, è indispensabile una cultura nella storia moderna, che nessuno vorrà negare al Conforti. Ciò del resto ha un semplice valore retroispettivo, perché le nuove incombenze asse8
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Il lavoro di Gabrici, invece, andò avanti alacremente e dette occasione a diversi scritti pubblicati in quegli stessi anni con l’ausilio del materiale inedito reperito nel corso del riordino del ricchissimo medagliere napoletano10. Le tappe che scandiscono l’avanzamento del lavoro sono documentate da alcune lettere indirizzate a C. Fiorilli, col cui supporto egli sperava di ottenere una collocazione stabile nei ranghi del Ministero. Nel marzo del 1894 Gabrici è già in grado di comunicargli che a breve sarebbe giunto a metà dell’opera: «[...] Continuo, con fiducia ed amore, il catalogo delle monete imperiali della collezione Santangelo e spero di poterne finire la prima metà per il mese di luglio venturo»11; quasi un anno dopo, nel febbraio del 1895, annunciava una imminente fine dell’impresa: «[...] continuo a compilare il catalogo Santangelo, col quale sono alle monete di Adriano, e spero di menarlo a termine, se non mi si creano ostacoli [...]»12. Degli ostacoli, evidentemente, dovettero frapporsi visto che il lavoro si protrasse almeno fino al 1898 anno in cui, grazie a un comando, egli poteva finalmente entrare nell’organico del Museo di Napoli.
gnate al Conforti gli vieteranno di continuare il lavoro intrapreso. E nella ipotesi che avesse potuto continuare, io non avrei mancato di sorvegliarne con molta attenzione l’andamento; e il catalogo delle medaglie non sarebbe diventato ufficiale senza la mia approvazione. La stampa seria di Napoli non ha detto una parola del Museo durante il periodo doloroso, che attraversiamo. Solo un giornale, che si vende a tanto alla linea, ha potuto fare un attacco, in cui non so se prevalga più la ignoranza o la malafede. Sopra un giornale di questa sorte che presa posso io avere? È follia sperare una polemica seria; e qualunque cosa io dicessi darebbe esca a nuove improntitudini e a sofismi senza fine. Una sola cosa praticamente possibile è moralmente impossibile, comprare, cioè, il silenzio, come altri ha comprata la parola [...]» (lettera di G. De Petra a C. Fiorilli dell’8/VI/1894 in ACS–CF, Sc. 27). Durante la direzione di Ettore Pais, diversi incarichi connessi alla custodia e alla gestione del medagliere napoletano verranno nuovamente affidati al Conforti (cfr. avanti alla nota 28) che ne sarà il principale conservatore sino alla morte, il 30 aprile del 1907. 10 Editi in particolare nella RIN, rivista alla quale Gabrici destinò gran parte dei suoi scritti del tempo (sui primi anni della Rivista che, dopo essere stata retta per un biennio da S. Ambrosoli, era passata nel 1890 sotto il controllo dei fratelli Gnecchi, cfr., in particolare, N.F. PARISE, in DBI, s.v. “Gnecchi Ruscone Francesco”), quasi tutti frutto di ricerche condotte sul prezioso materiale inedito del Medagliere napoletano dal cui riordino trasse spunto per alcuni saggi sulla monetazione del primo impero: GABRICI 1895, ID. 1897. 11 Lettera di E. Gabrici a C. Fiorilli del 15/III/1894 in ACS–CF, Sc. 30. 12 Lettera di E. Gabrici a C. Fiorilli del 15/II/1895 in ACS–CF, Sc. 30.
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Da alcuni cenni contenuti in diversi documenti di archivio si desume che, in questo lasso di tempo, Gabrici doveva aver compiuto la missione affidatagli stilando un catalogo delle monete imperiali della Collezione Santangelo «la cui pubblicazione fu ordinata dal Ministero con lettera del 26 Novembre 1900 [durante gli ultimi giorni della Direzione De Petra], rimasta senza seguito» e di cui si sa soltanto che doveva comporsi di «quattro fascicoli» che «vennero trasmessi all’On.le Ministero, senza che, per quanto risulta, sia stata tenuta copia per il Museo», circostanza che ne dovette impedire l’utilizzo negli anni seguenti visto che, nel 1908, tali fascicoli risultavano ancora dispersi e che non ve n’è più menzione nella documentazione successiva13.
Cfr. a tal proposito, i documenti del 31/VII/1904 (App. 9), del 7/XII/1906 (App. 22) e del 17/VII/1908 conservati in ACS–ME. È possibile, a titolo ipotetico, che il catalogo di Gabrici (o una sua eventuale rielaborazione) vada identificato con quello attualmente conservato presso l’archivio del Museo di Napoli e citato da T. Giove con l’attribuzione a Ettore Pais: «per le monete romane–imperiali esiste la schedatura manoscritta eseguita negli 1899–1900 da Ettore Pais che stava lavorando alla pubblicazione di questa serie», «di questo lavoro, che si presenta più completo rispetto ai precedenti cataloghi del Fiorelli, per la presenza innanzitutto del confronto bibliografico con i volumi di H. Cohen [...] era stato messo a conoscenza negli ultimi mesi del 1900 [circostanza coincidente con la data del 26 Novembre 1900 che, come si è visto sopra, risultava riferita al catalogo Gabrici], lo stesso Ministro della Pubblica Istruzione C. Fiorilli [sic! il Ministro era allora N. Gallo, Fiorilli era da poco succeduto al Barnabei alla guida della Direzione Generale per le Antichità], il quale, congratulandosi per il lavoro svolto dal Pais, auspicava che la Direzione del Museo di Napoli potesse provvedere alla pubblicazione del catalogo, corredato da riproduzioni fotografiche [...]» (GIOVE 1996, p. 194 e nota 38, pp. 198–9 doc. cit. dall’Archivio storico della Soprintendenza Archeologica di Napoli, fasc. IV C1; cfr. anche il medesimo cenno in GIOVE 2001, p. 22). Da quanto è noto dalla bibliografia e dalle fonti archivistiche che abbiamo avuto modo di consultare non sembra che Pais abbia potuto lavorare (con l’assiduità che richiederebbe la compilazione di un catalogo di oltre 17.000 monete) presso il Museo di Napoli prima della sua nomina a Direttore dell’Istituto nel marzo del 1901. Fino al 1899 Pais insegnò presso l’Università di Pisa pur coltivando, sin dal 1896, l’ambizione di succedere a De Petra alla Direzione del Museo di Napoli (cfr. a tal proposito una lettera, che risulterà poi quasi profetica, indirizzata da Mommsen a Pais il 7/V/1896, cit. in PAIS 1905, p. 31, qui proposta con le integrazioni edite on line all’indirizzo <www.mommsenlettere.org/Letter/Details/362> [vidi II/2011]: «[...] Ho veduto il Holm [all’epoca Professore di Storia antica presso l’ateneo napoletano] a Napoli in salute, come dice lui, migliore, ma però pessima, e sono convinto, che non riprenderà la cattedra. Al mio avviso Lei farà benissimo subentrandogli. Forse quanto all’educazione letteraria Pisa è preferibile a Napoli; ma Pisa è città morta, e uno
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II. DALLE DIMISSIONI DI GIULIO DE PETRA PAIS (XII/1900–III/1901)
ALL’AVVENTO DI
ETTORE
La mancata pubblicazione del catalogo di Gabrici e il suo successivo smarrimento vanificarono irrimediabilmente i propositi di De Petra di dare compimento all’opera di Fiorelli almeno sul fronte numismatico. Gli scandali che lo travolsero negli ultimi anni del secolo e che lo condussero, infine, a rassegnare le dimissioni l’8 dicembre del 1900 ne pregiudicarono ulteriormente lo già scarso spirito di iniziativa contribuendo, per giunta, quasi a vanificare quel poco di buono che egli aveva fatto. Di tale stato di cose fu testimone Paolo Orsi, inviato a Napoli dal Ministro Gallo come Regio Commissario per indagare sulle condizioni dell’Istituto e al fine di trovare una soluzione per risollevarne le compromesse sorti. La situazione appariva tuttavia della massima gravità anche agli occhi del pragmatico Orsi che, dopo aver già declinato nel 1896 la proposta di succedere a De Petra, nel novembre del 1900 si trovò nuovamente nell’imbarazzo di dover rigettare la medesima offerta, cosa che fece con fermezza e con parole che offrono un quadro genuino della complessa situazione napoletana, tale da indurlo
storico italiano deve star in rapporto coll’archeologia che cammina e colla vita viva. Resti il museo Napoletano. La posizione del direttore parmi difficilissima. De Petra forse sarà felice di liberarsi di una carica non fa per lui, se si può fare con buona maniera; ma ajuto non le presterà, debole come è sotto ogni riguardo. Molto meno potrà sperare concorrenza utile dal Viola e dal Sogliano, che quando Lei sarà chiamato si sentiranno spostati e disgustati. La direzione in se stessa, con poco denaro e poca assistenza del governo, è al mio avviso tanto per l’amministrazione quanto per lo studio istesso e la rappresentazione affare difficilissimo. La Camorra Napoletana ci entrerà certamente, comunque io non sappia come e quando. Ci vorrà molta forza di carattere, che spero avrà, e molta calma pazienza che Lei finora non possiede e che sarà non facile conquistare a Napoli. Al mio avviso Lei farebbe bene di entrare nel Museo non come direttore, ma come ajutante libero, se mai è possibile volontario, ed in una tale posizione studiare ciò che potrà farvi e vedere, se la sua indole vi si presta. Il direttorato, se mai Le fosse offerto, ora credo non accetterei, ma domanderei una nomina provisoria [so] per sei o otto mesi per l’istesso scopo [...]»). Pais nel 1899 si trasferì dall’Università di Pisa a quella di Napoli dove, nel 1900, prese il posto di Holm. Per la biografia di E. Pais (1856–1939) cfr. BARNABEI–DELPINO 1991, pp. 301–2, nota 89 con bibl. cui adde RIDLEY 1974–75, MASTINO–RUGGERI 1994 e, da ultimo, POLVERINI 2002, con particolare riguardo al contributo di N.F. Parise sul Pais numismatico (PARISE 2002).
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con saggezza premonitrice a rinunciare a una posizione che era invece ambita dai più: Ill.mo Signor Commendatore Con vero dispiacere mi vedo obbligato a dichiararle, che dopo maturo esame, reputo per me inaccettabile la fattami proposta di coprire la direzione del Museo di Napoli, sia come direttore effettivo sia come commissario temporaneo. A parte la gravità enorme delle responsabilità, e la somma dei lavori di varia indole da iniziare per rifar risanare l’ambiente, a parte la perdita completa della libertà e della devozione allo studio, fatti tutti sui quali avrei forse potuto passare, le dichiaro in modo perentorio che non crederei far cosa onesta, assumendomi tale ardua impresa, date le mie precarie condizioni di salute. Se una gran parte delle debolezze imputate al De Petra, derivano dalla sua cagionevole salute, e dalla lenta opinite [?] che lo affligge, io non devo mettermi al par di lui [?] in una situazione falsa; anemico e nevrastenico (e tutto fosse lì!), come fui ripetute volte dichiarato da molti medici, non sono uomo la cui fibra fisica si presti all’impresa di Napoli. Si accontenti il Ministero che, in limiti più modesti, e finché potrò, io presti l’opera mia dove attualmente sono; tenga conto della lealtà del funzionario, che ritenendosi impari ad una impresa, onestamente la declina. Pregandola di far conoscere, a mia giustificazione, tale risoluzione a S.E. non mi resta che rientrare nella mia sede [...]14
Pochi giorni dopo, in seguito a ulteriori insistenze, Paolo Orsi precisava ulteriormente le sue ragioni, offrendo un quadro della situazione che, giustificando in parte De Petra, avrebbe dovuto offrire spunti per identificare il suo successore:
Lettera di P. Orsi a C. Fiorilli dell’11/XI/1900 da Roma, su carta intestata «Albergo S. Chiara», in ACS–CF, Sc. 41.
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Pompei 7 dicembre 900 Privatissima Ch.mo commendatore Sono stato chiamato qui d’urgenza per uno dei soliti incidenti allo scavo De Prisco. Fino a ieri sera De Petra non aveva rassegnato le dimissioni, e forse per ora non insisterà. In ogni modo io sarei di avviso si debbano, se e quando le darà, accettare, circondando però il suo esodo di tutti gli onori possibili. Una destituzione ufficiale di De Petra solleverà ire infinite, che dureranno non pure mesi ma anni; e chi sa mai quale pandemonio ne verrebbe. Potendo, sarà tanto di meglio evitare tutto ciò. Lui dimesso, si affidi una breve reggenza a Sogliano, che non è ancora giudicato; la mia reggenza è impossibile per le ragioni che le espressi già a voce ed in scritto; ed Ella capirà che le dimissioni di De Petra unite a quelli di Orsi aumenterebbero il guaio; perciò Ella è in tempo avvertito. In pari tempo Ella deve tenersi in pronto il nuovo Direttore; a proposito del quale io devo modificare le mie idee. Le alcune 7mane passate in mezzo alla burocrazia di Napoli e Pompei mi convincono più che mai, che, almeno per un biennio, il nuovo direttore deve essere non già uno scienziato, ma un rigido e severo burocrate; varcando il gran portone, cessa, e per sempre, lo scienziato. Ragione di più perché io, a parte le gravi ragioni di salute mia (sarebbe bella di vedere un nevrastenico profondo succedere ad uno spiritico! La [sic] potrebbe durare, a dire molto, sei mesi) non dico non voglia ma non debba (e parlo di dovere di impiegato e di onesto cittadino), accettare il posto. Sarebbe un doppio suicidio, e come la legge divina proibisce il suicidio, così non che il Ministro Gallo, ma nessuno al mondo può impormi tale ordine. Il nuovo direttore deve dunque essere un forte amministratore, sano di corpo e di nervi, di discreta cultura generale, ma soprattutto molto energico+; egli deve essere circondato da un piccolo stato maggiore di 4/5 ispettori e v.isp. dotti e docili. Così sarà risolto il problema di Napoli; se no, no. E lasci strillare la stampa, e gli Odescalchi e quanti altri vi troveranno da dire. Suo devotissimo Paolo Orsi +Si dice che lo Sparagna unirebbe tutte queste doti!15
Lettera di P. Orsi a C. Fiorilli del 7/XII/1900 da Pompei, su carta semplice, in ACS–CF, Sc. 41. Su Alfonso Sparagna cfr. BARNABEI–DELPINO 1991, ad indicem.
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Contrariamente alle previsioni e alle intenzioni di Orsi, un intervento parlamentare assai poco diplomatico del Ministro Gallo indusse De Petra a porgere dimissioni improvvise, circostanza che costrinse il riluttante archeologo roveretano a prendere in mano le sorti del Museo come Regio Commissario. La situazione era assai delicata, non soltanto perché la stampa guardava con la consueta cupidigia al nuovo scandalo del Museo16 ma anche perché erano ancora in atto dei procedimenti delicatissimi avviati da De Petra e quasi giunti in porto, quali la definizione delle pratiche di acquisto della collezione che Riccardo Emilio Stevens aveva raccolto in decenni di scavi condotti in prima persona nella necropoli di Cuma e, insieme a essa, del prezioso medagliere composto col fine fiuto dell’intenditore in anni di appassionate e dispendiose ricerche fra le primizie del mercato antiquario partenopeo. Le travagliate vicende connesse a tale acquisto sono state già altrove approfondite da chi scrive ed è inevitabile rimandare a esse per integrare il quadro documentario relativo al medagliere del Museo di Napoli nel primo decennio del ‘900 ricostruito in questa sede. Le sorti delle collezioni numismatiche del Museo di Napoli (come pure quelle di altre raccolte17) si decidono, a nostro avviso, nel breve lasso di tempo compreso fra le dimissioni di De Petra e l’esonero di Ettore Pais nel giugno del 1904. Le dimissioni improvvise e forzate di De Petra, indipendentemente dalle sue eventuali colpe e mancanze, ebbero conseguenze che neanche i suoi contemporanei più illuminati e lungimiranti, come l’Orsi, avrebbero potuto prevedere. Le condizioni delicate e, per molti versi, disonorevoli in cui ebbe luogo tale transizione fecero sì che le
Si vedano a tal proposito i veementi strali lanciati da Benedetto Croce attraverso le pagine della Napoli Nobilissima e le reazioni della stampa dell’epoca sintetizzate sulla medesima rivista: B. CROCE, “Un nuovo scandalo al Museo di Napoli”, in NapNobil X, 1900, pp. 144–148; [REDAZ.], “Ancora del Museo Nazionale di Napoli”, ibid., pp. 161–167; [REDAZ.], “Il Museo Nazionale di Napoli”, ibid., p. 177. 17 Si vedano, ad esempio, i casi relativi alla necropoli di Cuma discussi in NIZZO 2007, NIZZO 2008, NIZZO 2008A, NIZZO cs. Sulle vicende del Medagliere napoletano nel corso dei secoli si vedano, in particolare, BREGLIA 1955, BREGLIA 1965, CANTILENA 1989, EAD. 1995, EAD. 2001, CANTILENA–GIOVE 2001 e, da ultimo, NIZZO 2010 con ulteriore bibliografia.
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procedure di solito connesse con il passaggio di consegna delle collezioni avessero luogo con modalità assai sbrigative e informali pochi giorni dopo il suo allontanamento, l’11/XII/1900, senza che vi fosse una effettiva verifica dello stato e della consistenza delle raccolte (di cui, peraltro, l’inventariazione e catalogazione era ben lungi dall’essere compiuta) o una piena assunzione di responsabilità da parte dei consegnatari e dei funzionari presenti nel Museo. Tali circostanze, alla luce dei fatti che seguirono, resero estremamente difficoltosa se non impossibile l’individuazione di eventuali colpe pregresse o presenti nella gestione del patrimonio museale, creando i presupposti per ravvivare quel clima di sospetti, di intrighi e di polemiche che per decenni – se non secoli – aveva caratterizzato l’ambiente culturale partenopeo e che l’indole del tutto peculiare di Ettore Pais avrebbe finito per portare all’esasperazione. Com’era ben chiaro a Orsi, che fremeva per ritornare alla calma dei suoi studi e delle sue ricerche, l’atmosfera napoletana era resa ancor più critica dalle enormi aspettative che il pubblico e gli ambienti culturali – non solo cittadini ma anche nazionali e internazionali – riponevano nel successore di De Petra. A costui, infatti, sarebbe spettato improcrastinabilmente l’arduo compito di procedere al tanto atteso riallestimento delle raccolte che, dopo un quarto di secolo di colpevole immobilismo, avrebbe dovuto allineare il Museo di Napoli ai criteri estetici e storico–artistici del tempo, cancellando quell’atmosfera rarefatta e cristallizzata che risaliva ancora al tempo dei Borbone e che solo in parte Fiorelli era stato in grado di mutare18.
MILANESE 2007, pp. 138–139. Come rileva Milanese, gli interventi di Fiorelli sull’allestimento del Museo si concentrarono particolarmente sulla sezione delle sculture in bronzo (riordinata fra il 1865 e il 1871) e su quella dei marmi (fra il 1863 e il 1873) la quale, tuttavia, conservò sostanzialmente l’assetto borbonico. Sugli interventi e i programmi museografici fiorelliani si veda la relazione a stampa da questi inviata al Ministero nel 1873 (FIORELLI 1873), una sezione della quale era dedicata espressamente ai lavori di riordino e di catalogazione del medagliere (FIORELLI 1873, pp. 14–16, 24, 27–28, da riscontrare con quanto anticipato in FIORELLI 1864). Poiché, come si è visto, la situazione del medagliere alla fine del secolo era sostanzialmente ancora quella lasciata da Fiorelli, sembra opportuno riportare in questa sede alcuni stralci di questo scritto, che potranno essere d’ausilio per la comprensione delle successive vicende: «Quando tutti i monumenti trafugati in Sicilia fecero ritorno
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Per fare questo era tuttavia necessario avere una precisa cognizione dell’effettiva consistenza delle raccolte che includesse, oltre ovviamente al materiale esposto, la massa amplissima di oggetti accumulatisi nel tempo nei depositi e ancora in attesa di essere adeguatamente censiti. Consapevole di ciò, nei quattro mesi in cui resse il Museo di
in Napoli [...] con i molti acquisti, ed i trovamenti fatti a Pompei ed altrove, si ebbe un insieme di circa centomila pezzi, del cui ordinamento era stato incaricato l’Avellino fin dall’anno 1820. Intanto furono tali le vicende cui andò soggetto il medagliere del Museo, che nel 1860 né i lavori dell’Avellino giovarono alla ricognizione dei monumenti da lui descritti, né la collezione potè esporsi al pubblico, per mancanza di opportuno catalogo. Il nuovo ordinamento ebbe principio nel 1864, e durò fino al 1870. Sceverate in prima le medaglie dalle monete, furono tutte queste riunite insieme, e ripartite nelle più generiche categorie, di greche, romane, medioevali e moderne. La prima categoria divisa geograficamente in tre classi, ognuna di queste in regioni, le regioni in città o nei popoli che l’abitarono, ebbe le sue monete autonome o coloniali ordinate per ciascuna città cronologicamente, e per quanto fosse possibile secondo il valore dei nummi, ponendosi innanzi a quelli di bronzo, gli altri di oro o di argento. La seconda categoria, distribuita nelle sezioni di consolari ed imperiali, fu nella prima di esse ordinata alfabeticamente, dividendosi però le monete impresse fino al 710 di Roma, da quelle coniate dopo la morte di Cesare, o dai Triumviri r. p. c., e protraendosi la serie delle repubblicane sino all’a. 726. La seconda sezione, quella cioè delle imperiali, cominciando dal 727, quando Ottaviano mutato nome assunse quello di Augusto, fu prima ripartita in monete dell’alto impero, basso impero, e bizantine; indi ognuna di queste classi disposta cronologicamente, ponendosi appresso a ciascun augusto le monete dei suoi predecessori, delle auguste, e dei cesari da lui fatte coniare. La terza categoria e la quarta ebbero parimenti divisioni geografiche e cronologiche; e così pure le medaglie, distinte in italiane e straniere, ed ordinate per secoli. Tolte di mezzo tutte le monete false o sospette, e quelle identiche che superavano il numero di cinque esemplari, le rimanenti vennero collocate in vetrine, ed esposte al pubblico in cinque sale del piano superiore del Museo. E perché vi fosse una guida pe’ curiosi, ed un perpetuo riscontro alla esistenza dei monumenti medesimi, sopra ciascuna vetrina fu situata una tabella, con la indicazione delle monete in essa contenute. Inoltre fu aggiunta al medagliere una Biblioteca numismatica, ed in più armadii esposta tutta quanta la preziosa raccolta dei conii, delle matrici, e dei punzoni, già posseduta dall’abolita zecca di Napoli» (ID. 1873, pp. 14–16); «A compiere il catalogo di tutto quanto il medagliere [limitatamente alle collezioni del Museo visto che quella Santangelo era considerata a parte, essendo formalmente proprietà municipale], mancano ancora le descrizioni delle medaglie propriamente dette; delle monete false o sospette, che furono sceverate dalla intiera raccolta; e la indicazione dei libri formanti la biblioteca numismatica aggiunta a questa collezione. Ma siffatti lavori sono in gran parte iniziati, e comporranno due altri volumi, in uno dei quali troverà posto anche il catalogo della supellettile storica dell’antica zecca di Napoli, impresso fino dal 1866» (ID., p. 28).
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Napoli, Orsi, da un lato, aveva approvato una serie di progetti relativi al riallestimento di alcune sale (e, in particolare, quello della collezione scultorea)19 e, dall’altro, aveva affidato ai funzionari presenti incarichi volti a colmare le lacune inventariali e a predisporre l’accessione nelle raccolte di consistenti nuclei di recente acquisizione, come la citata collezione Stevens. Per queste ragioni Orsi, con la serenità di chi è consapevole di aver portato a termine il suo compito, appresa la notizia della nomina del Pais, nel febbraio del 1901, scriveva al Direttore generale quanto segue:
Su tali problematiche cfr., da ultimo, MILANESE 2007 con bibl. Il nuovo allestimento della collezione statuaria era stato originariamente abbozzato da Giovanni Patroni durante gli ultimi tempi della gestione De Petra, rivisto poi da Luigi Savignoni durante il Commissariato Orsi e da quest’ultimo approvato, per essere poi, nelle grandi linee, fatto proprio dal Pais. Si vedano a tal proposito le rivendicazioni espresse da Orsi sul Giornale d’Italia del 16/II/1903 nelle fasi più accese della polemica sul riordinamento del Museo Nazionale: «Lettere ed arti. Attorno al Museo nazionale di Napoli. Riceviamo dal professor Orsi direttore del Regio Museo Archeologico di Siracusa e volentieri pubblichiamo: Signor Direttore, Da qualche mese si parla molto, in bene ed in male, dei lavori di riordinamento del Museo di Napoli, e di quello che vi si disfa e vi si fa. Le opinioni sono divise, e si giudica sovente per simpatia ed antipatia. La direzione di Napoli che, unica nei musei d’Italia, dispone anche di un ufficio della stampa, imbandisce sovente al pubblico italiano ed anche straniero articoli di emanazione ed ispirazione più o meno diretta, i quali mirano a difendere anzi ad esaltare l’operato suo. Ma se il riordinamento del più grande istituto archeologico del regno, che si va effettuando senza il concorso di un solo archeologo, sia riuscito o sbagliato, diranno in seguito i competenti non i dilettanti. A me preme, per amore di verità e di giustizia chiarire qui soltanto una cosa. In un recente articolo de L’Ora di Palermo (n. 43) si esalta il riordinamento della statuaria nel grande salone di levante, divisa per scuole e raggruppata attorno ai capolavori. L’idea è buona, anzi eccellente, se essa verrà attuata in guisa da rispondere all’esigenza della storia dell’arte e dell’estetica, ma non è una scoperta recente. Durante il mio commissariato al Museo di Napoli (1900–1901) trovai una bozza di progetto di riordinamento della plastica, dovuta all’ispettore Giovanni Patroni (ora all’Università di Pavia), nella quale in via di massima si insisteva nella necessità di assegnare il magnifico e luminoso salone orientale ai capolavori, esponendo intorno ad essi, per scuole ed età, le migliori delle opere minori. L’Ispettore Luigi Savignoni (ora nella regia Università di Messina), che mi fu valoroso collaboratore, sviluppò nei dettagli, con alcune varianti, lo stesso progetto, che venne discusso, fatto mio, ed inviato al ministero, con la relazione sul riordinamento generale del Museo, che pur comprendeva tante utili e buone riforme [...]». Sull’opposizione di vedute fra Pais e Savignoni in merito all’allestimento della collezione statuaria cfr. avanti la documentazione riportata alla nota 25.
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[...] La deliberazione presa dal Ministro a mio riguardo era l’unica savia ed equa, così per l’Amministrazione come per me; supponga che io avessi dovuto, appena avuta la direzione effettiva, lasciarla per 6 od anche per quattro mesi! Il Pais sarà uomo, che circondato di buoni consiglieri potrà far molto bene; ma questa dei buoni consiglieri sarà una conditio sine qua. Scrivo al Ministro, e ringrazio altresì Lei di tutto cuore di ciò che ha fatto, perché da una situazione già molto tesa non si arrivasse alla completa rottura. Ed ora che la cosa è composta secondo i miei desideri, torno a ripeterLe, nel modo più solenne, che le ragioni da me addotte non erano capricciose ma sacrosantemente vere. [...]20 L’ufficializzazione della nomina arrivò pochi giorni dopo, dando modo a Orsi di esprimersi ancora una volta con calde e concilianti parole che, nei suoi giusti propositi, riconoscendo a De Petra quanto aveva fatto di buono, avrebbero dovuto riportare l’ordine a la calma nel disgraziato Istituto. In tal modo egli supponeva che si sarebbe potuto almeno in parte riparare ai torti compiuti dal Ministro Gallo al quale, frattanto, in seguito alla caduta del Governo Saracco, il 15/II/1901, era subentrato il trapanese Nunzio Nasi, che le dicerie del tempo asserivano fosse legato a Pais da stretti vincoli massonici: [...] Mi dicono che stamane i giornali portano l’annuncio ufficiale della nomina di Pais, questo è il principio della soluzione definitiva ed io auguro in questo momento dal profondo del cuore a Lei ed a noi che, calmati gli animi, tutto proceda per il meglio. Mi permetta ancora, che in questo grave istante io rivolga a Lei un consiglio, anzi una calda preghiera. Qualunque sia stata l’opera del De Petra, è certo che per 25 anni egli si è nobilmente sacrificato; ed il Ministro Gallo ha avuto per lui in Senato parole severe, anzi eccessivamente dure. Di ciò il Ministro stesso era convinto, quando in un colloquio tenuto meco ai primi gennaio, ed al quale Ella pure assisteva, disse che dopo tutto egli riconosceva nel De Petra dei meriti, e che, quietate le cose, gli si doveva dare una onorificenza.
Lettera di P. Orsi a C. Fiorilli dell’8/II/1901, da Napoli, su cartolina postale intestata «Museo Nazionale e Scavi in Napoli. Direzione», in ACS–CF, Sc. 41.
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É ora venuto il momento di attuare tale misura, desiderata dal Ministro Gallo; si nomini sollecitamente il De Petra commendatore della Corona d’Italia, e si accompagni l’onorificenza con una lettera, nella quale, senza toccare ciò che non ha fatto, od ha trascurato di fare, si riconosca la sua devozione, e quello di buono che ha prodotto. Tale conferimento avrà, glielo assicuro, una parte benefica nel futuro andamento di questo Istituto, il quale, da chiunque diretto, ha bisogno della cooperazione di tutti, dell’avversione di nessuno. [...]21 Nonostante gli accorgimenti presi e suggeriti dall’Orsi e i buoni propositi espressi da Pais22, la stagione che stava per aprirsi sarebbe stata una delle più cruente nella storia del Museo Nazionale di Napoli.
21 Lettera di P. Orsi a C. Fiorilli del 25/II/1901, da Napoli, su carta intestata «Musei di Antichità in Napoli», in ACS–CF, Sc. 41. Sui legami massonici fra Pais e Nasi cfr. FERRARI ZUMBINI 1983, pp. 84 ss.; BARNABEI–DELPINO 1991, p. 323, nota 2 e p. 399, nota 74, NIZZO 2010a, p. 330, nota 649. 22 Lettera di E. Pais a C. Fiorilli del 1/III/1901, da Napoli, su carta semplice, in ACS–CF, Sc. 42: «[...] Giunto a Napoli, il primo mio pensiero è rivolto a Lei, che con paterno consiglio mi ha guidato in tutto questo tempo. Io sono, Ella lo sa, un suo antico estimatore. Ho sempre ammirato la rettitudine, la serenità, l’oculatezza con cui Ella disimpegna il suo alto ufficio. Desidero calcare le sue orme e spero che per una lunga serie di anni Ella abbia a mostrarsi soddisfatto dell’aver fatto cadere su me la scelta [...]». Come testimonia tale lettera, la nomina di Pais aveva incontrato sia il favore di potenti “protettori” politici, come Nasi e Fiorilli (che aveva guardato al Pais come successore di De Petra sin dal 1896; cfr. sopra alla nota 13), sia quello di illustri (e influenti) rappresentanti dell’ambiente scientifico e amministrativo contemporaneo, come Orsi e Barnabei, che vedevano nello storico della romanità (all’epoca docente presso l’Ateneo di Napoli e introdotto dallo stesso De Petra e dal Sogliano nell’Accademia di Archeologia napoletana) un valido e capace alleato che, fra gli altri pregi, avrebbe avuto quello di arginare l’ascesa dell’inviso e temuto Vittorio Spinazzola, all’epoca direttore del Museo di San Martino e più volte candidato alla successione nel Museo di Napoli. Su tali questioni cfr. la dettagliata e documentata sintesi proposta in DELPINO 2001, con ampia bibl. Un quadro della situazione traspare in modo piuttosto chiaro dalle parole, per una volta poco pacate, dell’Orsi: «[...] Spinazzola ha dichiarato che non avrebbe mai tollerato Orsi, suo inferiore, direttore del Museo di Napoli; lo tollerava commissario, perché gli era commodo cuscinetto. Ora, coll’avvento di Pais, vedrà quale debba essere la sua condotta, ma certo gli farà la guerra, se Pais non gli promette qualche cosa. A me pare sia ora di finirla con questo triste arnese, il quale, vogliasi o no, perturba ed ammorba da 6 anni l’ambiente archeologico di Napoli; egli vuol scen-
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III. LE “SORTI” DEL MUSEO E DEL MEDAGLIERE ZIONE DI ETTORE PAIS (III/1901–VI/1904)
DURANTE LA DIRE-
La consegna delle collezioni ebbe luogo formalmente intorno alla metà di marzo ma, come per la passata transizione, essa avvenne senza che si procedesse a un sostanziale controllo della loro consistenza effettiva e del loro stato. L’incompletezza dei cataloghi e quella degli inventari rendeva inoltre quasi impossibile compiere quest’atto in modo corretto ed esaustivo, anche in virtù delle particolari condizioni in cui versava l’Istituto, retto da un Commissario pro tempore subentrato in circostanze del tutto eccezionali a un direttore sfiduciato e, pertanto, privo di responsabilità nei riguardi della passata gestione. Pais dovette pertanto rassegnarsi a prendere atto della situazione e a far propria, almeno al principio, la strategia impostata da Orsi per fronteggiarla e, con essa, le persone preposte ad attuarla. Nel prendere possesso del suo nuovo incarico il neodirettore si trovava quindi costretto ad accettare pesanti limitazioni che ne avrebbero pregiudicato seriamente qualunque iniziativa. Sul piano economico, inoltre, le scarse risorse dell’Istituto erano quasi integralmente assorbite dal pagamento delle rate del contratto di acquisto della raccolta Stevens, ratificato da Paolo Orsi pochi giorni prima della sua partenza da Napoli. Sul fronte degli scavi la situazione non era dissimile avendo l’Orsi dato corso a una serie di “convenzioni” che avrebbero impegnato l’amministrazione del Museo di Napoli sul suolo di Cuma per i successivi cinque anni23. Di fronte a tale complesso di vincoli diretti e indiretti Pais dovette acquisire immediata cognizione che i suoi propositi di procedere
dere da S. Martino, dove occupa un posto retribuito al di là dei suoi meriti; se egli starà zitto, e per sempre, nessuno rivangherà il suo passato. Sennò, sarà guerra forte, che nuovamente metterà sottosopra la Direzione del Museo. E poiché mi secca sentirmi chiamare inferiore gerarchico dello Sp., chiedo francamente a Lei, se finita la mia missione di Napoli, non potrei avere la promozione a L. 5.000, promessami da 3 anni, e colla quale lo Stato, finanziariamente, nulla perde. Se ella dice che devo attendere il nuovo organico, attenderò in pace, purché non sia attesa di anni. [...]» (Lettera di P. Orsi a C. Fiorilli del 28/II/1901, da Napoli, su carta intestata «Musei di Antichità in Napoli», in ACS–CF, Sc. 41). 23 Su tali questioni cfr., rispettivamente, NIZZO 2010a e NIZZO 2008.
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a un rapido “riordino” delle collezioni avrebbero potuto esser destinati a restare frustrati, con grave pregiudizio delle aspettative che molti riponevano in lui, primo fra tutti il Ministro Nasi. Vi era inoltre un fattore non secondario che contribuiva ad accrescere tale ansia di “fare”, rendendo intollerabili le briglie che gli erano state imposte. Egli, infatti, era stato da poco designato come coordinatore e organizzatore del II Congresso Internazionale di scienze storiche che si sarebbe dovuto svolgere a Roma nella primavera del 1902 sotto l’alto patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione, un ruolo che rappresentava il culmine della sua carriera e che Pais avrebbe voluto suggellare facendo coincidere l’evento con l’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo, da presentare con i massimi onori agli storici appositamente radunati a Napoli e Pompei per una sessione straordinaria del convegno24. Tali motivazioni e le forti pressioni a esse connesse possono giustificare almeno in parte l’atteggiamento di Pais nei mesi seguenti e l’esasperazione estrema di un temperamento che, già nel 1896, Mommsen giudicava privo di quella «calma pazienza» che gli sarebbe stata necessaria per reggere le sorti del Museo napoletano. Offuscato dal timore di non riuscire a perseguire i suoi alti scopi Pais, sin da subito, identificò come “nemici personali” o “traditori” quanti si opponevano, per ragioni pratiche, scientifiche o per il semplice buon senso, al loro conseguimento. L’irregolarità delle consegne aveva inoltre ampliato fino all’eccesso quella sua innata propensione al sospetto che, facendogli scorgere ovunque trame e complotti, ravvivava costantemente in lui il timore di essere travolto nell’ennesimo scandalo per colpe che dovevano essere imputate all’altrui gestione. Fu così che, in poche settimane, quanti avevano palesato un pur tenue atteggiamento critico nei suoi confronti o mostravano un qualche legame con i suoi predecessori, indipendentemente dal loro incarico, vennero indotti più o meno direttamente ad abbandonare l’Istituto e/o a chiedere di esserne trasferiti, come avvenne a Sogliano, Sa24 Sulle vicende e i retroscena del Congresso storico di Roma strettamente legate ai casi del Museo di Napoli cfr. BARNABEI–DELPINO 1991, p. 350 e nota 71 a p. 357 cui adde ERDMANN 1987, pp. 38–63 e la bibl. relativa al Pais citata sopra alla nota 13.
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vignoni, Rizzo, Pellegrini e, infine, anche a Gabrici, uno dei pochi in grado di resistere in quella situazione fino al 190225. Il Museo si trovò quindi d’un tratto privo di quel personale speSu tali questioni cfr. la documentazione discussa in NIZZO 2008, pp. 223–224, nota 39 e NIZZO 2010a, pp. 330–332; sull’epurazione del Savignoni si vedano, inoltre, le seguenti argomentazioni addotte dal Pais al Fiorilli che prefigurano con chiarezza quale sarebbe stata la politica perseguita nei mesi successivi: «[...] Savignoni è partito per Roma con una mia lettera a te diretta, scritta in presenza sua, nella quale io ti prego a voler definire la natura del suo incarico a Napoli ed a stabilire se egli, come desidera, debba solo andare e venire per far studi preparatori per il futuro riordinamento delle statue, ovvero se debba attendere a tutte le abituali occupazioni degli ispettori. Il Savignoni crede che il riordinamento delle statue da lui proposto sia di facile attuazione. A me (ed in ciò anche l’Orsi conviene meco a voce) pare invece che sia molto problematico. Eppoi se prima non si troverà o meglio fabbricherà il locale per alcune collezioni che ora stanno a piano terreno, non si potrà procedere ad esso. Aggiungo che sul riordinamento delle statue e del primo piano io ho opinioni in parte assai diverse da quelle di Savignoni. Io aggiungo poi senza riserve che non tengo molto alla presenza del Savignoni a Napoli. Il contegno non corretto che tiene verso qualche suo collega, la tendenza a collegarsi con il Sogliano e far l’opposizione, il molto desiderio che ha di girellare, e la nessuna vocazione a fare l’impiegato di Museo mi spingono a desiderare aiuti di carattere ben diverso di quelli che il Savignoni potrebbe dare. Il Savignoni è un dotto ma non è un impiegato di Museo. Io ho bisogno di gente laboriosa e che si affezioni al Museo ed un poco anche al suo direttore e non di chi come il Savignoni cerchi solo di sfruttare l’istituto a proprio vantaggio e si mostri in tutto e per tutto malcontento di non aver conseguito la posizione a cui aspira. Ove poi tu creda di dover contentare il Savignoni e di soddisfare il suo desiderio di andare su e in giù fra Roma e Napoli, io ti prego di mandarmi a suo tempo altri impiegati che vogliono lavorare. Sono molto contento del Rizzo del Filangieri Di Candida, del Gabrici; anche il Russo ed il Cozzi si portano bene. Così sono contento del Viscogliosi dell’Izzo [?] del Corazza archivista. Sono tutti elementi dai quali trarrò partito. Ho grande penuria di personale amministrativo e non so come fare a sbrigare le pratiche. Morelli è svelto; ma per la malattia del padre viene tardi in ufficio e senza un altro segretario con uguali ed analoghe attribuzioni che lo coadiuvi, non so come mandare avanti la nave. Il Giuffrè (servo devoto del Sogliano) è pigro e lento, ma spero che farà il suo dovere. Ho già riordinato e messo a posto l’ufficio di esportazione ed ho distrutta la turpe camorra che vi si esercitava. Negli uffici di direzione ho trovato dappertutto sudiciume ed abbandono. Ho provveduto a un riordinamento economico e allo stesso tempo decoroso. L’archivio è in perfetto abbandono e poi è stato svaligiato. Lo sto riordinando con amore. Nei magazzini ho rinvenuto libri e mobili preziosi per parecchie migliaia di lire. Tutto era abbandonato. Fra un paio di mesi ti saprò fare proposte concrete e pratiche su Pompei, sulle collezioni del Museo sui locali etc. etc. Frattanto sono già in grado di discutere tutte quelle relative all’amministrazione ed al personale del Museo stesso. [...]» (Lettera di E. Pais a C. Fiorilli del 5/IV/1901, da Napoli, su carta intestata «Direzione del Museo nazionale degli scavi di Napoli e Pompei», in ACS–CF, Sc. 42).
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cializzato che, oltre a garantire con la sua esperienza e professionalità la delicata transizione rispetto alle passate gestioni, avrebbe dovuto contribuire all’attuazione di quei progetti di riordino impostati dall’Orsi e senza i quali il nuovo e drastico allestimento curato da Pais sarebbe risultato oltremodo rischioso. I risultati del trasferimento di Rizzo ebbero immediate ripercussioni sulle sorti degli scavi di Cuma e su quelle dell’acquisizione della collezione Stevens. In un caso come nell’altro furono riscontrate diverse irregolarità che contribuirono a fomentare i sospetti di Pais dandogli un pretesto per tentare di scrollarsi di dosso l’una e l’altra incombenza, cosa che fortunatamente venne poi vanificata. Una delle vicende più incresciose fu quella relativa a una serie di sostituzioni e sottrazioni di monete riscontrate nel medagliere Stevens prima della sua definitiva acquisizione nelle raccolte del Museo Nazionale. Tali circostanze, riscontrate da Gabrici (subentrato nel frattempo a Rizzo in alcuni incarichi) e poi verificate in parte da una commissione presieduta da Sogliano e Patroni, dettero luogo a una vivace disputa che, dopo aver rischiato di invalidare gli estremi della compravendita, finì per ripercuotersi sullo stesso Pais, ritenuto responsabile di aver colpevolmente ritardato le procedure di accessione del medagliere, lasciandolo troppo a lungo a disposizione degli eredi dello Stevens26.
Una lettera privata inviata da Patroni a Fiorilli il 19/X/1901 (in ACS–CF, Sc. 43) fornisce una prospettiva piuttosto interessante della vicenda e delle motivazioni del Pais, che integra la documentazione discussa in altra sede (NIZZO 2010a) e di cui pare opportuno riportare un brano: «[...] Bisogna che voi sappiate alcuni particolari ad illustrazione della ingarbugliata situazione. Il mattoide che siede ora sopra le cose del Museo di Napoli, nella sua mania di vedere dappertutto la disonestà o l’insipienza e di non riconoscere altro rappresentante dell’onestà e della scienza all’infuori di sé stesso, ha sempre disprezzato l’acquisto della collezione Stevens. Ultimamente a Roma mi raccontò il Savignoni che il Pais tentò di ottenere anche dal Benndorf l’assenso alla sua idea che il prezzo fosse esagerato, e infatti, di fronte alla parte non preziosa di essa, il Benndorf, diceva: “sì, è un po’ cara”. Ma quando poi ebbe visti gli ori, uscì dicendo “ah no, è un tesoro, è un tesoro!”. Ciò però a nulla giova pel Pais, poiché De Petra, Orsi e Gamurrini, avendo avuto il torto di precederlo nella trattazione della pratica, e di concluderla essi, non possono essere che imbecilli o farabutti. In questa disposizione d’animo, il Pais ha trascurato di sollecitare la consegna, poiché le monete non sono state portate al Museo più di un mese fa (!!!), ed ha dato tutto il tempo a qualche abile anti26
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Pur essendo condotta in perfetta buonafede e col sostegno di prove inoppugnabili, l’opera di Gabrici (che premeva in quel medesimo lasso di tempo per veder regolarizzata la sua posizione di semplice comandato presso il Museo di Napoli)27 era stata in un certo qual
quario di sedurre gli Stevens e – dato che il sospetto si verifichi – di operare le sostituzioni. Uno dei responsabili eventuali è dunque l’attuale Direzione del Museo, con la sua condotta che, si può provare con molti testimoni. Non manca chi ritiene il Pais un vero delinquente, capace di tutto, quindi anche di aver avuto mano nelle sostituzioni per creare lo scandalo intorno all’acquisto e screditarne gli autori, acquistandosi il merito della scoperta di un altro imbroglio napoletano. In ogni modo l’avvedutezza del Gabrici – cui il Pais voleva imporre la firma della consegna – ha sventato le macchinazioni e il danno dello Stato. Di fronte a tutto questo, di fronte allo scempio che il mattoide, sardo–allobrogo fa del povero Museo di Napoli di Pompei, di fronte al modo indegno e alle mene baiolesche con cui tratta e di cui gratifica i migliori elementi della passata amministrazione e quelli del commissariato temporaneo (Orsi, Savignoni, Rizzo) sarei portato dal mio carattere e dalla solidarietà con persone che ho sempre stimate, a seguire anch’io la condotta del Sogliano, ed a dichiarare che non mi è possibile pormi d’accordo col Direttore del Museo, finché esso si chiama Ettore Pais, e che non renderò la mia testimonianza in tali condizioni, poiché con essa una persona che sente di essere onesta e capace sottoscriverebbe in una pratica ufficiale e riconoscerebbe possibile lo strano caso che un Istituto scientifico con suppellettile che vale milioni si è dato nelle mani di un pazzo che lo tratta come un giocarello. Simili esperimenti si fanno solo in anima vili, ma in casi come questi non sono permessi a nessuno, in un paese civile e libero, neppure al Ministro, neppure al Re. E quando vengono al pettine i nodi come la pratica Stevens, io non so come si faccia ad essere rappresentati da un simile Direttore. Voi sapete bene che a me non mancherebbe il coraggio di assumere un simile contegno e di rispondere ufficialmente in questi sensi dalla mia residenza. Io voglio però ricordarmi che di coraggio, di carattere, di solidarietà con le persone che stimo ho date fin troppe prove, e che forse invece se ne attende ora qualcuna di prudenza, di tatto, di rispetto per certe ragioni superiori che l’Amm.e centrale è in grado di vedere [...]». 27 Lettera di E. Gabrici a C. Fiorilli dell’agosto del 1901, da Napoli, su carta intestata «Direzione del Museo Nazionale e degli scavi di Napoli e Pompei», in ACS–CF, Sc. 30: «[…] La prego di non dispiacersi, Sig.r Commendatore, o tacciarmi d’indiscretezza, se mi piglio la libertà di rivolgerle direttamente una preghiera, per cosa che riguarda la mia persona. A nessuno, meglio che a lei, io sento di poter manifestare le mie aspirazioni, perché Ella soltanto può prestarmi l’aiuto necessario a raggiungere un giorno quegli ideali, cui feci convergere tutte le energie del mio povero ingegno. Dopo che ebbi preso parte al concorso per posti di “Alunno della scuola italiana di archeologia” riportando una votazione di 44\50, io cominciai a frequentare il Museo di Napoli a scopo di studio. Nel 1893 il Direttore di questo m’invitò a compilare il catalogo della collezione di monete imperiali della raccolta Santangelo, intorno al quale lavorai assiduamente per lo spazio di cinque anni, fino a quando nel 1898 fui comandato a prestar servizio presso questa amministrazione. E posso assicurarla, Sig.r Commendatore, che
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modo manipolata da Pais il quale, vanificati i suoi scopi, finì col vedersi crollare addosso quelle stesse accuse che aveva tentato di far ricadere sui suoi predecessori. Il primo che ne pagò le conseguenze fu, tuttavia, lo stesso Gabrici, il quale venne sì aggregato al personale del Museo ma con un ruolo che esulava dal novero delle sue competenze e che lo avrebbe inevitabilmente portato lontano dai suoi amati studi numismatici28 inducendolo, nel febbraio del 1902, ad abbandonare anch’egli Napoli per i lidi più tranquilli del Museo di Firenze29.
mio unico intento fu sempre quello di progredire negli studî miei ed ottemperare alle disposizioni dei superiori, tenendomi lontano, ed oggi più che mai, da tutto ciò che mi distogliesse dal mio fine scientifico. Ma seguendo questa mia natural disposizione e subordinando ogni altro mio ideale a quello di poter lavorare un giorno tranquillamente nel Medagliere di questo Museo, fui distolto dal provvedere al mio avvenire finanziario. Or io la prego di voler considerare, che, dopo tanti anni di lavoro e alla età di 33 anni, mi trovo ad avere ancora uno stipendio di lire 2000, in una condizione che non è neppure stabile e che, per un errore mio involontario o per malinteso sospetto, può espormi al pericolo di perdere, da un giorno all’altro tutto il frutto del lungo lavoro. La presenza di Lei a cotesto posto eminente mi è però sicura garenzia a bene sperare; e se Ella, che è persona d’intelletto e di cuore, vorrà prendere in considerazione lo stato mio presente che domani potrebbe aggravarsi, voglia prestarmi un aiuto incoraggiante, che varrebbe a calmare l’animo mio, continuamente agitato dal pensiero dell’avvenire […]». 28 Lettera di E. Gabrici a C. Fiorilli del 28/XI/1901, da Napoli, su carta semplice, in ACS–CF, Sc. 30: «[…] Tengo oggi ad informarla, che da più giorni sono stato incaricato di compiere le funzioni d’ispettore degli scavi di Pompei e di tutti gli scavi privati che si vanno eseguendo nella regione vesuviana. Dinanzi all’alternativa, che mi fu messa, o di accettare il nuovo incarico o di chiedere il ritorno all’insegnamento, ho dovuto obbedire. Ma non senza la preoccupazione che, nell’adempiere questo nuovo incarico, possa rimanere compromesso il mio povero nome, dinanzi al mondo scientifico, nel quale si sa essere ben altra la mia competenza […]». Si vedano i commenti espressi a tal proposito da Luigi Ceci sulle pagine del quotidiano Il Popolo Romano del 17/II/1902: «[...] Giorni addietro dotti stranieri chiedevano al Nazionale notizie di materia numismatica. Credete voi che a rispondere in materia numismatica sia delegato il prof. Gabrici? Niente affatto il Gabrici è uno specialista in numismatica ed il Pais lo tiene lontano da tutto ciò che è numismatica. Io vi dicevo l’altro giorno che non il Gabrici ma gl’impiegati d’ordine Castellani e Corazza curarono il passaggio delle monete medievali e moderne dagli armadi Fiorelliani all’armadio Farnesiano. Oggi vi dico che alle dimande dei numismatici italiani e stranieri risponde a nome del Museo Nazionale il Conforti – un poetucolo del quale il commissario Orsi voleva fare una specie di portiere maggiore. [...]»; sul Conforti cfr. sopra alla nota 9. 29 L. CECI, “Il museo nazionale di Napoli”, in Il Popolo Romano del 20/II/1902: «Una nuova vittima della follia paisiesca. Il professor Gabrici è traslocato dal Nazionale
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Nonostante il clima teso dalle polemiche interne ed esterne, i lavori di riordino delle raccolte proseguivano senza sosta, con ampio dispendio di mezzi ed energie, aggravati ulteriormente dai continui cambiamenti di idee e dagli ordini e contrordini repentini del Direttore, che portarono i malevoli a coniare per l’occasione il neologismo dispregiativo di “rimutamenti”, in relazione al riallestimento delle raccolte del Museo di Napoli curato da Pais30. A dispetto di tali difficoltà egli riuscì comunque a conseguire un primo importante risultato, predisponendo il Museo per la visita che, con il massimo degli onori e della risonanza, il Ministro Nasi vi avrebbe compiuto il 24 gennaio del 1902. In tale occasione il Ministro poté prendere cognizione dello stato di avanzamento dei lavori conferendo al Pais quel pubblico attestato di stima e di approvazione per il suo operato che, nei suoi propositi, avrebbe dovuto mettere a tacere le polemiche e dargli il via libera sia per il prosieguo del riallestimento del Museo che per l’organizzazione del Congresso Storico ormai alle porte, occasione quanto mai propizia per mostrare agli studiosi convenuti a Napoli da tutto il mondo quanto egli era stato in grado di fare portando a compimento,
di Napoli al Museo Archeologico di Firenze. Il Gabrici è un competente ed ha un altro torto, oltre a quello della competenza: è un galantuomo. Sic rebus stantibus, al Gabrici era dovuto l’onore del trasferimento: per le monete del Nazionale basta la storia di Pais e la numismatica dello Stevens. [...]». 30 Sui “rimutamenti” del Museo di Napoli, termine appositamente coniato da Sogliano per dare l’idea dell’”improvvisazione” con la quale si procedeva, cfr. SOGLIANO 1904. Nel corso di tali continui e, spesso, poco meditati spostamenti le collezioni del Museo di Napoli subirono significativi rimescolamenti che ancora oggi pregiudicano una corretta lettura di molti contesti archeologici, come ha avuto modo di constatare lo scrivente nel caso delle tombe preelleniche degli scavi Osta entrate nelle collezioni del Museo di Napoli nel 1904 (NIZZO 2007). L’allestimento curato da Pais scatenò molte critiche soprattutto da parte dei contemporanei che difficilmente potevano scindere il giudizio sul carattere dell’uomo da quello sul suo operato. Le polemiche si protrassero anche dopo il suo allontanamento forzato, il 4/VI/1904 (cfr. in particolare le critiche degli “ispettori epurati” riportate più o meno velatamente in RUESCH 1908; sul fronte opposto le risposte di Pais e dei suoi “seguaci” non furono meno numerose: PAIS 1902, PAIS 1903, CIACERI 1903, PAIS 1910, PAIS 1917, PAIS 1922, v. 2, pp. 260 s.), ma esse, tuttavia, non si tradussero mai in un completo disfacimento dell’operato “paisiesco” (aggettivo ironico coniato da Luigi Ceci) che, anzi, è stato significativamente rivalutato nel secondo dopoguerra (DE FRANCISCIS 1963, pp. 50–51; POZZI PAOLINI 1977, pp. 15–18; POZZI 1989, pp. 19–20, MILANESE 2007).
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in poco più di un anno, quel che i suoi predecessori non erano stati in grado di realizzare in oltre un quarto di secolo. Di questa visita la stampa del tempo ha lasciato accurate descrizioni che, tralasciando la prosa artatamente encomiastica, possono fornire un quadro interessante dello stato di avanzamento dei lavori i quali, solo in parte, avevano interessato il medagliere, trasportato di peso dai locali destinati alla Pinacoteca a quelli del terzo piano: Al Museo Nazionale. Sua eccellenza il ministro giunse ieri al Museo Nazionale poco prima di mezzogiorno […]. Il Ministro fu ricevuto innanzi all’entrata dal Direttore Pais, dal Prof. Niccolini, dal Cav. Luigi Conforti, dal conte Filangieri di Candida, dall’ingegnere Cremona, dall’avvocato Medici, dal signor Minutelli e da tutto il personale schierato ai due lati del primo atrio. […] Uscito dalla biblioteca, accompagnato dal professor Pais che gli fu di guida sapiente, visitò prima il lato occidentale il primo da cui il professor Pais ha cominciato il suo riordinamento scientifico allogandovi per intero tutto ciò che riguarda la suppellettile pompeiana da più di quarant’anni sparsa e disseminata senza alcun criterio. […] Dopo la collezione dei vetri, le gemme si vedono benissimo disposte in una stanza assai opportunamente decorata, indi gli ori e gli argenti esposti in splendide vetrine da cui si può ammirare la dovizia dell’argenteria e dell’oreficeria antica tra cui i bei vasi cesellati in argento non meno importanti di quello che è ora al Louvre proveniente da Boscoreale. Dalla sala degli ori si passa alla collezione dei piccoli bronzi, disposti in tante caselle ove si leggerà poi l’indicazione di ciascun oggetto. Ivi l’occhio è estasiato trovandosi in contatto con la vita domestica di ogni giorno. Da questa sala entrando in quella delle armi, ove il direttore Prof. Pais raccolse anche quanto riguarda il culto pubblico, il Ministro ammirò il sapiente nuovo riordinamento che permette al visitatore di comprendere con chiarezza come si svolgeva la vita in quei tempi da noi così lontani. Il Pais fece osservare a sua eccellenza che lo spazio ristretto non gli ha concesso di mettere in mostra con maggior comodità i moltissimi oggetti rimasti ancora nei magazzini […] La decorazione di queste sale è stata intrapresa su consiglio del professor Miola ed eseguita sotto la direzione dei professori Celentano, Cozzolino e Siviero. Dalle sale dei vasi entrando nelle due sale del medagliere, ov’è il busto di Sua maestà il Re, il
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professor Pais ha dimostrato la necessità di riordinare il medagliere negli armadi per la migliore conservazione dei conii e per impedire l’ossidazione che avviene sempre quando le monete stanno alla luce. Da queste due sale per quelle dei papiri si entra nella biblioteca numismatica ed archeologica ora disposta in sette sale continue. […] Il riordinamento fu trovato assai giudizioso per riunire al terzo piano tutte le collezioni attinenti agli studi come il medagliere, i vasi, i papiri e la biblioteca il cui catalogo è stato compilato da Luigi Conforti insieme al lavoro della ricerca storica delle provenienze degli oggetti del Museo sugli inventari antichi per stabilire le date dei monumenti pompeiani. Indi il professor Pais fece visitare al ministro i rinnovati uffici di direzione […] Discesi alla pinacoteca lodò la disposizione delle sale dell’antico medagliere, della collezione Santangelo, della collezione dei vasi italo–greci e del grande salone dei bronzi minuti, ora disposto con opportuni lucernari e contenente la pinacoteca. […] Nel congedarsi il ministro incoraggiò il professor Pais a continuare con la maggiore alacrità per veder presto in completo assetto un Istituto che è l’invidia delle nazioni. […]31 I plausi della stampa e del Ministro non sortirono tuttavia gli effetti desiderati e, appena una settimana dopo, la polemica rinfocolò con dei toni e con una veemenza che, ben presto, avrebbero fatto dimenticare gli scandali di De Petra. Luigi Ceci, ostile al Pais dall’epoca delle controversie sull’interpretazione del cippo del Foro32, scatenò dalle pagine del Popolo Romano una feroce campagna denigratoria contro l’operato paisiesco, attraverso la quale si fece interprete dei contrasti e dei malcontenti che, fino ad allora, erano rimasti circoscritti agli ambienti ministeriali e alla cerchia di uomini di cultura che avevano ruotato o ruotavano ancora attorno al Museo Nazionale. Le critiche toccarono Pais sia sul piano personale che su quello amministrativo ed ebbero risonanza su tutti i giornali dell’epoca, anche inter-
Il Mattino di Napoli 24–25\I\1902, n. 24. Molto simile la cronaca della visita riportata nel Corriere di Napoli del 24\I\1902. Sulle convulse modalità di trasloco del medagliere si veda la dichiarazione rilasciata dal segretario Luigi Conforti al Commissario Gattini il 2/VII/1904 e riportata in Appendice (App. 6). 32 Sulla vicenda cfr. da ultimo PORRETTA 2005.
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nazionali, che ogni giorno dedicavano ampio spazio alla polemica e agli scandali del Museo Nazionale. Sul fronte opposto la difesa di Pais si tramutò in un contrattacco con il quale si cercava di spostare l’attenzione dalle sue presunte colpe a quelle delle passate gestioni, accumulando fango su fango con accuse che, gettando infamia sull’illustre Istituto, finirono per travolgere tutti i soggetti coinvolti, compreso il Ministro Nasi, al quale non rimaneva altro che convocare l’ennesima (inconcludente) inchiesta. Ai primi di marzo la tensione aveva toccato il culmine e solo la notizia della nomina dei nuovi commissari (Brizio, Mariani e Calderini) riuscì ad acquietare provvisoriamente gli animi; ad essi sarebbe spettato l’arduo compito di indagare sul presente e sul pregresso, mentre Pais, prima ancora che fossero verificate le sue eventuali colpe, si vedeva costretto ad accettare un drastico ridimensionamento delle sue ambizioni. Travolto dalle critiche, egli fu infatti esonerato dall’organizzazione del Congresso Storico che, in attesa che si placassero le acque, venne rinviato alla primavera del 1903 e affidato alla supervisione del Villari. Escluso definitivamente dal Congresso, Pais non poté far altro che cercare di portare a compimento l’ordinamento iniziato, con la consapevolezza che le sue protezioni politiche lo avrebbero schermato dalle eventuali colpe che sarebbero potute emergere dall’inchiesta in corso33. Per tali ragioni, nonostante gli occhi dei critici fossero costantemente puntati sul suo operato, continuò a portare avanti il riordino senza mutare i metodi fino allora adottati, accumulando debiti e mettendo a serio rischio la stessa incolumità delle raccolte, sulle quali, peraltro, continuavano a pesare le lacune documentarie ereditate dalle precedenti gestioni alle quali Pais aveva cer33 Si vedano a tal proposito le riflessioni del Barnabei riversate nelle pagine del suo diario: «Sabato 6 Ottobre [1902] Alle 11 sono andato dal ministro. […] Gli ho accennato alle notizie importanti che vi sono; alcune vengono da Ancona. Ha interrotto: “E chi le ha descritte, forse Brizio?” “Si”. E lui: “Eh! Guardate un poco…” e mi ha accennato ad un mucchio di carte, “ecco che mi ha fatto Brizio! Ecco la inchiesta sul Museo di Napoli che mi ha mandato ieri. E come posso io leggere tutta quella roba?!”. Io ho detto che non avrei voluto sentirne parlare!» (BARNABEI–DELPINO 1991, p. 391, con relativo commento alla nota 74); «Mercoledì 22 Ottobre [1902] [...] Zambra mi ha detto che il ministro Nasi non ha letto nessun rapporto sul Museo di Napoli. Ha fatto finora quello che Fiorilli ha voluto. Fiorilli faceva i riassunti e levava o faceva levare quello che non conveniva ai suoi fini. […]» (Ib., p. 393).
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cato di porre rimedio con colpevole ritardo. La scarsa propensione alla progettualità, la sensibilità quasi nulla per i problemi legati alle procedure di immagazzinamento e musealizzazione, la mancanza di collaboratori adeguati e, più in generale, la disillusione per il mancato raggiungimento degli scopi sperati fecero sì che il riordino finisse col tramutarsi in una “tela di Penelope”, per usare le parole di Benedetto Croce, fragile come i vasi che si ruppero durante un maldestro trasferimento nel gennaio del 190334. In seguito a quest’ultimo episodio la polemica si riaccese con immutato vigore e solo l’intervento del Ministro sottrasse Pais dall’ennesimo scandalo costringendolo a una ammissione, almeno parziale, delle sue colpe in merito alla rottura di tali vasi. La situazione tornò tuttavia ad aggravarsi quando, nella primavera del 1904, pesanti accuse di peculato e corruzione travolsero l’ex Ministro Nasi (cui – nel settembre del 1903 – era subentrato Vittorio Emanuele Orlando), costringendolo a fuggire all’estero per trovare scampo a una condanna ineluttabile, la prima del genere inflitta a un esponente del governo d’Italia35. Venuto meno il suo principale protettore, Pais, sospettato di collusioni col Nasi e criticato da tutti per la natura e le modalità di esecuzione di quel riordinamento che si avviava ormai a essere compiuto, aveva le ore contate. Fra l’aprile e il maggio del 1904 la stampa quotidiana36, in parallelo con le vicende dell’ex Ministro, divulgava al pub-
34 Nel gennaio del 1903, durante una delle tante operazioni di trasferimento, un gruppo di vasi cadde e si infranse; a tale evento venne data una grande risonanza nella stampa locale e nazionale (cenni e riferimenti in NIZZO 2010a, pp. 340–343) tanto che esso rappresentò uno spunto per riaccendere la miccia delle polemiche sopitesi nella primavera dell’anno precedente (si veda al riguardo l’intervista fittizia al Pais inscenata da DON FASTIDIO [= B. CROCE] in NapNobil XII, 1903, pp. 1–3, ripresa anche in B. CROCE, Pagine sparse, Bari 1960, vol. I, p. 73 ss., con dettagliata e ampia discussione delle polemiche intercorse fra il filosofo napoletano e il Pais). 35 FERRARI ZUMBINI 1983. 36 Fra i principali detrattori di Pais figurava, ancora una volta, B. Croce che, dalle pagine del Giornale d’Italia e della Napoli Nobilissima animò una campagna ferocissima (cfr., in particolare, READAZ., “La fine di una amministrazione disastrosa” in NapNobil XIII, 1904, p. 65; B. CROCE, “Pel Museo di Napoli”, ibid., pp. 92–94) di cui vi è traccia anche nelle lettere che, dubitando dell’iniziativa ministeriale, contemporaneamente egli inviava a Barnabei, Fiorilli e Pigorini: «[...] La ringrazio della sua
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blico i primi risultati di una inchiesta interna indetta da Orlando per verificare le modalità attraverso le quali si era compiuta l’opera di
lettera. Ma Ella converrà che i miei timori che si volesse continuare, sia pure con ritmo più lento, nel corso di prima, erano motivati: 1°) dal fatto che il Pais continua a disporre o almeno a progettare spese matte, infischiandosi del Ministero. Il caso dell’illuminazione elettrica insegni; 2°) che, contrariamente a ciò di cui si discusse insieme con lei mesi fa, il Pais è sempre solo a spadroneggiare, senza quegli impiegati di carriera che avrebbero dovuto affiancarlo, e scelti non da lui ma dal Direttore Generale; 3°) che è riuscito a disfare la commissione d’inchiesta nominata, e pubblicamente si vanta di aver minacciato di prendere a calci al sedere il presidente di essa; 4°) che il pubblico è stato tenuto al buio del mandato ricevuto dagli ispettori che ora compiono un’inchiesta, tanto che la Tribuna ed altri giornali hanno affermato trattarsi di una semplice verifica dei conti o raccolta di dati per preparare il progetto di legge per pagare le spese del magnifico riordinamento; 5°) che da tutto l’atteggiamento del Pais e dal suo modo di parlare ed agire appare la sicurezza di passarla liscia non solo, ma di ottenere il più completo trionfo e l’incoraggiamento a proseguire. Tutto ciò è scandaloso, ed ella non deve tollerarlo. Ma vedo dalle sue parole che Ella non è disposto a più tollerare, e di ciò mi compiaccio [...]» (lettera di Croce a Fiorilli del 6/V/1904 in ACS–CF, Sc. 25). Il “presidente” minacciato da Pais era Barnabei al quale Croce scrisse il 16/V/1904 (in BA–CB, busta 150): «Carissimo Bernabei [sic] Non vi scrissi [...] perché credevo che vi avrei veduto qui in Napoli dove si diceva che sareste venuto per l’annunziata inchiesta. Ma seppi poi che l’inchiesta era sfumata! Ed ebbi la consolazione di constatare ancora una volta che l’intrigo e la perseveranza del Pais, l’avevano avuta vinta presso il Ministro, e che la minaccia fatta da lui solennemente di accogliere in malo modo voi, presidente di una commissione d’inchiesta, aveva avuto il suo primo effetto. Allegramente! Io non so come finirà questa indecente gazzarra dell’amministrazione paisiana del Museo di Napoli. Credo che ora si cerchi di compiere un salvataggio, pagare i debiti, che il Pais ha accumulato senza neppure menare a termine il suo cosiddetto riordinamento, e dargli respiro perché faccia nuovi sprechi, e lasciare intanto l’istituto nella totale disorganizzazione in cui quel forsennato l’ha ridotto. Circola la voce che il Pais si sia procurato l’appoggio del Giolitti, e che il Giolitti premerebbe sull’Orlando. E ciò non mi farebbe meraviglia perché so bene che il Pais investiga infaticabilmente (l’unico suo chiodo da molti anni!) tutte le relazioni degli uomini politici, e conosce pure i mezzi di circuirli. Speravo che l’Orlando saprebbe sottrarsi ai lacci che l’intrigante sa gettare e stringere; ma mi vado persuadendo che la speranza è stata ingenua. Ma voi che cosa fate? Ve ne resterete inerte? Assisterete, alla Camera, a qualche discorso dell’Orlando in protezione del Pais o a qualche calorosa apoteosi del magnifico ordinamento, compiuto dall’illustre uomo indegnamente perseguitato [...] Sarei curioso di sentire il vostro parere. Comunque sia, per mia parte e per quanto mi vien concesso dalle mie occupazioni letterarie seguiterò a metter viva l’agitazione non potendo rassegnarmi allo strazio che si fa del nostro museo, e allo spettacolo di iniquità e di follia, che mi si svolge innanzi agli occhi. Fatalmente, una volta o l’altra accadrà qualche rovina, perché il Pais, oltre che un cattivo soggetto, è pazzo da legare. Ed io voglio poter dire, allora, che ho le-
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Pais37. Da essa emersero gravi infrazioni amministrative e l’accumulo di un debito assai consistente (stimato fra le 300.000 e le 500.000 lire) che, prescindendo da valutazioni di tipo estetico e scientifico sul suo operato, portarono all’immediato esonero di Pais con Decreto Regio del 5/VI/190438.
vato la voce in tempo e ho fatto quant’era in me. Il Fiorilli è interamente persuaso che la permanenza del Pais al Museo di Napoli sia uno scandalo e una rovina; ma non pare di aver capito che il suo potere nella faccenda è ben limitato; pressappoco come ai tempi del Nasi! [...]». 37 Al principio di marzo del 1904, per diretto interessamento del Ministro, l’inchiesta venne affidata a una commissione presieduta da Barnabei e da Fradelletto (per la parte scientifica e artistica) ai quali, successivamente, si sostituirono, per la parte amministrativa, il Paletta, ispettore del genio civile, Gattini, ispettore al ministero del Tesoro, e il Castellacci, capo sezione di ragioneria al ministero della pubblica istruzione. La lettera di convocazione riassumeva la questione nei seguenti termini: «[...] il professore Ettore Pais, non appena nel marzo 1901 fu chiamato alla Direzione del Museo Nazionale di Napoli iniziò un radicale lavoro di riordinamento e di sistemazione delle collezioni. Per questo lavoro [...] egli non ebbe mai una esplicita e diretta autorizzazione per iscritto. Senza fare una questione di responsabilità che qui non troverebbe luogo, ed a proposito della quale basti solo ricordare che l’osservazione del Pais che autorizzazione indiretta o verbale può ritenersi in un certo senso giustificata, certa cosa è però che le norme vigenti e la legge e il regolamento di contabilità non furono osservate perché esse avrebbero imposto al Pais di presentare un progetto regolare dei lavori che egli si proponeva indicando la spesa prevista. [...] Ma come già dissi ciò non fu mai fatto ed intanto il riordinamento è quasi condotto a termine restando ad eseguire solo pochi lavori che l’esaurimento dei fondi e la mia risoluzione di non accrescere la forte cifra degli impegni mi ha persuaso rimandare. Si presenta quindi e direi che si impone la necessità di sistemare amministrativamente la questione [...]. Ma per far ciò occorre anzitutto un’indagine sulle opere stesse e sul modo della loro esecuzione, [...] perché questa documentazione che avrebbe dovuto precedere, resti almeno sotto forma di una relazione che accerti così sotto l’aspetto scientifico ed estetico, come sotto l’aspetto amministrativo, l’opportunità delle opere fatte e la proporzione tra la spesa ed il risultato di essa [...]» (lettera di Orlando a Barnabei del 9/III/1904, in BIASA–CB, Busta 43, fasc. 1). 38 Decreto di esonero pubblicato sul Bollettino ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione del 9 giugno 1904, p. 1073: «Provvedimenti per il Museo Nazionale di Napoli e gli scavi di Pompei. Vittorio Emanuele III [...] veduti i risultati delle verifiche recentemente eseguite nel Museo Nazionale di Napoli per l’accertamento del modo con cui si procedette al riordinamento del Museo stesso; considerando che dalle indagini eseguite è risultato che la spesa ingente, con cui il riordinamento ha avuto luogo, fu fatta con l’infrazione di tutte le norme e garanzie amministrative imposte dalle leggi vigenti; considerando che, riservando ogni questione di responsabilità cui tale procedimento può dar luogo, è necessario ed urgente di sistemare le condizioni amministrative dell’istituto
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IV. PAIS, CIACERI, CANESSA E I “RIMUTAMENTI” DEL MEDAGLIERE Al Commissario Gattini, subentrato a Pais nel giugno del 1904 e rimasto alla guida del Museo come Direttore amministrativo incaricato fino al 190839, spettò il compito di appurare le modalità con le quali si era attuato quel riordino e le eventuali irregolarità compiute nel corso della sua realizzazione. Ad attrarre particolarmente la sua attenzione furono le condizioni del medagliere che, per la sua stessa natura era quello che si prestava più facilmente a sottrazioni e/o a eventuali sostituzioni40.
e che per conseguire tal fine occorre che l’amministrazione venga affidata a persona di speciale competenza amministrativa e contabile; udito il Consiglio dei Ministri; sulla proposta del nostro Ministro Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione; abbiamo decretato e decretiamo: il dottor Ettore Pais, professore ordinario di storia antica nella Regia Università di Napoli, è esonerato dall’incarico della Direzione del Museo Nazionale di Napoli e degli scavi di Pompei, a decorrere da oggi. Il Cav. Giovanni Gattini, ispettore del Tesoro, assumerà temporaneamente l’incarico dell’amministrazione tanto del Museo che degli scavi di Pompei. Il predetto nostro Ministro è incaricato della esecuzione del predetto decreto, che sarà registrato alla corte dei conti. Dato a Roma, 10 giugno 1904 [...]». Una lettera inviata a Fiorilli il 12/VI/1904 (in ACS–CF, sc. 41) documenta le impressioni a caldo destate dall’esonero di Pais in uno dei principali testimoni della vicenda, Paolo Orsi: «[...] Finalmente si è fatta giustizia, tarda ma sicura; e sia lode al ministro ed a lei che la hanno provocata; non inveisco contro il caduto, sebbene avrei molte ragioni per farlo, ma lo compiango. Approvo pienamente che si mandi per parecchio (vorrei dire per lungo) tempo a Napoli non un direttore scientifico ma un amministratore; la voragine amministrativa e finanziaria aperta dal Pais lo richiedeva; e poi, mancando per il momento chi possa o voglia (e chi accetterebbe dopo tanta baraonda!) assumere la Direzione scientifica, è bene che per un paio di anni si pensi più che altro ad amministrare; ci vorrà però molto tatto nella scelta di ispettori e vice ispettori, che procedano con prudenza ed in buona armonia; buon personale non manca, ed io credo bene che ella saprà dove mettere le mani. Ora bisogna pensare al ruolo, e farlo in modo che soddisfi le giuste esigenze dei buoni e dei lavoratori onesti; abbiate una buona volta il coraggio di liquidare quelli (sono moltissimi) che campano per il solo 27, e non prestano opera di sorta! [...]». 39 Per un rapido regesto del personale del Museo di Napoli negli anni in discorso (non esente da sviste ed errori) cfr. P. GRIFONI, “Gli operatori”, in BENCIVENNI–DALLA NEGRA–GRIFONI 1987–1992, vol. II, pp. 509 e ss. 40 Come Gattini stesso specificò aprendo la sua importante Relazione del 1904/VII/1904 (App. 9): «Le accuse accennate nella pregiata nota controdistinta mi erano note, e da diverse parti mi era stato, anche di recente, ripetuto: guardi al medagliere!».
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La precarietà in cui versava questa importante sezione del Museo si era ulteriormente aggravata in seguito all’allontanamento di Ettore Gabrici, nel febbraio del 1902, l’unico funzionario che avesse una solida preparazione in campo numismatico e l’unico che potesse vantare una adeguata conoscenza della raccolta, maturata in quasi un decennio di studi e di ricerche ininterrotte. Si è visto, tuttavia, che ancor prima che Gabrici fosse indotto a lasciare Napoli, la gestione del Medagliere era stata quasi integralmente affidata al segretario Luigi Conforti, coadiuvato da semplici conservatori, quasi del tutto privi delle nozioni necessarie per prendere in consegna tale ricchissima raccolta (cfr. App. 6). Nell’ottobre del 1902 si era affiancato a essi Emanuele Ciaceri41, fedele allievo del direttore e all’epoca professore reggente nei licei, comandato come ispettore presso il Museo di Napoli per diretto interessamento di Pais che in lui riponeva grandissima fiducia e al quale aveva affidato le funzioni di suo “vice” e il delicato compito di curare il riscontro e il riordino del medagliere. Digiuno di studi numismatici, Ciaceri si cimentò nell’opera dapprima da solo, dedicandosi prevalentemente alle sue personali ricerche piuttosto che ai lavori di sistemazione della raccolta, almeno secondo le testimonianze rilasciate al Gattini dagli altri consegnatari. Quando però, nell’infuriare delle polemiSul Ciaceri (1869–1944), celebre storico dell’antichità e fra i principali allievi di Pais (col quale si laureò nell’ateneo pisano nel 1893), titolare della cattedra di Storia Antica nelle università di Messina, Padova e, dal 1920 al 1940, di Napoli cfr. G. PUGLIESE CARRATELLI, s.v., in DBI, Vol. XXV, pp. 91–94, Roma 1981 con bibl. prec. Come ha rilevato Pugliese Carratelli, gli interessi numismatici di Ciaceri dovettero cominciare proprio all’epoca del suo comando presso il Museo di Napoli (accordato dal Ministero il 17/X/1902). Un giudizio non proprio lusinghiero del Ciaceri numismatico si ritrova in uno degli ultimi scritti di Gabrici dal quale, forse, potrebbe trasparire una lontana eco dell’antica polemica: «Riconosco la debita importanza che i due volumi di E. CIACERI, Culti e miti della storia dell’antica Sicilia, (1911) e di G. GIANNELLI, Culti e miti della Magna Grecia [...] (1924), hanno avuto per me come repertorio filologico di testi antichi [...]. In essi i documenti numismatici, che formano il substrato di questo lavoro, non sono considerati nel loro giusto valore di fonte storica per se stessa, ma quale commento discutibile ed incerto alle fonti letterarie, che spesso sono frutto delle combinazioni di tardi scrittori antichi. I due citati volumi [...] li valuto come opere di erudizione non di sussidio nella mia indagine, perché io batto altra via. È questione di metodo» (GABRICI 1954, p. 11, nota 1).
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che, l’Orsi rispolverò a mezzo stampa una vecchia e antica questione in merito alle numerose falsificazioni presenti nel medagliere del Museo di Napoli, Ciaceri, con il benestare del direttore, cominciò ad avvalersi assiduamente della consulenza dell’antiquario Cesare Canessa42, con il quale si accinse alla verifica dell’intero medagliere. I sospetti destati da questa insolita collaborazione non tardarono tuttavia a trovare immediata eco nella stampa quotidiana43. Con il con42 Titolare – con i Fratelli Ercole e Amedeo – di una delle gallerie antiquarie più note al mondo con succursali a Parigi e New York (cui si doveva, fra le altre cose, la vendita all’estero del tesoro di Boscoreale e degli argenti Cacace), legato al Museo di Napoli da una lunga consuetudine che, tuttavia, non lo aveva scagionato dall’insinuazione di essere fra gli artefici di alcune sostituzioni e sottrazioni riscontrate nel medagliere Stevens (NIZZO 2010a, pp. 366–373, App. 20). Sui fratelli Canessa cfr. D’ANGELA 2000, pp. 140 ss. (con particolare riferimento agli argenti Cacace) e CIRILLO–CASALE 2004, pp. 46–49 (con riferimento a Boscoreale). 43 Fra i primi a denunciare l’accaduto vi fu Matteo Piccione, un appassionato cultore di studi numismatici, che ravvivò il dibattito antiquario nel primo decennio del ‘900 con una rivista pubblicata in proprio (“Battaglie archeologiche”) e con alcuni opuscoli dedicati prevalentemente a questioni di tecnica monetaria (che ebbero una qualche risonanza fra gli specialisti della disciplina). Una sua denuncia destò l’immediata reazione di Pais che, rivolgendosi al Ministro, cercò di ridimensionare le accuse sminuendo il ruolo di Canessa più di quanto non traspaia dall’inchiesta di Gattini: «Un tal Matteo Piccione, in un opuscolo di una pagina, nell’intenzione sua scritta in latino, diretto a V.E., a proposito del Museo Nazionale, dichiara che io tengo chiuse al pubblico le collezioni numismatiche e che le lascio aperte solo a un negoziante napoletano il quale a suo licito decide che cosa sia buono accettare o respingere. Il carattere interamente calunnioso dell’asserzione e la nessuna autorità di chi scrive mi consigliano a non dare nessun peso alle stolte accuse. [...] È falso che il medagliere sia sottratto allo studio dei numismatici: mi basta citare come recente esempio il dott. Fritze inviato dalla Accademia di Berlino e il dott. Haeberlin di Francoforte, i quali lo hanno esaminato per settimane di seguito, non ostante i lavori di riordinamento che chiamavano altrove le nostre cure. Il signor Cesare Canessa, negoziante napoletano, ha chiesto e ottenuto come qualunque altro cittadino e studioso di esaminare il Medagliere, e con me e col Prof. Ciaceri ha discusso talvolta dell’autenticità di qualche pezzo. Ho tenuto a sentire il suo parere perché da circa venti anni era costantemente consultato dalla Direzione del Museo di Napoli. È stato più volte chiamato come perito giudiziario in simili casi. Si sentì anche il parere del signor Canessa come quello di altri numismatici, ma ciò non ebbe alcun effetto pratico poiché non dette occasione a nessuno spostamento nella classificazione e nell’ordine del Medagliere. Nessun danno, ad ogni modo, poteva venire da queste discussioni perché il Medagliere, che per il passato (come io stesso ed altri ebbero modo di verificare) era affidato talora a un solo funzionario incaricato di studiarlo [scil. Gabrici], oggi è custodito con tre chiavi diverse tenute da tre consegnatari. E l’esame
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sueto timore di essere accusato per colpe che riteneva spettare alla precedente gestione e per fugare le critiche derivanti dall’insolita cooperazione con uno dei più abili e temuti antiquari napoletani, Pais dette finalmente disposizioni affinché si procedesse a un esame preliminare dello stato del medagliere, volto al perfezionamento del passaggio di consegna dai vecchi consegnatari (Pietro Castellani e Luigi Corazza) a quelli che egli aveva da tempo designato e che, materialmente, ne erano già responsabili, Luigi Conforti e Tommaso Scognamiglio (relazioni del 29/IX/1903 riportate in App. 1–2). In mancanza di documenti che certificassero in modo puntuale lo stato della raccolta al momento del passaggio di consegna fra De Petra e Orsi (avvenuto l’11/XII/1901 mediante una semplice registrazione dello stato di fatto senza alcuna verifica rispetto alla documentazione preesistente), gli unici strumenti per procedere alla verifica erano inevitabilmente i vecchi cataloghi ottocenteschi44. Restavano quasi del tutto prive di riscontro le monete non incluse nei cataloghi fiorelliani45 e tutte quelle acquisite nell’ultimo venticinquennio delle quali i nuovi consegnatari si limitarono a dare una descrizione sommaria che tralasciava volutamente quelle ancora conservate nei “pacchetti” originari. Altrettanto complessa fu la verifica delle monete romane e moderne del Medagliere Santangelo che, non essendo comprese nei cataloghi fiorelliani, potevano essere genericamente riscontrate solo con l’ausilio dell’istrumento redatto dal notaio Scotto nel 1865, nel quale esse venivano computate per gruppi in base al metallo utilizzato46. La verifica,
del medagliere fatto dal sig. Canessa, anziché danno, ha recato qualche vantaggio, dacché il Canessa accortosi che vi mancava l’assai raro danario d’argento di Bruto, del valore di circa trecento lire, si affrettò a farne, dietro mia richiesta, omaggio al museo. E di ciò l’E. V. lo lodò nella lettera ufficiale in data 17 gennaio 1903 N. 652» (Pais al MPI, Napoli 5/VI/1903, su carta intestata: «Direzione del Museo Nazionale di Napoli e degli Scavi di Pompei»; oggetto: «Medagliere»). 44 FIORELLI 1866a, ID. 1866b, ID. 1867, ID. 1870a, ID. 1870b, ID. 1871. 45 Per le quali cfr. quanto sopra riportato alla nota 18. 46 La mancata menzione dei cataloghi redatti da Gabrici induce a pensare che già a quest’epoca essi non fossero più disponibili, circostanza che può essere almeno in parte connessa all’allontanamento di quest’ultimo. Cfr. quanto si è osservato al riguardo alla nota 13. Se Pais ne fosse stato l’effettivo redattore non si spiegherebbe come mai non li avesse messi a disposizione per un riscontro che lui stesso aveva disposto.
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sebbene sommaria, portò, da un lato, al riscontro di una serie di lacune imputabili, forse, a smarrimenti o sottrazioni, e, dall’altra, alla verifica di alcuni errori (materiali e tipografici) nei cataloghi. Altre irregolarità, dovute per lo più a sviste, emersero dal riscontro delle monete “non inventariate” del medagliere del Museo Nazionale, mentre risultarono più difficili da spiegare le difformità constatate nel medagliere Santangelo rispetto ai computi del notaio Scotto47, per le quali si concluse che essendo l’istrumento «tutt’altro che un documento esatto» «il fatto che riporta di oro medaglie che sono di bronzo dorato, da [sic] ragione di credere che esso contiene diversi errori nella determinazione delle varie monete [...] stando ad esso, mentre avremmo cinquecentoquattordici monete di bronzo romano in meno, di quelle in bronzo moderno ne avremmo duecentoventisette in più». I risultati di tale verifica vennero inviati in copia al Ministero ai primi di ottobre, con allegato un elenco dettagliato delle monete «dubbie, false e alterate» redatto dal Ciaceri e dai consegnatari Gargiulo e Conforti, con l’ausilio dell’expertise del «Perito Antiquario» Cesare Canessa, che risulta fra i firmatari. Tali documenti erano introdotti da una lunga relazione del Pais (App. 3) nella quale, dopo aver come sempre evidenziato le deficienze delle passate gestioni, si fugavano i sospetti e le accuse mosse dalla stampa in merito al coinvolgimento di Canessa nei lavori di verifica e si mettevano in luce i diversi vantaggi emersi da tale collaborazione che portò, rilevava Pais, anche al dono da parte di quest’ultimo di due monete di cui era privo il Museo. Indipendentemente dal fatto che le rassicurazioni relative ai controlli esercitati dal personale sull’attività di Canessa risultarono poi in parte smentite dalle testimonianze raccolte dal Gattini, desta non poche perplessità la disponibilità mostrata dall’antiquario nel prestare la sua preziosa opera per quasi un anno, a titolo assolutamente gratuito e corrispondendo per giunta al Museo due preziosi doni48. Se, infatti, si tiene conto delle
Per le “monete romane” «risultano al dì d’oggi una moneta di oro in meno, di quattordici monete di argento in più e di cinquecentoquattordici monete in meno di bronzo», per quelle “moderne” «risultano cinque monete di oro in meno, tre d’argento in meno e dugentoventisette di bronzo in più» (App. 2). 48 Lo stesso Conforti, nel luglio del 1904, si trovò a dichiarare a Gattini: «un po’ d’impressione mi faceva il fatto di vedere un negoziante per il quale notoriamente il
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pesanti implicazioni dei fratelli Canessa in vicende come quelle della vendita all’estero dei tesori di Boscoreale e Taranto e del loro eventuale coinvolgimento nel tentativo di esportazione di parte della raccolta Stevens49 si rimane per molti versi increduli in merito alla fiducia accordata all’esponente napoletano della famiglia, noto sì per le sue competenze numismatiche ma ritenuto – come emerse dalle inchieste conseguenti alle relazioni Gabrici dell’inverno del 1901, avallate e fatte proprie dallo stesso Direttore – fra i principali indiziati delle sottrazioni riscontrate due anni prima nel medagliere Stevens. Le testimonianze raccolte da Gattini subito dopo l’esonero di Pais evidenziarono come la frequentazione di Cesare Canessa non fosse l’unico dei rischi cui venne sottoposto il medagliere durante le frenetiche operazioni di riordino del Museo. L’atmosfera che allora si respirava è quella descritta dal conservatore Antonio Gargiulo, uno dei pochi impiegati superstiti della direzione De Petra: «[...] Da principio gli oggetti si collocarono negli armadi come fu possibile farlo in quel momento di sconvolgimento, procurando solo che non soffrissero danno e che non ne andassero smarriti. Penso con raccapriccio a quei giorni e non so come, per il lavoro intenso che si compiva, io abbia potuto resistere alla fatica tanto eccezionale, aggravata dagli ordini, contrordini e disordini che facevano perdere la testa. Si entrava al mattino alle 7 e si usciva la sera quando annottava affranti dal lavoro e a volte mezzo inebetiti. Posso contare di non aver veduto che in qualche rara volta la mia famiglia di pieno giorno [...]» (App. 5)50.
tempo è moneta, dedicare l’opera sua con tanta persistente attività gratuitamente e che spingeva l’amore allo studio del medagliere del museo fino al punto di regalare monete anche di valore che trovava mancanti nelle collezioni» (dichiarazione Conforti del 19/VII/1904 riportata avanti in App. 8). 49 NIZZO 2010a, pp. 322–324, con particolare riferimento a una sua probabile mediazione nelle trattative in corso con Edward Perry Warren (1860–1928) e Marshall (che va identificato non con John Hubert Marshall – 1876–1958 – come si è erroneamente proposto in quella sede alla nota 620, bensì con John Marshall – 1862–1928 – archeologo–agente del Metropolitan Museum, coetaneo di Edward Perry Warren col quale si trovò spesso a collaborare nella ricerca e nell’acquisto di manufatti antichi; cfr. JANDOLO 1935, pp. 358–360, POLLAK 1994, ad indicem e fig. 14). 50 Dichiarazione Gargiulo del 17/VI/1904 in ACS–ME, riportata integralmente in appendice (App. 5). Fra le conseguenze principali di tale modo di procedere vi fu
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A Luigi Conforti spettò invece il compito di chiarire le procedure adottate nel riordino del Medagliere (App. 6–8). I primi gravi inconvenienti si verificarono in occasione del convulso trasloco della raccolta dai locali del pian terreno destinati alla pinacoteca a quelli del terzo piano: «il trasporto fu eseguito in due giorni senza togliere i tiretti, onde avvenne che molte monete uscirono dalle loro caselle e fu necessario riordinarle per rimettervi quelle cadute durante il trasporto dai fondali degli armadi, non garantiti da lamiera. Il trasporto avvenne per le scale della Biblioteca Nazionale, ciò che rendeva più grave per i consegnatari i pericoli di dispersione delle monete. Finalmente si pensò al trasporto da me consigliato in grandi casse, in cui riposavano i cassetti del Medagliere e fu così ovviato ad altri inconvenienti. Ma il trasporto nella sala delle Armi fu anche provvisorio perché si volle dalla Direzione operare, senza por tempo in mezzo, il movimento degli interi armadi attraverso tre sale con i cilindri. Altre monete uscirono dai fondali e furono da me raccolte e riposte al loro posto. [...] Mentre avveniva tale trasferimento nell’attuale sala del Tesoro, gli armadi rimanevano in balia di operai e pittori, che vi lavoravano tutto il giorno». L’avvento di Ciaceri nell’autunno del 1902 peggiorò considerevolmente la situazione, costringendo i consegnatari a frequenti movimentazioni dei cassetti («tiretti») contenenti le monete che, attraverso le sale del museo, dovevano essere recati fin nel suo ufficio, dando luogo in più di una occasione a gravi incidenti che causarono il rimescolamento del materiale e misero a serio repentaglio la sua stessa integrità. Assai discutibili risultavano inoltre le modalità e gli orari con i quali Ciaceri e Canessa procedettero alla verifica del Medagliere – tali da impedire ai consegnatari di mettere in pratica le più elementari forme di controllo – dando
quello piuttosto grave del distacco dei cartellini inventariali al quale, nonostante l’espressa esortazione del Gargiulo, non si rimediò con la sollecitudine che sarebbe stata necessaria, mettendo a serio repentaglio la preservazione dei dati contestuali, come ha avuto modo di constatare lo scrivente nel procedere all’esame dei reperti preellenici cumani conservati nei magazzini del Museo Archeologico di Napoli (anticipazioni in NIZZO 2007 e NIZZO cs). Cogliamo l’occasione in questa sede per ringraziare sentitamente il Prof. P.G. Guzzo e la Dott.ssa V. Sampaolo che, con grande cortesia e disponibilità, hanno facilitato in ogni modo le ricerche condotte dallo scrivente presso i magazzini e l’archivio del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
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modo all’antiquario (che pure, in apparenza, si mostrava attento a non destare qualsivoglia sospetto) di disporre come meglio credeva delle raccolte. Terminata la verifica e il riordino, altri gravi perturbamenti interessarono il medagliere, questa volta a opera dello stesso Ciaceri il quale – costretto da Pais a operare in appena 19 giorni una selezione del materiale da esporre nelle sale – prelevò le monete dalle diverse raccolte mescolandole fra loro senza conservarne il rapporto con l’originario numero di catalogo. Il 20 aprile del 1904, quando lo “scandalo Nasi” infuriava sulle pagine dei principali quotidiani trascinando in disgrazia quanti – in un modo o nell’altro – gli erano stati legati, Ciaceri inviava al Ministero un ampio resoconto sullo stato delle procedure di riscontro, inventariazione, catalogazione e consegna delle collezioni museali (App. 4) dal quale, almeno nei suoi propositi, avrebbe dovuto trasparire con tutta evidenza la mole di lavoro compiuta sotto la direzione Pais in contrasto con l’inattivismo del quarto di secolo della direzione De Petra: «L’amministrazione [...] De Petra nel periodo di 25 anni lasciò l’opera del Fiorelli incompleta, come l’aveva trovata, e non vi aggiunse quasi nulla». Nella relazione, oltre a evidenziare quanto si era fino ad allora fatto, venivano esposte in un corposo elenco le cose che restavano ancora da compiere, mettendo in luce le gravi condizioni in cui versava il Medagliere, oggetto di una verifica superficiale che non aveva tenuto conto di elementi determinanti come il peso delle monete e che doveva ancora essere estesa alle immissioni posteriori al 1870 «che si trovarono ammonticchiate in tanti pacchetti dentro un armadio». I buoni propositi mostrati in quel documento non mutarono le intenzioni del Ministro che, nei primi giorni di giugno, esonerò col Pais tutti i suoi principali collaboratori e quanti erano stati assunti con modalità irregolari, primo fra tutti Emanuele Ciaceri il cui comando presso il Museo di Napoli venne immediatamente revocato51. Il seguito
Della notizia venne data comunicazione nei principali organi di stampa: «Stamane, alle 11, il prefetto, senatore Caracciolo, ha comunicato al professor Pais il decreto reale, in data cinque corrente, che lo esonera dalla carica di direttore del Museo nazionale degli scavi di Pompei [...] La Direzione del Museo è stata affidata, temporanea51
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giudiziario della vicenda smentì una parte delle accuse, scagionando Pais (almeno sul piano legale) dalle colpe amministrative che gli venivano imputate52. Per quel che concerneva le sue responsabilità in merito al medagliere, Gattini così chiudeva una sua lunga relazione del luglio del 1908: «Esonerato il Professore Pais e il prof. Ciaceri dallo incarico che avevano nel Museo [...], non mi pare che vi siano altri provvedimenti da prendere, d’indole, direi, personale. Il Prof. Pais, al quale non si vuole negare attività eccezionale e ingegno geniale, volle fare troppe cose in troppo breve tempo, da solo, senza Ministero e senza corpi consultivi e si scelse un ben mediocre collaboratore nella persona del Prof. Ciaceri. Nei fatti o fasti del Medagliere l’integrità personale dei due dirigenti non è stata messa in causa e, per gli errori in cui caddero, hanno subito la pena che l’amministrazione ritenne opportuno di applicare [...]»53. V. LA DIFFICILE EREDITÀ DI PAIS E IL “RITORNO” DI ETTORE GABRICI Fin dal suo arrivo a Napoli Gattini si rivelò essere quel sereno e distaccato amministratore che, già dal 1900, Paolo Orsi aveva invocato fosse posto alla Direzione del Museo. Facendo fronte alle pressanti richieste del ministro Orlando54 – che, frattanto, si era personalmente
mente, al Cavaliere Gattini [...]. Il Cavaliere Gattini, che ebbe iersera una lunga conferenza col senatore Caracciolo, ha preso possesso oggi, alle 11 dell’ufficio. La consegna gli è stata fatta dal professor Ciaceri, e per istruzioni severe pervenute da Roma, è proceduta nel modo più scrupoloso. [...] Sappiamo essere imminente l’esecuzione di trasloco contro parecchi impiegati amministrativi, che godevano la protezione del prof Pais e parecchi custodi del Museo.[...] Emanuele Ciaceri, professore reggente nei licei cessa dal comando presso il Museo Nazionale» (dal Pungolo dell’8/VI/1904; si veda anche l’edizione del giorno 11). 52 PAIS 1910, PAIS 1917, BARNABEI–DELPINO 1991, p. 399, nota 74. 53 Relazione G. Gattini al MPI del 17/VII/1908 in ACS–ME. 54 Lettera di Orlando a Gattini del 14/VII/1904, in ACS–ME: «Nello scorso anno furono mosse vivaci critiche contro il prof. Pais per aver lasciato a certo sig. Cesare Canessa, negoziante di antichità, soverchia libertà di esaminare e maneggiare le monete componenti il medagliere di codesto Museo. [...] Ma ora queste accuse si sono nuovamente fatte sentire, e si è arrivato al punto di affermare che il Canessa, approfittando della libertà lasciata, abbia sottratto importanti monete del museo, che ora si trovereb-
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adoperato presso l’ambasciatore italiano nel Regno Unito per verificare l’eventuale acquisizione da parte del British Museum di monete affini a quelle che risultavano mancare nel medagliere napoletano55 – Gattini, con la discrezione dovuta alla delicatezza del caso, cominciò a raccogliere le testimonianze degli impiegati coinvolti nelle operazioni di riordino del Medagliere e che, come si è accennato, ancora portavano i segni della bufera paisiesca (App. 6–9). L’indagine si protrasse per diversi mesi, interessando anche altre sezioni del Museo e, in generale, le sue vicende amministrative degli ultimi anni. Per porre a tacere le voci circolanti e per prevenire ulteriori rischi, su disposizione ministeriale, il Medagliere venne immediatamente chiuso al pubblico e tale rimase fino alla primavera successiva, in attesa che vi fossero i presupposti per procedere al suo riordinamento scientifico56. Il prolungato sibero al British Museum di Londra. [...] La prego inoltre di ricercare se esistono presso il Museo inventari del medagliere fatti in modo che si possano con essi raffrontare le monete attualmente esistenti, e vedere se veramente abbiano avuto luogo sottrazioni o sostituzioni di monete. Se per tale raffronto ella crede opportuna l’opera del prof. Gabrici, che era addetto al museo di Napoli specialmente al medagliere, poco tempo prima che il Canessa vi ponesse le mani, disporrò che egli si rechi costà. [...] P.S. Desideroso di appurare tutti gli elementi di fatto la cui gravità si manifesta come nel caso, evidentissimo per sé, tengo molto che ella vada in fondo a questa indagine. Ma non meno desideroso di evitare inutili pettegolezzi e malignazioni a vanvera tengo pure assai a che l’indagine stessa sia condotta con la più scrupolosa riservatezza». 55 Lettera di Orlando a Alberto Pansa «Ambasciatore di S.M. il Re d’Italia presso S.M. il Re d’Inghilterra», del 14/VII/1904, in ACS–ME. Il Pansa, ottenute ulteriori precisazioni dal Ministro (lettera del 30/VII in ACS–ME), si interessò immediatamente della vicenda informandone il Prof. Herbert Grueber «conservatore della società numismatica al museo britannico» (risposte del 19/VII e 9/VIII in ACS–ME) il quale, riscontrato un elenco delle presunte monete sottratte o sostituite, comunicò prontamente «che finora non gli risulta che alcuna di esse sia stata offerta in vendita al museo britannico e certamente nessuna dell’epoca romana o medievale». 56 Relazione Gattini al MPI del 28/IV/1905 in ACS–ME: «Da più parti sono state chieste notizie circa le monete della collezione e non pochi si sono presentati per esaminarne qualcuna, ma nessuna delle domande fu esaudita, quando non si trattava di notizie che potevano desumersi dai cataloghi». Di questo stato di cose vi è testimonianza nel mancato accoglimento della richiesta Sambon cit. in App. 9 e nella risposta ministeriale all’istanza di Kurt Regling «Assistente al Gabinetto Numismatico del Museo Nazionale di Berlino» (e poi suo direttore dal 1921 al 1935) rilasciata in data 28/IX/1904: «Avrei voluto subito accogliere la sua domanda [...]. Ma ella forse non ignora le vicende subite da quel museo in questi ultimi anni dopo i nuovi ordinamenti
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lenzio e l’inaccessibilità della raccolta preoccuparono tuttavia l’opinione pubblica napoletana e, in particolare, la Reale Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti che, il 6/III/1905 – risollevando i sospetti relativi alle presunte sostituzioni – per voce di Antonio Sogliano fece voti affinché fosse chiarito lo stato in cui versava il Medagliere57. La richiesta trovò immediato riscontro grazie al diretto interessamento del nuovo Ministro, Leonardo Bianchi – subentrato a Orlando il 27/III – il quale sollecitò la direzione del Museo di Napoli affinché provvedesse rapidamente alla soluzione della questione58. L’occasione offrì al Gattini il pretesto per rinnovare le richieste avanzate a Orlando nel luglio precedente e rimaste fino ad allora senza riscontro: «[...] Premerebbe però molto di uscire, al più presto, da un tale stato di cose e perciò non posso che rivolgere all’On.le Ministero le più vive istanze perché voglia provvedere alla nomina, non di un incaricato semplicemente, come fu accennato con la nota del 31 luglio 1904 sovracitata [App. 9], ma di un funzionario permanentemente destinato a prendere, insieme ad un altro almeno [il cav. Conforti], la regolare consegna del medagliere e in grado di curarne la conservazione, l’accrescimento e la illustrazione in quanto possa occorrere [...]». Il candidato a cui tutti concordemente pensavano per soddisfare tale esigenza era Ettore Gabrici che, “esule” da oltre tre anni presso il Museo di Firenze, proprio in quei giorni dava alle stampe la seconda parte di un suo studio sulla monetazione augustea nel quale confluivano in parte le ricerche condotte durante la sua decennale frequentadelle varie raccolte. Questo Ministero per ristabilire il regolare funzionamento di quell’insigne istituto, ha dovuto preoccuparsi innanzitutto della sistemazione della parte amministrativa e finanziaria e a questo tuttora attende. Quindi non è stato possibile ancora provvedere alla parte scientifica ed alle collezioni antiquarie e artistiche, e duolmi che, allo stato attuale delle cose, io non possa concederle il desiderato permesso [...]» (Orlando in ACS–ME). Su Regling (1875–1935) che, proprio nel medesimo lasso di tempo attendeva alla compilazione del catalogo della collezione di monete greche di quell’Edward Perry Warren implicato – cfr. sopra alla nota 49 – nel tentativo di acquisto di parte della collezione Stevens (REGLING 1906), cfr. KLUGE 2004, pp. 25–26 e 104. 57 Lettera di A. Sogliano al MPI del 6/III/1905 in ACS–ME. 58 Minuta della risposta del Ministro Bianchi alla Reale Accademia del 10/IV/1905 in ACS–ME.
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zione del Medagliere napoletano59. Il trasferimento fu disposto alla fine del maggio seguente e si concretizzò pochi giorni dopo, al principio di giugno, con somma soddisfazione di Gabrici, che veniva così ripagato per i torti subiti, e degli accademici di Napoli che, per mano del presidente Sogliano, il 15/VI scrivevano al Ministro: «[...] Che poi non vi fosse in sostanza divergenza di vedute fra cotesto onorevole Ministero e l’Accademia, che ho l’onore di presiedere, lo ha dimostrato la recente destinazione del prof. Gabrici a Napoli, il quale, essendo un noto culture di numismatica, non potrà non rendersi esatto conto delle condizioni, in cui troverà il Medagliere del Museo Nazionale»60. Per non deludere gli attestati di fiducia che gli venivano da ogni parte rivolti, Gabrici si buttò a capofitto nell’impresa sin dal 12 giugno del 1905, portando a compimento la revisione del medagliere nell’arco di poco più di un anno61. Verificata l’esatta consistenza delle raccolte
GABRICI 1905; per la prima parte cfr. ID. 1902. Il rientro di Gabrici a Napoli era stato già prefigurato dall’Orlando nella lettera del 14/VII/1904 cit. sopra alla nota 54 ma sono ignote le ragioni per cui tale proposta non dette luogo sin da allora al suo trasferimento. Il 12/V/1905 Gabrici, cogliendo l’occasione dell’uscita del suo scritto, scriveva a Cocchia lamentando la sua attuale condizione (lettera in ACS–ME): «Mi pregio inviarvi costà la seconda mia nota sulla numismatica di Augusto, la quale insieme con la prima dovrebbe costituire il principio di un nuovo capitolo nella storia della moneta romana imperiale. Colgo l’occasione per rivolgervi una viva preghiera. Voi conoscete la mia posizione, che è assai critica sotto tutti i rispetti, da che fui trasferito a questo Museo. Ho uno stipendio stazionario di lire 2000 da molti anni [...]». Cocchia, all’epoca molto influente sia sul piano culturale che su quello politico, interessò della cosa direttamente il Ministro e il Direttore Generale Fiorilli (al quale trasmise la lettera citata), i quali, con lettera ministeriale del 25/V/1905 (in ACS–ME) lo rendevano edotto del prossimo trasferimento: «Son lieto poterle partecipare che questo Ministero, per provvedere alle deplorevoli condizioni in cui versa il medagliere del museo nazionale di Napoli, e tenuto conto anche dell’interessamento della S.V., ha disposto che il prof. Ettore Gabrici, attualmente a Firenze sia ora trasferito a Napoli con l’incarico di prendere la direzione e la cura di quel medagliere». Su Enrico Cocchia, 1859–1930, docente di letteratura latina presso l’ateneo napoletano dal 1884 e maestro di Gabrici, cfr., da ultimo, M. GAROFALO (a cura di), Enrico Cocchia il filologo, il politico, l’uomo, Cesinali 1993. 60 Lettera di A. Sogliano al MPI, in ACS–ME del 15/VI/1905. 61 La verifica incluse finalmente anche quelle porzioni del medagliere che erano state tralasciate nella revisione compiuta negli anni precedenti da Ciaceri (cfr. App. 1, 3–4). Il riscontro ebbe tuttavia solo un carattere preliminare e si concretizzò con la
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rispetto alla documentazione preesistente ed evidenziate le falsificazioni e le eventuali sostituzioni di cui si vociferava da tempo, Gabrici – il 6/VIII/1906 – in una dettagliata relazione era in grado di comunicare a Gattini i risultati di questa ricognizione preliminare che, nei suoi propositi, avrebbe dovuto porre le basi per procedere a un nuovo riordino scientifico delle raccolte, tale da superare (o, almeno, perfezionare) l’impostazione data quasi mezzo secolo prima da Fiorelli (App. 15). Dalle pagine della relazione traspare con tutta evidenza la serietà e lo scrupolo con i quali Gabrici aveva condotto il lavoro, senza tuttavia celare, al contempo, l’amarezza e il disinganno per le vicende appena trascorse che avevano annullato quanto sino all’avvento di Pais era stato fatto e cagionato una confusione e un rimescolamento delle raccolte assai più gravi di quelli riscontrati nel 1893, al principio della sua esperienza di studio presso il Museo di Napoli62.
semplice apertura degli armadi contenenti le immissioni successive al 1870 e nell’annessione al medagliere delle monete occasionalmente rinvenute nel corso del riordino di altri settori del Museo e, in particolare, degli uffici della Direzione. Di tale ricognizione si riportano in appendice le copie dei verbali redatti dal Gabrici e dagli altri conservatori tra il 7/XII/1905 e il 27/I/1906, che (sebbene contenenti indicazioni assai generiche), si ritiene, con ulteriori approfondimenti, potrebbero fornire elementi utili per la ricontestualizzazione di alcuni nuclei monetali (App. 10–14). 62 Gabrici, doc. cit. in App. 15: «Ma non tralascerò di farle notare, che il mio lavoro fu ad ogni passo intralciato dallo spaventevole disordine in cui trovai le serie monetali. Trovai monete di una regione confuse con quelle di un’altra; monete greche confuse con le romane; monete della raccolta Stevens confuse con quelle già catalogate da Fiorelli! Trovai inoltre molte monete delle immissioni posteriori al 1870, aventi il numero di inventario generale, riunite in un gruppo cui era stato dato un nuovo numero progressivo, perché del primo non esisteva più traccia. [...] In ogni parte del Medagliere apparivano le tracce di un disordinato e tempestoso spostamento [...] io non esito ad affermare, che il Medagliere del Museo di Napoli, quale fu costituito mediante le cure amorose di G. Fiorelli, era organizzato assai meglio prima che oggi non sia. [...] Ma si è voluto fare il grande rimutamento, senza avere la preparazione e le attitudini necessarie ed oggi le monete non possono rimanere come stanno. Solo chi non era animato da vero amore per la scienza e, questa subordinava alla sua ambizione, chi non comprendeva il grave danno che sarebbe derivato da un frettoloso spostamento di tante migliaia di minuscoli monumenti, quali sono le monete, poteva ridurre la prima collezione numismatica d’Italia allo stato caotico in cui trovavasi fino a poco tempo fa». Nel 1906, al principio di un articolo dedicato a Barclay Head, Gabrici, per la prima volta in uno scritto pubblico, si lasciò andare a uno sfogo personale che merita di essere riportato: «Giu-
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Quel che più colpisce nella relazione di Gabrici è la grande sensibilità per il dato contestuale che lo pone sul solco di una lunga tradizione che fa capo all’opera di Borghesi e Avellino e che non fu estranea a Fiorelli il quale, tuttavia, la trascurò a vantaggio di scopi più urgenti e pragmatici quali quello di garantire quanto prima la fruibilità e l’accesso delle raccolte, come si è avuto modo di porre in evidenza altrove63. Lo stesso De Petra, nei suoi scritti numismatici64, mostrò di prediligere l’esame di contesti chiusi come i ripostigli, ma quasi sempre senza la pretesa di allargare il discorso a una riflessione di insieme, come traspare invece dal rammarico di Gabrici nel constatare la perdita di informazioni in merito all’esatta provenienza delle monete rinvenute a Pompei65: Tutto questo disordine è deplorevole ma riparabile, v’è invece qualche danno forse irreparabile nei riguardi scientifici. Accenno alla confusione riscontrata in qualche ripostiglio e in vari i gruppi di monete provenienti da Pompei. [...] Varii depositi di monete pompeiane [...] non hanno più una parte delle monete di cui erano costituiti all’epoca della loro immissione, e spesso le manseppe Fiorelli affidò il suo nome ad un’opera di non poco valore scientifico, da lui compiuta col lavoro assiduo di più lustri, allorché fu direttore del Museo Nazionale di Napoli. Le molte migliaia di monete [...] giacevano in buona parte abbandonate e polverose nei depositi del Museo Borbonico [...]. Egli volle altresì, che l’ordinamento scientifico fosse accompagnato da una degna esposizione delle serie monetali in armadi a mensola, addossati alle pareti di cinque grandi sale. Dell’opera grandiosa, che riscosse il plauso universale, resta oggi dolorosamente il solo ricordo. Giulio De Petra, non meno del Fiorelli versato negli studi numismatici, continuando una tradizione gloriosa della scuola archeologica napoletana, non solo promosse quegli studi con gli scritti e con l’insegnamento, ma arricchì pure le raccolte monetali del Museo con acquisti notevoli che restano tuttora ignorati. L’anno scorso, dopo tre anni di lontananza, fui restituito al mio posto dalla fiducia del Ministero della Pubblica Istruzione, con l’incarico ampio e preciso di compiere una verifica delle monete e medaglie che formano la collezione napoletana. Il mio lavoro volge quasi al termine, e sarò in grado fra breve di render noti, in apposita pubblicazione, i tesori numismatici di quel Museo» (GABRICI 1906, p. 98). 63 NIZZO 2010, pp. 470 ss. 64 Cfr. sopra alla nota 8. 65 Si noti come proprio in questi anni Gabrici dedicasse due studi numismatici all’approfondimento di tematiche squisitamente metodologiche: GABRICI 1900, GABRICI 1904, GABRICI 1907 (studi, questi due ultimi, fortemente influenzati dalla frequentazione, negli anni fiorentini, di L.A. Milani).
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canze trovansi supplite con monete di epoca posteriore a quella del seppellimento di Pompei. [...] Le monete del deposito provenienti da Pompei, che furono sempre tenute da parte, oggi sono confuse con l’immenso numero di monete di scarto del Medagliere. Quale sia il danno di tale confusione nei riguardi scientifici, è facile dimostrare. Delle monete trovate in Pompei non fu mai fatta una statistica, la quale offrirebbe un prezioso contributo d’osservazioni di indole economica e gioverebbe ad assodare i rapporti commerciali di Pompei con paesi dell’Oriente. Oggi una tale indagine è pressoché impossibile! I risultati della lunga e, spesso, penosa verifica vennero riversati in 6 documenti allegati alla relazione (App. 16–21), redatti in forma di tabella, dai quali traspare con tutta evidenza la portata e la complessità dell’impresa che, per la prima volta, era stata estesa anche alle immissioni posteriori al 1870. Queste ultime risultavano caoticamente distribuite in vari armadi e cassetti del museo e solo per alcune di esse, con l’ausilio degli inventari e dei documenti d’archivio disponibili, fu possibile ricostruire le circostanze di acquisizione e/o il contesto di provenienza. Si arrivò in tal modo a definire per la prima volta con una certa precisione la consistenza numerica del Medagliere dello Stato (9156866) che, con l’aggiunta di quello Santangelo (44806) e delle matrici, punzoni e conii (741), portava le collezioni numismatiche del Museo di Napoli alla cifra cospicua di 137115 esemplari67. Sul fronte delle falsificazioni (App. 19) Gabrici constatava che, oltre a quelle riscontrate dal Canessa, molte altre potevano esserne ancora individuate68, mentre per quel che concerneva le eventuali sottrazioni o dispersioni (App. 21) risultavano mancare all’appello 34 esemPer una svista, il totale riportato da Gabrici nell’allegato I (App. 16) risulta di «81568» mentre il computo dei sottototali fornisce senza dubbio la cifra totale di 91568. 67 Le verifiche compiute negli anni successivi portarono ad alcuni ritocchi nel totale e nei sottototali indicati nella relazione in oggetto, per i quali cfr., in particolare, le App. 24–25. I dati riportati da Gabrici nel documento citato vennero resi noti per la prima volta in BREGLIA 1955, pp. 155–156. 68 Per un totale di 107 esemplari (falsi, ritoccati o dubbi), 90 inclusi nel Medagliere dello Stato e 17 in quello Santangelo.
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plari fra quelli delle raccolte statali e 51 fra quelli del Medagliere Santangelo, numeri che, negli anni seguenti, risulteranno leggermente ridimensionati in seguito al ritrovamento di alcune delle monete ritenute disperse69. Il confronto con i cataloghi a stampa editi da Fiorelli fece, inoltre, emergere numerose divergenze fra gli esemplari ivi descritti e quelli effettivamente conservati nelle raccolte, alcune delle quali erano tali da permettere di escludere che si trattasse di mere sviste o mende tipografiche quanto, piuttosto, di veri e propri casi di sostituzione. Le difformità osservate vennero puntualmente annotate in un lungo e dettagliato elenco (App. 20) che, a nostro avviso, costituisce forse il documento più prezioso fra quelli riportati in questa sede. L’esame, nel suo complesso, sembrava quindi fornire elementi sufficienti per confermare almeno in parte i sospetti relativi all’integrità del Medagliere, che, tuttavia, l’esigua documentazione disponibile non permetteva di appurare con certezza per la genericità delle descrizioni e per la mancanza di dati essenziali come la registrazione puntuale del peso dei singoli esemplari. Non essendo possibile, per tali ragioni, protrarre l’indagine fino all’identificazione di un eventuale colpevole, Gabrici chiudeva la sua lunga relazione volgendo lo sguardo al futuro e proponendo al Gattini una serie di suggerimenti che, se attuati, da un lato, avrebbero dovuto garantire una migliore conservazione delle raccolte (alloggiate in supporti inadatti o, addirittura, dannosi per la loro integrità), e, dall’altro, favorirne la fruizione e lo studio, come questi tornava a precisare con maggior dettaglio in una nuova relazione del 7/XII/1906 (App. 22). I risultati conseguiti da Gabrici nell’opera di revisione del Medagliere furono tali da non tradire le aspettative in lui riposte al punto che, alla fine di agosto del 1906, il Direttore Gattini propose al Ministro di affidargli l’incarico del riordino e dell’edizione dei preziosi materiali della Collezione Stevens, vittime anch’essi dei rimutamenti della gestione Pais70. Si apriva così una nuova stagione nell’attività scientifica di GaCfr., a tal proposito, quanto riportato nelle App. 24–25. NIZZO 2010a, pp. 345–347, lettera di Gattini al MPI del 26/VIII/1906 ivi citata alla nota 699.
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brici che, tralasciati gli studi numismatici e il completamento del riordino del medagliere, cominciò a riversare le sue cure sull’approfondimento delle problematiche archeologiche dell’antica Cuma, alle quali avrebbe dedicato l’opera più importante e significativa della sua stagione napoletana, edita nel 1913 nei Monumenti antichi dei Lincei71. VI. L’ULTIMO ATTO Assorto nello studio e nel riordino della cospicua raccolta di antichità cumane, Gabrici (che nel 1907 era divenuto finalmente ispettore), inevitabilmente, trascurò quanto restava ancora da fare per portare a compimento la risistemazione del Medagliere che, anche per la mancanza di supporti e di mobili adeguati, non si era ancora potuta realizzare. La parte che versava nelle peggiori condizioni era sempre quella delle nuove immissioni che, nei suoi propositi, avrebbe dovuto cominciare a essere accorpata al resto della raccolta, cosa che, logicamente, presupponeva una sua generale risistemazione. La morte del vecchio consegnatario – il Segretario Luigi Conforti – il 30 aprile del 1907 aggravò ulteriormente la situazione rendendo necessario procedere a una nuova consegna e verifica dell’intero medagliere che venne ultimata solo alla fine dell’ottobre seguente (App. 23). Da essa emersero alcune difformità rispetto a quanto indicato da Gabrici il 6/VIII/1906 che lo indussero a presentare al Gattini – 20/XII/1907 – una relazione integrativa (App. 24) per correggere alcune sviste in essa riscontrate e per dare comunicazione del rinvenimento di svariate monete ritenute disperse. Altri esemplari vennero rintracciati successivamente fra i materiali dati in consegna al Gargiulo il 9/VI/1904 e rimasti sino ad allora da tutti dimenticati (App. 25). Il 17 luglio del 1908, Gattini, prossimo a lasciare definitivamente il Museo di Napoli, inviava al Ministero una lunga relazione nella quale venivano riassunte le vicende degli ultimi quattro anni e venivano riportati i tratti salienti emersi nelle verifiche compiute da Gabrici (divenuto frattanto, per volontà di Gattini, consegnatario della
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collezione)72. Il lungo documento si chiudeva con una rapida rassegna di quanto restava da fare nella quale, dichiarando per quali motivi non si potevano attuare al momento le proposte suggerite da Gabrici, si demandava al nuovo Direttore scientifico che avrebbe assunto la guida del Museo la responsabilità di prendere le opportune decisioni per risolvere le questioni rimaste aperte: Il Prof. Gabrici nella relazione del 7 dicembre 1906 [App. 22] [...] fece alcune proposte, intese a dare un migliore e definitivo assetto al Medagliere [...] Riconosco che tali proposte rispondono a necessità imperiose, come quella del trasferimento di sede e del migliore adattamento degli armadi al materiale numismatico; ma il trasferimento di sede non fu potuto eseguire, perché importa lo spostamento di altre collezioni, non consigliabile a breve distanza da uno spostamento generale delle raccolte di questo Museo. Solo quando si sarà provveduto ad un così urgente bisogno, si potrà procedere alla costruzione di nuovi armadi di tipo moderno. [...] Riservando al Direttore scientifico, di prossima nomina73, di esaminare se e come sarebbe possibile dare una diversa sistemazione, in quanto ai locali, ravviserei necessario che l’On. Ministero prescrivesse al Prof. Gabrici di attendere, appena ultimata la illustrazione della collezione Stewens [sic], a riparare alle imperfezioni notate nei cataloghi Fiorelli e a completarli, pubblicando il ricco materiale inedito74. Sarebbe un lavoro lungo, ma molto importante, che costituirebbe un dovere ed un grande titolo di merito per il funzionario che lo compisse e per l’Amministrazione che autorevolmente e convenevolmente ne curasse la esecuzione. Raccomandazioni particolari dovrebbe quindi rivolgersi, non soltanto al Prof. Gabrici, ma anche al Direttore scientifico, sul quale verrebbe a pesare la responsabilità di tutto l’andamento dell’Istituto.[...]
Relazione G. Gattini al MPI del 17/VII/1908 in ACS–ME, non riportata in Appendice perché nei contenuti non aggiunge nulla di significativo a quanto emerge dagli altri documenti trascritti. 73 «Prossima nomina» sottolineato a matita con a lato «!». 74 Accanto al testo è aggiunto a matita il seguente appunto «Vedere se è stato fatto».
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L’Amministrazione curerà certo il completamento per quanto riflette la parte scientifica; intanto può essere soddisfatta di aver tolta, coi provvedimenti presi, la importante collezione dai pericoli ai quali era esposta. Le pratiche registrano a questo punto un lungo intervallo interrotto soltanto dai preventivi per la realizzazione di alcuni cancelli di ferro che avrebbero dovuto isolare dal pubblico le stanze riservate al Medagliere. Il prolungato silenzio trova spiegazione in quanto è noto anche attraverso altre fonti. In quel periodo, infatti, Gabrici, continuò a dedicarsi amorevolmente allo studio e al riordino della collezione Stevens, alternando l’attività nei magazzini a quella sul campo. Fra il 1907 e il 1910, infatti, si occupò del controllo degli scavi che andavano effettuandosi a Cuma (in particolare di quelli condotti da Granata nel 1908 in una porzione intatta della necropoli) e pose le basi per l’impianto di una campagna esplorativa sull’acropoli che riuscì a compiere soltanto nel 191075. Il trasferimento di Gattini nel 1908 aveva frattanto riaperto la questione della nomina del suo successore, incarico, come sempre ambitissimo, che scatenò le mire di molti, ravvivando tensioni solo in apparenza sopite. Fra i maggiori pretendenti a tale mansione figurava Vittorio Spinazzola (1863–1943), il quale aveva aspirato a quel posto sin dal 1896 senza tuttavia riuscire mai a porvi mano, sia per demeriti personali che per l’accanito contrasto di un’ampia schiera di oppositori76. Il concorso bandito nel 1908 (cui parteciparono, oltre a Spinazzola, R. Paribeni e Q. Quagliati) si concluse senza la designazione di un vincitore e con l’affidamento provvisorio della reggenza all’ennesimo fun-
Sugli scavi Granata del settembre–ottobre 1908 cfr. GABRICI 1913, c. 24 e cc. 743 ss.; per i saggi di scavo condotti sull’acropoli fra maggio e giugno del 1910 cfr. Ibid., cc. 756 e ss. 76 Sulla questione cfr. quanto si è accennato in precedenza alla nota 22 e la chiara e lucida sintesi della vicenda tracciata in DELPINO 2001. Al Prof. Delpino e al Prof. Guzzo lo scrivente è debitore di molti proficui scambi di idee sulla storia dell’archeologia italiana e – in particolare – napoletana sullo scorcio del primo Novecento; senza i loro stimoli diretti e senza le loro ricerche questo scritto non avrebbe motivo di esistere.
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zionario amministrativo, il Prof. Alberto Parisotti (1863–1931), rimasto in carica fino al 1910. Il posto venne nuovamente messo a concorso nel 1910; fra gli altri candidati – Cultrera, Gabrici, Pernier e Quagliati – riuscì finalmente a spuntarla Spinazzola, seppure con un contrastato giudizio che, nel parere di minoranza, ammetteva la superiorità scientifica dei titoli di Gabrici. A quest’ultimo non rimaneva che tentare la strada del ricorso, senza tuttavia ottenerne alcuna soddisfazione77. Con l’avvento di Spinazzola la situazione per Gabrici divenne pertanto estremamente difficile e imbarazzante e non desta meraviglia che lo scontro si appuntasse sin da subito sulle questioni rimaste ancora aperte in merito all’inattuato riordino del Medagliere. Appena entrato in carica Spinazzola pretese che si procedesse preventivamente alla constatazione e, quindi, alla consegna delle collezioni che, per quanto concerneva il Medagliere, secondo le disposizioni direttoriali, avrebbero dovuto passare nelle mani del «prof. Aurigemma (per la numismatica classica)» e del «signor de Rinaldis (per la parte medievale e moderna)». I verbali redatti in tale occasione – fra il luglio e l’agosto del 1910 – mostrano una situazione non troppo dissimile da quella riscontrata ancora nel 1907, con la parte di nuova immissione delle collezioni ancora da riordinare e disordinatamente raccolta negli stessi armadi in cui Gabrici l’aveva rinvenuta nel 1906 (App. 26–29)78. La consegna ebbe luogo con modalità a dir poco umilianti per Gabrici – sul quale venne fatta sostanzialmente ricadere gran parte della responsabilità del disordine riscontrato – che lo indussero a provare ancora una volta la strada del trasferimento, celato, nei documenti ufficiali, da motivazioni personali: «considerato che il professor Gabrici, consegnatario attuale del Medagliere (insieme coi sigg. Corazza e Scognamiglio), per ragioni sue personali ha in questi ultimi tempi evitato di frequentare il Museo, e per ragioni di salute desidera di ottenere un congedo, dichiarando che in questo momento sarebbe necessario per lui essere in riposo anzi che sottostare ad un lavoro così gravoso» (App. 27).
M. BARBANERA, s.v., in DBI, Vol. LI, pp. 30–31, Roma 1998. Sono stati omessi in questa sede, perché non pertinenti o di scarsa rilevanza per i temi trattati, i verbali che non riguardano la consegna della raccolta numismatica.
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La verifica si tradusse per Gabrici in una vera e propria “perquisizione personale” alla quale, pur avanzando motivi di salute, egli non poté in alcun modo sottrarsi, essendo lo Spinazzola ansioso di entrare nel pieno possesso delle collezioni. Nel giro di un mese egli venne all’improvviso privato del suo ufficio, dei frutti dei suoi scavi e delle sue ricerche che in esso risultavano ancora in parte depositati perché in corso di studio, e delle stesse chiavi di cui era stato fino ad allora consegnatario. Il 6/X/1910, concluse tali procedure, Spinazzola ne dava comunicazione al Ministero con una dettagliata relazione nella quale si metteva in evidenza il triste stato in cui versavano le raccolte affidate a Gabrici, tale da rendere impossibile procedere a una regolare consegna delle stesse (App. 30), e si concludeva: «Queste ed altre più precise notizie V.E. rileverà dai verbali che trasmetto. Ad esse io non aggiungo commento, che dovrebbe necessariamente esser severo verso chi in tal modo compiva e lasciava compiere il proprio dovere, non essendo questa la sede e bastandomi avere additato all’E.V., nell’accompagnarle i documenti onde è apparso, il deplorevole stato di cose che io trovo ed a cui darò pronto riparo con proposte che mi affretterò a sottomettere all’E.V.». Conseguito l’allontanamento di Gabrici (che avrebbe poi trovato “rifugio” presso il Museo di Villa Giulia in Roma), la soluzione per porre riparo a quel «deplorevole stato di cose» venne individuata soltanto nell’ottobre dell’anno seguente con l’autorizzazione della missione della «signorina dott. Lorenzina Cesano» (all’epoca Ispettrice presso il Museo Nazionale Romano), inviata «a Napoli per procedere alla verifica inventariale e all’identificazione del medagliere di quel Museo nazionale»79.
Lettera di autorizzazione del Direttore del Museo Nazionale Romano Paribeni inviata al MPI il 12/X/1911, in ACS–ME. Ad essa fece seguito, in data 15/X, la richiesta ufficiale dello Spinazzola al MPI, ibid.: «Prego, quindi, l’E. V. di voler accogliere la mia preghiera – di cui ho dato avviso, chiedendone, com’era dover mio, amichevole consenso al Direttore di quel Museo nazionale dottor Paribeni – destinando qui in missione la signorina Cesano. Ad essa darò in aiuto un funzionario di questo Istituto, il signor Posteraro, laureato in belle lettere, e mediocremente pratico del medagliere». All’esperienza napoletana della Cesano (1879–1973) vi sono brevi e sintetici cenni nelle
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Nonostante le vive premure di Spinazzola, la Cesano giunse a Napoli solo due mesi dopo, dando inizio al lavoro di verifica il 16/XII/1911 con la presa in consegna del Medagliere. All’apertura dei sigilli che erano stati apposti l’anno precedente presenziò lo stesso Spinazzola che, in tale occasione, sollevò formalmente Gabrici da ogni eventuale responsabilità che potesse essergli mossa80. Al termine dei quattro mesi previsti per la missione, l’11/IV/1912, la Cesano inviò allo Spinazzola (che la trasmise in copia al MPI) una breve relazione sulla prima fase della sua attività di verifica, che fu veramente esemplare se si tiene conto che essa fu estesa sia al riscontro di una parte delle monete risultanti dai cataloghi del Fiorelli, sia a quello di parte delle nuove immissioni non ancora inventariate. Al termine della relazione concludeva la Cesano: «Come si può constatare dal suddetto sono quindi già state identificate ben 30.000 monete, di buon numero delle quali è stato redatto il catalogo» (App. 31). Ottenuta una proroga dei termini della missione, la Cesano la portò a compimento – come le fu possibile – nel dicembre seguente, lasciando aperte per i decenni seguenti ancora molte questioni alle quali solo in parte negli ultimi anni si sta dando finalmente soluzione (App. 32).
sue principali biografie (N.F. PARISE, s.v., in DBI, Vol. XXIV, pp. 132–136, Roma 1980, con bibl. prec.) e il suo nome risulta spesso rapidamente ricordato nelle sintesi dedicate alle vicende del Medagliere partenopeo (BREGLIA 1955, p. 156, BREGLIA 1965, pp. 99 ss., con riferimenti anche al Posteraro che curò il medagliere fino al secondo conflitto mondiale e che, fino ad allora, fu «l’unica persona che conoscesse, di fatto, le condizioni effettive della collezione, la consistenza e collocazione dei vari gruppi e che, di conseguenza, fosse in grado di orientarsi fra il materiale posteriore al Fiorelli, pel quale non esistevano né cataloghi né particolari inventari, ma solo ed in parte, degli elenchi sommari»). 80 Verbale del 16/XII/1911 in ACS–ME: «Il prof. Spinazzola Vittorio, sciogliendo la riserva contenuta nel verbale del 1° agosto 1910 con la quale egli si riservava appunto di procedere alla apertura del medagliere quando lo avesse ritenuto necessario e nelle forme che avesse stimato più opportune, non ritenendo, per l’esame di tutti i precedenti di detto medagliere e delle successive sue mutazioni, che possa attribuirsi alcuna responsabilità al prof. Gabrici di consegne non mai effettuatesi con sufficienti garenzie Amministrative, per le quali fosse ora possibile di rintracciare le responsabilità di ciascuno, ed avendo ritenuto necessaria l’apposizione dei suggelli ed ogni altra assoluta garanzia al solo scopo di tutelare la sua responsabilità e il presente stato di fatto del Medagliere, delibera, per le necessità dell’Amministrazione e per quelle improrogabili scientifiche, di procedere alla consegna di detto Medagliere alla signorina Cesano, Ispettore del Museo Nazionale in Roma a ciò espressamente incaricata con lettera come sopra».
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La missione della Cesano, con la quale si chiude il voluminoso fascicolo di cui si è dato un saggio in questa sede, pose la parola fine a una vicenda protrattasi tristemente per l’arco di un ventennio, travolgendo le vite e le speranze di molti di quelli che vi furono coinvolti che, come Gabrici, videro più volte andar scioccamente frustrati i frutti del loro lavoro e appassire con essi i germogli di una sincera passione, costretti ad avvizzire fra le inutili schermaglie delle contese, delle lotte e delle polemiche che sono solite affannare gli uomini così nel viver quotidiano come nel microcosmo di un Museo, per quanto importante come quello napoletano. La documentazione rintracciata ha permesso di cogliere con sufficiente chiarezza quali fossero le condizioni del Medagliere negli anni travagliati della direzione di Ettore Pais e in quelli che la seguirono. Nell’arco di un triennio le raccolte numismatiche vennero sottoposte a continui e, spesso, acritici spostamenti, che rischiarono di pregiudicare non soltanto lo stato di conservazione e l’integrità dei materiali, ma li esposero anche al rischio di pericolosi rimescolamenti e, cosa ancor più grave, di possibili tentativi di sottrazione e/o sostituzione con esemplari di qualità e valore inferiori. Le inchieste e le perizie che si susseguirono negli anni portarono alla verifica (o, almeno, al sospetto) che queste ultime circostanze si siano potute in alcuni casi manifestare, incrinando o pregiudicando in tal modo il valore documentario che potrebbe derivare dall’eventuale riconduzione all’originario contesto di provenienza di esemplari nel tempo decontestualizzati dato che questi ultimi potrebbero essere stati oggetto di sostituzioni o sottrazioni oggi non più riconoscibili sulla sola base della parziale documentazione ottocentesca, fatta di descrizioni sommarie e priva di quelle indicazioni metriche e ponderali attraverso le quali diviene effettivamente possibile procedere alla corretta identificazione di una moneta. Per tali ragioni è parso non privo di utilità presentare in appendice alcuni documenti che, sebbene prodotti in origine per altri fini, si spera possano fornire un contributo non soltanto alla storia del Medagliere di Napoli quanto piuttosto alla ricostruzione filologica delle modalità di accessione, immagazzinamento e musealizzazione dei singoli esemplari, inclusi quelli per i quali è ancora possibile ipotizzare e/o ri209
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costruire una relazione con il contesto archeologico di origine. Se infatti, nel senso comune, si potrebbe avere la percezione di un medagliere come di un complesso statico, le tormentate vicende della raccolta del Museo di Napoli (che, come noto, attraverso le collezioni farnesiane affonda le sue radici sin nel Rinascimento) dimostrano quanto tali convinzioni vadano abbandonate a vantaggio di una riflessione critica che coniughi all’indagine sulle problematiche propriamente numismatiche anche quella sulle altrettanto importanti vicende collezionistiche, com’è risaputo tra quanti si sono dovuti confrontare più o meno direttamente con la realtà del medagliere partenopeo, soggetto, da un lato, a furti, spoliazioni, sostituzioni, smarrimenti, rimescolamenti e, dall’altro, a incrementi costanti, per donazioni, acquisizioni e, cosa ben più importante, ritrovamenti in corso di scavo. VALENTINO NIZZO
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APPENDICE DOCUMENTARIA81
1) VERIFICA DEL MEDAGLIERE DEL MUSEO NAZIONALE DEL 29/IX/1903, IN ACS–ME82 Napoli, li 29 settembre 1903 Medagliere Museo Nazionale L’anno 1903 il giorno 29 settembre nel Museo Nazionale di Napoli noi sottoscritti Pietro Castellani Soprastante e Luigi Corazza conservatore ed i Sigg.i Luigi Conforti e Tommaso Scognamiglio quali nuovi consegnatarii con la scorta dei cataloghi del medagliere del Museo Nazionale del Fiorelli e della nuova immissione, abbiamo proceduto alla verifica e consegna dell’intiero Medagliere. Tutto abbiamo trovato in regola e soltanto abbiamo preso conto di piccole differenze risultate dai riscontri. Monete Greche (a) Dal N. 4709 al N. 4711 manca una moneta di Panormus colla effigie di Giove. (b) Al N. 7662 invece d’una moneta di Ghaestas [sic.! corrige Phaestus83] Ercole in piedi etc., trovasi una moneta Ephesus: da una parte l’ape; dall’altra una testa di cervo. Monete Romane (c) Sotto i N.i 5146 a 48 si trovano tre monete dell’imperatore Otone di argento; mentre nel catalogo sono segnate di oro. La descrizione corrisponde perfettamente. Sarà errore di catalogo. Medio Evo (d) Sotto i N.i 15695 a 97 si trovano tre monete di Filippo V dell’anno 1719 di rame mentre nel catalogo sono segnate come oro. Dal catalogo stesso si vede come trattasi di semplice errore di stampa.
Nella trascrizione dei documenti si è cercato (in questa appendice come pure sopra nel testo), per quanto era possibile, di riprodurre la formattazione e l’ortografia originaria, riportando accanto agli errori o alle sviste più evidenti la dicitura «[sic!]». Eventuali integrazioni, commenti o correzioni sono riportate nel testo fra parentesi quadre. Ove ritenuto necessario sono state inserite nel testo immagini estratte dai documenti originali, in modo tale da renderne con precisione le caratteristiche grafiche. Nell’indicazione degli archivi sono state usate le seguenti abbreviazioni: ACS–CF = Archivio Centrale di Stato di Roma dell’Eur, Fondo C. Fiorilli. ACS–ME = Archivio Centrale di Stato di Roma dell’Eur, AA.BB.AA., I DIV. 1908–1924, Busta 204, fasc. 928. BA–CB = Biblioteca Angelica, Carte Barnabei. BIASA–CB = Biblioteca dell’Istituto di Archeologia, Storia ed Arte, Carte Barnabei. 82 Copia conforme all’originale. Su carta semplice. Priva di intestazioni e destinatari.
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Sotto il N. 13126 trovasi una moneta che non è segnata nel catalogo; ha due monogrammi bizantini. È d’argento è stata avvolta in una cartina dove è scritto N.13126 Medio Evo. (f) Sotto il N. 12165 la moneta è di rame e non di argento; ma la descrizione corrisponde al catalogo. Punzoni e Matrici I N.i 44, 74, 78, 79, 80, 81, 94, 95, 97, 98, 99, 100, 115, 129, 152, 171, 193, 199, 200, 235, 268, 287, 381, 382, 454, 455, 465, 474, 476, 485, 486, 650 non si sono potuti identificare. Vi sono nn. 29 punzoni avvolti in 15 pacchetti sottolineati col lapis rosso dal N. 1 al N. 29 mancano N. 5. Piccoli punzoni per caratteri e per altro N. 248 Rotelle delle matrici e conii N. 100 delle quali nove in tre pezzi Cuscinetti in pezzi N. 24. Monete non inventariate Non avendo mai avuto i vecchi consegnatari regolare consegna delle monete non inventariate le abbiamo computate e notate tenendo presente quanto è detto sul proposito nel verbale De Petra, Orsi del giorno 11 dicembre 1900, presentato dallo Ispettore Prof. Emanuele Ciaceri. Nell’armadio quadrangolare si sono riscontrate N. 247 denari della Repubblica nei tiretti da 1 a 10 e 93 monete d’oro dell’Impero nei tiretti 21, 22; il tiretto 23 è vuoto. Nei tiretti 24–53 abbiamo riscontrato 1095 denari dei Flavii mentre nel detto verbale De Petra–Orsi ne sono menzionati 1141 e quindi ne abbiamo trovate 46 in meno. Però trattasi evidentemente di un errore commesso nel verbale De Petra–Orsi dove vennero considerati gli ultimi due tiretti 52–53 come pieni (25+25= 50) mentre contengono soltanto due monete per ciascuno (50–4 = 46) come era già ritenuto dallo stesso De Petra in un foglietto scritto a matita e che noi alleghiamo al presente verbale. Abbiamo computate pure le altre monete non inventariate che si trovano depositate negli scaffali inferiori degli stessi armadi del medagliere del Museo; e fatto un confronto col sopra detto verbale De Petra–Orsi pag. 4 abbiamo constatato che sono in più le monete d’argento. Al presente verbale uniamo l’elenco di tali monete non inventariate. Uniamo infine al presente verbale un breve elenco di monete dubbie, false o alterate, che durante la consegna si sono riscontrate84. Presentiamo il detto elenco perché da molto tempo era notorio che nel Medagliere vi fossero dei pezzi falsi. Il riscontro è stato fatto sotto la guida del Prof. Ispettore Emanuele Ciaceri. Detto elenco però non comprende monete delle cosi dette nuove immissioni. Un altro esame si farà appresso, quando dette monete si tireranno fuori dai pacchi
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(e)
FIORELLI 1870a, p. 158. Si tratta del documento riportato avanti come allegato all’App. 3.
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in cui si trovano e si disporranno in ordine nei rispettivi armadi. Allora si potrà constatare se fra esse vi siano monete false. Egualmente allora esamineremo le monete non ancora inventariate, come quelle dell’armadio quadrangolare e quelle dei depositi. Firmata Conforti Luigi “ Castellani Pietro “ Corazza Luigi “ Scognamiglio Tommaso 2) VERIFICA DEL MEDAGLIERE SANTANGELO DEL 29/IX/1903, IN ACS–ME85 N.° 20 Napoli, li 29 settembre 1903 Medagliere Santangelo L’anno 1903 il giorno 29 settembre nel Museo Nazionale di Napoli, Noi sottoscritti Pietro Castellani e Luigi Corazza conservatori, ed il Sigg. Luigi Conforti e Tommaso Scognamiglio, quali nuovi consegnatari, con la scorta dei cataloghi Fiorelli abbiamo proceduto alla verifica e consegna delle monete Greche e Mediovali [sic] e colla guida dell’Istrumento di Notar Scotto 1865 alla verifica e consegna delle monete Romane e Moderne e delle Medaglie si è notato soltanto. Monete Greche (a) Dal N. 3643 a 3663 manca una monetina d’argento e invece trovasi di bronzo. (b) La casella col N. 3845 a 3856 manca di numero 10 monetine di bronzo; (c) La tavoletta col N. 41, casella 52, ripetuto il N. 6459 con una moneta di bronzo e la casella N. 53 ha un’altra monetina di bronzo senza numero. (d) La tavoletta N. 43 manca del N. 6696 e della moneta. Il numero progressivo 6695 riattacca col N. 6697. (e) La tavoletta N. 47 casella 19, il numero progressivo avrebbe dovuto segnare 7488 a 7491 cioè monete 4. Invece trovasi segnato il N. 7489 a 7491, quindi manca il numero progressivo e la moneta. (f) La tavoletta N. 51, casella 22, il numero progressivo 8186 a 8197 manca di una moneta. La casella N. 23 il numero progressivo dovrebbe attaccare con il N. 8189. Invece è segnato il numero 8201 a 8203. In conseguenza di ciò manca il numero progressivo 8198 a 8200, e le tre monete di bronzo. (g) La tavoletta N. 65, a casello 42 il numero progressivo dovrebbe essere 110785 [sic] invece è segnato il numero 10587, manca il numero progressivo 10585 e 10586 e le due monete di bronzo.
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Copia conforme all’originale. Su carta semplice. Priva di intestazioni e desti-
natari.
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Monete Mediovali [sic] La verifica e consegna delle monete mediovali [sic] corrisponde esattamente al Catalogo Fiorelli. Monete Romane Riguardo alle monete Romane e moderne, cioè quelle che non sono comprese nei Cataloghi del Fiorelli, facciamo rilevare come faticosamente ci sia riuscita la operazione di consegna, non avendo come guida nessun altro catalogo, né verbale di precedente consegna, giacché i vecchi consegnatari non ne avevano mai avuto regolare consegna. Nostra guida è stato soltanto l’istrumento Notar Scotto del 1865. Il computo delle monete romane esistente nella collezione da [sic] i seguenti risultati. Monete d’oro N. Trecentoventitré. Argento Ottomilatrecentoquattro. Bronzo Quattordicimiladuecentosessantasei. Poiché l’istrumento notarile presenta il risultato di N. Trecentoventiquattro monete di oro, Ottomiladuecentonovanta di argento e Quattordicimilasettecentottanta bronzo risultano al dì d’oggi una moneta di oro in meno, di quattordici monete di argento in più e di cinquecentoquattordici monete in meno di bronzo. Monete Moderne La verifica delle monete moderne, che trovansi negli armadi, si sarebbe potuto fare facilmente se nel detto istrumento notarile del 1865 le monete moderne fossero separate e distinte dalle mediovali [sic], già catalogate dal Fiorelli; così non essendo, siamo stati costretti a computare dette monete degli armadi e confrontarne il risultato con quello che da [sic] l’istrumento notarile diminuito della cifra delle monete del catalogo Fiorelli. Pertanto abbiamo riscontrato negli armadi (monete moderne) numero centoventicinque monete di oro, settecentocinquantacinque di argento e millesettecentoquindici di bronzo e poiché secondo il detto computo l’istrumento notarile, presenta numero centotrenta monete di oro, settecentocinquantotto di argento e millequattrocentottantotto di bronzo, risultano cinque monete di oro in meno, tre d’argento in meno e dugentoventisette di bronzo in più. Si è proceduto inoltre alla consegna e verifica del cosiddetto Tesoretto rinvenuto in Piazza del Municipio addi 16 marzo 1886, giusta il verbale 17 gennaio 1887. Sono monetine mediovali [sic] di argento contenute in un cassettino della collezione sono in istato quasi irriconoscibile onde si è proceduto ad un semplice computo il quale è risultato esatto. Medaglie Il numero delle medaglie corrisponde esattamente all’elenco dell’istrumento notarile onde: dietro tali computi, considerando i risultati dati dalla consegna e verifica delle monete della collezione Santangelo, rileviamo come in generale non vi sono grandi differenze dallo stato in cui esse erano nel 1865 al dì d’oggi. Solo nei
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bronzi si osserva una differenza rilevante, in quanto, computando insieme quelli romani e i moderni, ne vien la mancanza di N. 287 monete. È da notare però che il detto istrumento notarile del 1865 è tutt’altro che un documento esatto, essendo stato redatto in modo materiale e confuso. Il fatto che riporta di oro medaglie che sono di bronzo dorato, da [sic] ragione di credere che esso contiene diversi errori nella determinazione delle varie monete; ciò è avvalorato nel caso nostro dalla circostanza, che stando ad esso, mentre avremmo cinquecentoquattordici monete di bronzo romano in meno, di quelle in bronzo moderno ne avremmo duecentoventisette in più. In quanto al breve elenco di monete dubbie o false, annesse ai presenti verbali ci riferiamo a ciò che si disse nel verbale precedente sul medagliere del Museo Nazionale. Firmata Castellani Pietro “ Corazza Luigi “ Conforti Luigi 3) RELAZIONE PAIS AL MPI DEL 7/X/1903, IN ACS–ME86 Napoli, 7 ottobre 1903 L’E.V. con lettera 17 ottobre 1902, N. 13079/17482, accordandomi la collaborazione del solerte prof. Ciaceri, stabilì che questi si occupasse pure del medagliere. Il prof. Ciaceri si mise subito con ardore a fare un riscontro generale della suppellettile del museo. Tale riscontro era reso necessario dal fatto che, sebbene stabilito per Regolamento, da circa trent’anni non era stato più fatto. La consegna del comm. De Petra prof. Orsi era stato un puro atto formale, senza verifica. D’altra parte occorreva appurare il valore di alcune voci circa l’esistenza di monete false, voci esposte da numismatici autorevoli e diffuse per la stampa (Giornale d’Italia) dal prof. Orsi, succeduto al De Petra come R. Commissario. A qualunque cultore di numismatica è noto come, per giudicare dell’autenticità di alcune monete, non basti la sola cultura scientifica, e la singola esperienza degli eruditi, ma occorra l’occhio finamente sperimentato di chi si è dedicato al commercio ed ha avuto campo di conoscere, forse meglio dei dotti, tutte le contraffazioni. E si sa come sull’autenticità di alcune monete uomini di studio ed abili commercianti abbiano pronunciato pareri disparati e non ancora risolti.
Copia dell’originale, su carta semplice con intestazioni riprodotte con la macchina da scrivere: «Direzione del Museo Nazionale di Napoli e degli Scavi di Pompei»; Oggetto: «Per il Medagliere del Museo Nazionale»; Allegati n.°: «1». In alto a sinistra, al di sopra dell’intestazione è scritto a mano: «Mando con ritardo all’avv. Arton, perché questa lettera era rimasta tra le carte che sono sul mio tavolo di ufficio. Fiorilli 11–XI–903». Più in basso è scritto a mano: «Ricevuta la sera del 10 ottobre Fiorilli».
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Per queste ragioni credetti seguire l’esempio di tutti i Direttori di gabinetti numismatici, di consultare cioè, occorrendo, per certi dati casi, il parere di commercianti. L’amministrazione passata era solita invitare a quest’uopo il Sig. Cesare Canessa, persona rispettabile, possessore di ricche collezioni numismatiche, conosce a perfezione tutti i principali medaglieri d’Europa. Non vi è a Napoli persona di lui più esperta in questo commercio, ed è stato più volte nominato perito giudiziario. Egli ha spesso fatto doni al museo di S. Martino e al Museo Nazionale, ed è stato talora incaricato di colmare lacune nella raccolta di S. M. il Re. Non vi era quindi nessuna ragione perché io cambiassi perito e non gli facessi esaminare il medagliere, con quelle cautele che uso verso ogni visitatore, e non lo invitassi a pronunziare il suo autorevole parere. A questo esame furono costantemente presenti il prof. Ciaceri e i due consegnatari, Cav Conforti e conservatore A. Gargiulo, i quali hanno le chiavi del medagliere. Il prof. Ciaceri infatti non ne è il consegnatario e non tiene alcuna chiave. Egli stesso quando le studia (a differenza di ciò che ho visto farsi per il passato nel Museo Nazionale) ha come testimoni i due consegnatari sopra citati. Terminato lo spoglio e messi da parte tutti pezzi sui quali poteva nascere sospetto, io intervenni pure per dare il mio parere definitivo poiché, qualunque sia il mio valore, è noto che le mie conoscenze epigrafiche e numismatiche contribuirono a determinare la mia nomina a Direttore del Museo Nazionale. Frutto di questo esame è l’elenco qui allegato, nel quale è specificamente indicato quali monete siano false e quali sospette. Da esso l’E. V. potrà ricavare come siano state ad arte esagerate le voci sulle infinite falsità di questo Museo, mentre, se accusa può farsi è questa, che per diversi decenni prima della mia assunzione a questa carica, diverse preziose parti delle collezioni numismatiche non furono inventariate e furono affidate all’onestà dei consegnatari i quali, mentre le custodivano, non ne avevano formale consegna. Di tutte le gravi irregolarità finora compiute per rispetto alle anteriori consegne, darò particolare notizia all’E. V. in un prossimo rapporto col quale le comunicherò tutto ciò che è stato notato a proposito della consegna generale non più fatta integralmente da circa un trentennio, incominciata sotto la mia Direzione il giorno 2 marzo 1902 e condotta a termine il 2 ottobre 190387. Con questa nota presento all’E. V. come meritevoli di encomio il prof. Ciaceri e i consegnatari Cav. Luigi Conforti e conservatore Antonio Gargiulo per la loro opera solerte, e l’egregio negoziante Sig. Cesare Canessa, non solo per essersi recato più volte con grave disturbo del suo tempo e dei suoi interessi nel Museo per pronunciare il suo autorevole giudizio, ma anche per i doni pregevoli da lui fatti a questo medagliere.
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In corsivo le parti aggiunte a penna.
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La nuova visita del Canessa al nostro medagliere ha avuto infatti per effetto che egli ci ha regalato due preziose monete di cui non avevamo esemplari. Con nota 12 gennaio 1903 N. 131/181 notificai all’E. V. il dono da lui fatto del nummo di Bruto che è generalmente valutato per lire trecento ed il 6 giugno 1903, con lettera N. 1727/1101 quello della preziosissima moneta di Napoli arcaica, la cui assenza nel medagliere era stata deplorata dalla Reale Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti di questa insigne città. La presenza del signor Canessa nel Museo ha dato occasione ai più strani e maligni commenti. Dal signor Benedetto Croce ed altri si è malevolmente affermato che a lui anziché ad uno scienziato fosse stato affidato l’incarico di riordinare il medagliere. E si è pure sparsa la voce che si è compromessa la sicurezza del medagliere col chiamare un commerciante. Al riordinamento del medagliere il Sig. Canessa è stato interamente estraneo per il semplice fatto che questo riordinamento non ha ancora avuto luogo, ma finora con ogni fatica si è proceduto finalmente ad una revisione generale degli 80mila pezzi costituenti la collezione, dei quali parecchie migliaia non erano mai stati inventariati. Non è vero che il sig. Canessa sia stato introdotto e lasciato arbitro nel medagliere, ma solo gli fu data facoltà di esaminare le tavolette delle monete trasportate volta per volta dal medagliere in una sala della Direzione per opera ed alla presenza dei due consegnatari responsabili e con l’assistenza del prof. Ciaceri. Gli unici effetti che sono derivati dalla sua presenza sono stati, come testè ho detto, l’aver egli contribuito con la sua nota e grande esperienza a stabilire, d’accordo con me e con il prof. Ciaceri, il numero delle monete false ed a procurare due cospicui doni all’Istituto. Al che si aggiunga che avendo egli prestato gratuitamente la sua non breve opera, l’Amministrazione ha risparmiato quelle spese alle quali sarebbe andata inevitabilmente incontro, ove avesse fatto venire a Napoli un’altra persona a coadiuvare la Direzione in questo controllo. Nell’animo mio v’era il proposito di trascurare queste voci benché fossero state sparse da varie persone che per la loro posizione e per i loro precedenti avrei creduto pel momento più prudenti. Ma poiché di queste calunnie sparse da persone frustrate nella loro ambizione e nei loro interessi, si è fatto eco un letterato giornalista napoletano, il Sig. Benedetto Croce, in periodici politici e letterari, e le accuse sono state pure vagamente riprodotte in un opuscolo da un certo signor Piccione. Però, in una prossima pubblicazione smentirò categoricamente tutte queste calunnie. Il Direttore
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ELENCO DELLE MONETE DUBBIE, FALSE E ALTERATE88
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Si tratta dell’allegato 1.
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APPENDICE
Si rileva I Tutte le monete greche di Panormus comprese nei numeri 8422–4832 e 4839–4844 sono di elettro e non di oro. II Tutte le monete di Siracusa comprese nei numeri 5060–5090 sono di elettro e non di oro: errore nel Catalogo.
OSSERVAZIONE – L’esame non si è esteso alle monete di nuova immissione e cioè entrate nel Museo dopo il 1870. Esse saranno esaminate quando si tireranno fuori dai pacchi in cui si trovano ancora involte e si disporranno in ordine nei rispettivi armadi. Il Perito Antiquario L’Ispettore I Consegnatari f.to: Cesare Canessa f.to: Em. Ciaceri f.ti: Antonio Gargiulo Luigi Conforti Per copia conforme E. Pais
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4) RELAZIONE CIACERI AL MPI DEL 20/IV/1904, IN ACS–ME89 CONSEGNE, INVENTARI, SOTTOCONTI E CATALOGHI NEL MUSEO NAZIONALE Non tenendo conto di Inventari precedenti, come i volumi dell’Avellino, dell’Arditi e del Sangiorgio, solo utili per qualche riscontro, ma del tutto insufficienti perché monchi ed incompleti ed ancor più perché si riferiscono a numeri che oramai per vetustà sono scomparsi dagli oggetti su cui un tempo furono segnati – è opera fondamentale l’Inventario generale del Senatore Fiorelli, che abbraccia quasi tutta la suppellettile del Museo Nazionale. L’opera del Fiorelli comprende anche i sottoconti relativi alle singole collezioni e giunge all’anno 1870. Ad essa tien dietro il cosiddetto Giornale inventariale dove sono segnate le nuove immissioni. Di alcune collezioni, come le Monete, il Senatore Fiorelli fece vari cataloghi descrittivi. Però egli non arrivò a completare la sua opera di inventari e cataloghi L’amministrazione successiva De Petra nel periodo di 25 anni lasciò l’opera del Fiorelli incompleta, come l’aveva trovata, e non vi aggiunse quasi nulla. Succeduto al Direttore De Petra il R. Commissario Paolo Orsi, l’uno diede all’altro una consegna puramente formale delle collezioni del Museo. Il Prof. Pais però, nuovo Direttore, si rifiutò di firmare al Commissario Orsi una simile consegna e si riservò di fare un riscontro generale di tutta la suppellettile del Museo. L’attuale Amministrazione trovò che le chiavi di tutte le collezioni erano affidate a due soli consegnatari, e persino le chiavi di collezioni che non erano state mai loro regolarmente consegnate e di cui quindi essi non rispondevano legalmente come è dichiarato esplicitamente nel verbale De Petra–Orsi (p. e. terrecotte e stampe). Osservò inoltre che oggetti del Museo non erano stati né consegnati né affidati ai consegnatari, come p. e. le collezioni delle monete del mobile quadrangolare fra le quali ve ne sono molte pregevoli di oro e di argento, e che nel verbale De Petra–Orsi sono semplicemente numerate ma non descritte. Constatò infine che rispetto alla serie degli Inventari e Cataloghi del Senatore Fiorelli mancavano: a) l’Inventario e il Sottoconto della intera collezione delle terrecotte che occuperebbe il IV vol. Inventario Fiorelli; b) l’Inventario e il Sottoconto dei Vasi, essendovi soltanto un catalogo manoscritto del Minervini di carattere scientifico e non amministrativo, che corrisponderebbe al vol. II del Fiorelli.
89 Copia effettuata in data non identificata. Redatto a mano su carta semplice. Si tratta dell’allegato «6» (numero scritto sul foglio in alto a sinistra) del documento trascritto in App. 9.
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l’Inventario e il Sottoconto dei marmi compresi nei depositi e nei giardini; l’Inventario dei modelli, gessi e forme; il Sottoconto della Pinacoteca moderna: il Sottoconto delle Stampe; il Sottoconto dei Papiri; il Sottoconto delle nuove immissioni delle monete; l’Inventario e il Sottoconto delle Medaglie; l’Inventario e il Sottoconto della collezione municipale Santangelo. Si ha solo il Catalogo Fiorelli delle monete greche e moderne, sicché dei vasi, bronzi, terrecotte e monete romane non si ha che l’istrumento Notar Scotto del 1865, formulato in forma generica e pieno di errori: inconveniente grandissimo specialmente per ciò che concerne le monete. Il Catalogo dell’Heidemann comprendente i vasi Santangelo non ha alcun valore dal punto di vista amministrativo e non può servire di vero controllo per la custodia della suppellettile; m) l’Inventario e il Sottoconto dei quadri Collezione Marchese del Vasto; n) il Catalogo e lo schedario della Biblioteca. Di più si notò: 1) che conformemente al verbale De Petra–Orsi vi erano monete di oro e di argento e medaglie non inventariate; 2) che nel nostro monetiere a testimonianza dei vecchi consegnatari e dello stesso R. Commissario Orsi vi erano delle monete false. II. L’attuale Amministrazione ha proceduto alla consegna di tutta la suppellettile del Museo secondo l’ordine delle varie collezioni, affidandone le chiavi a singoli consegnatari responsabili. Il riscontro della suppellettile è stato lungo e penoso sia perché coll’andar degli anni le collezioni avevano subito spostamenti, sia, ancor più, perché di alcune collezioni come le terrecotte mancava l’inventario, o si aveva un elenco sommario ed imperfetto, come l’istrumento notarile della collezione Santangelo; e tutto ciò dava luogo a inaspettate sorprese come quella di trovare 29 vasi Santangelo in più di quelli notati nell’atto notarile del 1865. Naturalmente il riscontro di alcune collezioni si è dovuto fare più volte. Così dopo la consegna delle monete si è fatto un nuovo ed accurato riscontro, impiegandovi parecchi mesi di lavoro, per stabilire quali fossero le false o le dubbie; e si redasse un apposito verbale allegato al verbale di consegna delle monete. In tutto poi furono firmati num. 25 verbali di consegna. Riguardo agli inventari, sottoconti e cataloghi: a) si è proceduto alla identificazione delle terrecotte che ascendono ad oltre 10mila e si è principiata la compilazione dell’inventario; b) si è fatta una seconda copia del catalogo manoscritto Minervini, dei vasi, scientificamente pregevole e già sciupato da tempo. Si è compilato quindi l’inventario e il sottoconto.
c) d) e) f) g) h) i) l)
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c) d) e) f) g) h) i)
si è compilato il sottoconto della Pinacoteca moderna; è in via di compilazione il sottoconto della grande collezione delle Stampe; si è fatto il sottoconto dei Papiri; si è fatto il sottoconto delle monete nuove immissioni; si è fatto un nuovo elenco dei quadri collezione del Vasto, si è fatto un nuovo elenco delle pubblicazioni del Museo Nazionale; si è riordinata la Pinacoteca e cominciato il catalogo a schede.
III. Resta ancora: a) condurre a termine l’inventario delle terrecotte, quindi fare il relativo sottoconto; b) devesi riscontrare tutta la collezione dei vasi in base all’inventario compilato ed attaccare ai singoli vasi i cartellini portanti i numeri dell’inventario generale; c) dovrà farsi l’inventario ed il sottoconto dei marmi compresi nel deposito e nei giardini; d) dovrà condursi a termine il sottoconto delle Stampe; e) dovrà farsi l’inventario dei modelli, gessi e forme; f) dovranno inventariarsi le monete che ancora non lo sono; g) dovrà farsi l’inventario e il sottoconto delle medaglie h) dovrà farsi un inventario particolare della collezione Santangelo a cominciare dalle monete romane; i) si dovrà fare l’inventario e il sottoconto della collezione del Vasto; l) si dovrà continuare e finire il catalogo della biblioteca; Non è naturalmente di massima urgenza tutto quel lavoro che ha carattere scientifico, ma urgente è sempre tutto ciò che indipendentemente dalla utilità scientifica contribuisce alla migliore determinazione e quindi alla più esatta custodia della suppellettile. Sarà quindi necessaria una revisione dell’inventario per aggiungervi l’indicazione della provenienza dei monumenti, che spesso risulta mancante, fin dove sarà possibile mediante il sussidio di vecchi inventari e di documenti di archivio. Si dovrà poi fare una nuova revisione delle singole collezioni allo scopo di rimettere sugli oggetti i cartellini portanti i num. dell’inventario, che col passar degli anni sono andati via così anche si dovranno rifare alcune parti dell’inventario generale riferentisi a collezioni preziose, che non danno degli oggetti indicazioni precise, come per gli ori, come pure per le monete che sono descritte nei cataloghi senza indicazione di peso. Resta infine da fare, nell’interesse amministrativo, l’accertamento di parti di alcune collezioni come le monete, cominciando dalle nuove immissioni e cioè da quelle che si sono acquistate dopo il 1870 e che si trovarono ammonticchiate in tanti pacchetti dentro un armadio.
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Ai lavori di puro carattere scientifico riguardanti le collezioni si attenderà necessariamente dopo che saranno compiuti quelli che più urgentemente interessano l’Amministrazione. Em. Ciaceri Napoli 20 aprile 190490 5) DICHIARAZIONE GARGIULO DEL 17/VI/1904, IN ACS–ME91 L’anno millenovecentoquattro, il giorno diciassette di giugno, in Napoli, nell’ufficio del Direttore il Sig. Antonio Gargiulo ha dichiarato: Secondo la richiesta fattami, consegno alla S.V. una dichiarazione nella quale ho indicato genuinamente come si verificò il ritiro, da parte del sig. prof. Pais di un calamaio prezioso appartenente alla collezione dei piccoli bronzi e che oggi si trova fra gli oggetti di argento. Come è dichiarato nell’estratto d’inventario, unito alla detta dichiarazione, il calamaio di che trattasi non è valutato per un prezzo determinato e, per quanto possa ritenersi un oggetto prezioso, non credo che abbia il valore fantastico che alcuni gli attribuiscono. Come mi pare di aver dichiarato altra volta io ho la consegna delle collezioni: al 2° piano, piccoli bronzi e commestibili al 3° piano, maioliche antiche, vetri greci e romani, oggetti d’oro, oggetti d’argento, armi e vasi italo–greci. Buona parte delle collezioni, ora al 3° piano, erano prima situate nelle sale ora occupate dalla pinacoteca e in quelle dette del Vasto. In seguito ai lavori di riordinamento del Museo, eseguiti in questi ultimi tre anni, vennero sistemate le sale al 3° piano e in queste vennero trasportate le collezioni anzidette dei vetri, ori, argenti, armi e vasi italo–greci. Nei nuovi locali, essendosi posti armadi pure nuovi, gli oggetti costituenti le collezioni vennero tolti dai vecchi armadi o meglio scaffali che poi vennero sfasciati o servirono per altro uso. Gli oggetti vennero man mano collocati nei nuovi armadi a mia cura e coadiuvato da custodi di fiducia. Da principio gli oggetti si collocarono negli armadi come fu possibile farlo in quel momento di sconvolgimento, procurando solo che non soffrissero danno e che non ne andassero smarriti. Penso con raccapriccio a quei giorni e non so come, per il lavoro intenso che si compiva, io abbia potuto resistere alla fatica tanto eccezionale, aggravata dagli ordini, contrordini e disordini che facevano perdere la testa. Si entrava al mattino alle 7 e si usciva la sera quando annottava
Le parti in corsivo sono aggiunte a mano. Copia effettuata in data non identificata. Redatto a mano su carta semplice. Si tratta dell’allegato «1» (numero scritto sul foglio in alto a sinistra) del documento trascritto in App. 9.
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affranti dal lavoro e a volte mezzo inebetiti. Posso contare di non aver veduto che in qualche rara volta la mia famiglia di pieno giorno. Passati i mesi di maggiore disordine, io procurai di dare alle collezioni affidatemi in custodia l’ordine migliore che fosse possibile con calma e con accuratezza. Così, per quanto rammento, prima sistemai i vetri, poi le maioliche, etc. avendo io dovuto ideare tutto il piano di sistemazione delle collezioni, pensare alla grandezza delle mensole, dei piani interni degli armadi, giacché il Direttore e l’Ingegnere poco accudivano a queste faccende occupati come erano in lavori in altre parti del palazzo. Nessuno del personale così detto scientifico è intervenuto nel lavoro affidatomi ed io spero che sia riuscito bene perché ho lavorato con piena coscienza e con la pratica acquistata in tanti anni, perciò ritengo che se anche questo personale scientifico dovesse un giorno intervenire, pochi mutamenti vi saranno da fare nelle collezioni. L’inconveniente che io non ho potuto evitare consisterebbe nel fatto che nel trasporto degli oggetti sono caduti i cartellini di riferimento agl’inventari e quindi per identificarli occorrerà un certo tempo, e ciò dichiaro anche perché a questo stato di cose si provveda sollecitamente. All’infuori di questo spero che il riordinamento da me esclusivamente fatto sarà riconosciuto buono il che deduco anche dalle congratulazioni ricevute da molti artisti. Si conferma l’aggiunzione “che poi vennero sfasciati”. Letto e sottoscritto Firmato Antonio Gargiulo Per copia conforme Gattini 6) DICHIARAZIONE CONFORTI DEL 2/VII/1904, IN ACS–ME92 All’Ill. Sig. Comm. Giovanni Gattini Commissario Direttore del Museo Nazionale di Napoli Nel sottoporre alla S.V. Ill.ma una relazione della consegna del Medagliere, mi permetto esporre le seguenti osservazioni per mio opportuno discarico e per garentire dei miei colleghi, che hanno avuto parte nella consegna stessa: Mentre ero stato sotto la direzione del Prof. Pais incaricato di riordinare la Biblioteca, allora priva di scaffali, e compii col Vice Segretario Scognamiglio un elenco di tutti i libri, esistenti, altra non meno grave fatica ci venne imposta, malgrado la nostra qualità di segretari, cioè quella di addossarci provvisoriamente la
92 Copia effettuata in data non identificata. Redatto a mano su carta semplice. Si tratta dell’allegato «2» (numero scritto sul foglio in alto a sinistra) del documento trascritto in App. 9.
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consegna dei Medaglieri Santangelo e Fiorelli, dei quali erano consegnatari i Sigg. Corazza e Castellani, i quali dovevano essere allontanati. Dovetti lasciare perciò il lavoro della Biblioteca e il riordinamento dell’archivio antico già iniziato e per più di sei mesi dovetti a precipizio prendere la detta consegna, senza poter enumerare altro che le monete catalogate. Per quelle in deposito si procedè ad una conta sommaria. In attesa dell’Ispettore della numismatica, che doveva ordinare scientificamente i detti Medaglieri, dovetti assistere al trasporto degli armadi dalle sale dell’attuale pinacoteca in quelle delle nuove sale ancora incompiute del terzo piano. Il trasporto fu eseguito in due giorni senza togliere i tiretti, onde avvenne che molte monete uscirono dalle loro caselle e fu necessario riordinarle per rimettervi quelle cadute durante il trasporto dai fondali degli armadi, non garantiti da lamiera. Il trasporto avvenne per le scale della Biblioteca Nazionale, ciò che rendeva più grave per i consegnatari i pericoli di dispersione delle monete. Finalmente si pensò al trasporto da me consigliato in grandi casse, in cui riposavano i cassetti del Medagliere e fu così ovviato ad altri inconvenienti. Ma il trasporto nella sala delle Armi fu anche provvisorio perché si volle dalla Direzione operare, senza por tempo in mezzo, il movimento degli interi armadi attraverso tre sale con i cilindri. Altre monete uscirono dai fondali e furono da me raccolte e riposte al loro posto. Una monetina d’argento consolare però cadendo per essere molto ossidata si spezzò. Mentre avveniva tale trasferimento nell’attuale sala del Tesoro, gli armadi rimanevano in balia di operai e pittori, che vi lavoravano tutto il giorno. Intanto lo Scognamiglio, che avrebbe dovuto assistermi nella verifica degli armadi, fu dalla Direzione occupato negli Inventari e quando si tenne una riunione di consegnatari nella direzione, alle mie proteste d’esser rimasto solo a rispondere della consegna, il Direttore rispose allo Scognamiglio, che si lagnava giustamente di non poter più essere sicuro della consegna, senza nuova verifica, per i continui cambiamenti avvenuti “Voi sarete consegnatario senza le chiavi”. Ed allora fu pregato dal Direttore il Gargiulo, che avea in consegna le altre collezioni del terzo piano di assistermi nell’apertura e chiusura degli armadi, obbligandoci a deporre ogni sera le tre chiavi tenute da noi due, in un cassetto dell’ufficio di Gargiulo, di cui questi aveva la chiave. Fu allora che, incaricato il prof. Ciaceri della sezione numismatica, cominciò ad esaminare le collezioni per suo studio e non già per la revisione. Il prof. Ciaceri soleva incominciare il suo lavoro dopo l’orario obbligando me ed il Gargiulo a trasportare in masse di venti a trenta tiretti per volta, dalla sala del Medagliere alla sua stanza, attraversando circa quattro sale all’andata ed al ritorno. Invano pregammo perché gli studi fossero compiuti dinanzi a ciascun armadio nella sala stessa del Medagliere, come si usa in tutti gli altri Musei, ma non si poté mai ottenere il detto favore, per cui spesso nel trasporto che si compiva di sera verso le sette e anche l’otto d’inverno, senza alcun compenso straordinario, cadevano delle monete che venivano raccolte al mattino dai custodi.
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Avvenne pure che mentre in ora tarda si riportavano i tiretti dai facchini o da avventizi dell’ufficio del prof. Ciaceri, come un certo Fontana, caddero due volte e fui costretto a riordinare più volte i cassetti stessi. Altra volta il Gargiulo non vedendo una corda precipitò a terra con i cassetti e furono riordinati del pari. A questo lavoro tumultuario ed inutile s’aggiunse l’altro consigliato alla Direzione dalle accuse mossegli sui giornali intorno ai falsi esistenti nel Medagliere. Allora il Direttore ordinò che il Canessa, in qualità di perito giudiziario della numismatica, rivedesse tutto il Medagliere per esaminare e valutare le monete vere dalle false, lavoro che durò a lungo fuori orario. A questa revisione assistevano oltre il Ciaceri anche il Gargiulo ed io, ma quando io veniva chiamato per accompagnamenti o altro restava il solo Gargiulo. Spesso però il Canessa, a dir vero, per meglio garentire la sua personalità esigeva la presenza di entrambi o sospendeva il lavoro se mancasse uno di noi. Talora lavorò anche il Sambon. Dopo quest’altro grande e penoso lavoro sorse quello compiuto dal Ciaceri per la scelta dei migliori esemplari da esporre in vetrina, per la sala che precede quella del Tesoro e fu terminato attraverso non poche perturbazioni per le frequenti visite di molti stranieri, ai quali s’accordava anche di trarre calchi. In tanti rimaneggiamenti avendo chiesto e non avendo il tempo per compiere una totale revisione della avuta consegna, per rimettere al posto in ogni casella le monete spostate, porre il numero a ciascun tiretto e rimettere il numero con cartellini al posto delle monete esposte, lavoro iniziato e sempre interrotto, mi rivolgo ora alla S.V. Ill.ma perché voglia accordarmi di compierlo insieme al Sig. Gargiulo, nella certezza che tutto si trovi in perfetta regola, affinché mi sia dato togliermi da una responsabilità, che non compete alla mia qualità. Napoli li 2 luglio 1904 Devotissimo Firmato Luigi Conforti Segretario Per copia conforme Il direttore Gattini 7) DICHIARAZIONE CONFORTI–GARGIULO DEL 19/VII/1904, IN ACS–ME93 Circa il trasporto dei tiretti dei vari Medaglieri i sottoscritti fanno presente le seguenti osservazioni: Per poter meglio studiare le monete il prof. Ciaceri col Sig. Canessa richiedevano, per non essere disturbati dal pubblico, che si portassero i tiretti nella
93 Copia effettuata in data non identificata. Redatto a mano su carta semplice. Si tratta dell’allegato «3» (numero scritto sul foglio in alto a sinistra) del documento trascritto in App. 9.
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stanza della Direzione al terzo piano. Di modo che si dovevano trarre dal medagliere ogni volta da 20 a trenta tiretti, che erano portati contemporaneamente da tre persone, fra le quali, oltre il Conforti e il Gargiulo, erano adoperati ora gli avventizi, come certo Fontana, ora gli uscieri o custodi, che si alternavano nel servizio, e ciò allo scopo di abbreviare il lavoro. La stessa operazione si compiva quando si dovevano rimettere le monete nel Medagliere. Abitualmente lo studio si faceva dal prof. Ciaceri alla presenza del Conforti e in mancanza di uno di essi veniva chiamato il Gargiulo in qualità di semplice assistente. Spesso il Gargiulo doveva allontanarsi per accudire al servizio delle collezioni a lui affidate e rimaneva il Conforti. Lo stesso avveniva, quando il Conforti veniva chiamato per accompagnare persone della Direzione o per ricerche di inventario, oppure per il servizio della Biblioteca, che si doveva riordinare. Però quando l’uno o l’altro rimanevano soli senza il prof. Ciaceri, che pure di sovente doveva sospendere il lavoro, perché chiamato dal Direttore, il Canessa esigeva che si sospendesse l’esame delle monete, finchè non tornasse o il Prof. Ciaceri o il Conforti. In mancanza di tutti si chiudevano le monete nella stanza di Direzione e la chiave era consegnata al Conforti o al Gargiulo. Napoli li 19 luglio 1904 Firmato Conforti Luigi Firmato Gargiulo Antonio Per copia conforme Il Direttore Gattini 8) DICHIARAZIONE CONFORTI DEL 19/VII/1904, IN ACS–ME94 L’anno millenovecentoquattro, il giorno 19 luglio, in Napoli, nell’ufficio di direzione del museo nazionale, il Sig. Cav. Luigi Conforti ha dichiarato quanto segue: Confermo le dichiarazioni fatte nei fogli consegnati a parte in data 2 e 19 corrente, il secondo firmato anche dal Sig. Antonio Gargiulo. In generale rammento benissimo che nelle visite al medagliere, consentite a diversi individui, fui incaricato, insieme al predetto Sig. Gargiulo, di assistervi, perché le cose procedessero regolarmente, essendo io uno dei consegnatari di questa speciale collezione. Uno dei primi ammessi a visitare il medagliere fu un professore del Gabinetto numismatico di Berlino, il quali vi impiegò circa un mese. Per tale studio gli fu assegnata la stanza del Prof. Emmanuele Ciaceri ff. V. Direttore, e fin da allora ebbi a far rilevare come sarebbe stato preferibile che lo studio fosse avvenuto nella stanza
94 Copia effettuata in data non identificata. Redatto a mano su carta semplice. Si tratta dell’allegato «4» (numero scritto sul foglio in alto a sinistra) del documento trascritto in App. 9.
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dove si conservava la collezione e ciò per la facilità di poter estrarre dagli armadi i tiretti e ricollocarli man mano che l’esame fosse stato compiuto. Mi rispose che la cosa non sarebbe stata possibile perché il Professore sarebbe stato disturbato nello studio dal pubblico ammesso a visitare il Museo. Quindi si andò incontro all’inconveniente di trasportare i tiretti contenenti le monete attraverso diverse sale, spesso ingombre di operai. Siccome però il detto Prof. non dedicava più di due ore al giorno nello studio del medagliere, io fui sempre presente allo studio ed esame e posso accertare che le cose procedettero con tutta regolarità. Dopo circa un mese il Direttore concesse ad una Signorina Americana di trarre calchi delle monete ed a ciò assistette anche il Castellani. Questa volta però l’operazione si compì nella stanza del medagliere con la continua presenza di qualcuno degli assegnati alla vigilanza e cioè di me, del Castellano e del Gargiulo. Credo che i calchi fossero tratti per il museo di Filadelfia [sic]. In seguito l’esame del Medagliere fu consentito, con facoltà di fare calchi, al signor Sambon negoziante di antichità a Parigi, questi studiò e fece calchi sul medagliere Santangelo, mentre la Signorina ne fece sul medagliere greco. Più di ogni altro e più lungamente ebbe ad occuparsi del medagliere il negoziante di oggetti d’arte Sig. Cesare Canessa. Il prof. Pais aveva affidato l’ordinamento del medagliere al Prof. Ciaceri, il quale qualche cosa da principio fece da sé. Quando però il Prof. Orsi, in una polemica col Pais, parlando di falsi, ebbe a dire che ne esistevano anche nel medagliere del Museo di Napoli, il Direttore e il Ciaceri ricorsero all’opera del Canessa, che ritenevano più di ogni altro pratico nel riconoscere le monete false e stabilirono che l’esame venisse esteso a tutto il medagliere. Essendo consegnatario del medagliere questo intervento di un estraneo e per di più negoziante, fra altro di monete, mi sembrò pericoloso e ne mossi osservazioni prima al Ciaceri e poi al prof. Pais. Tanto l’uno come l’altro mi dissero che all’estero – a Parigi e a Londra p. e. – i negozianti come Canessa sono chiamati ad esaminare i medaglieri come periti giudiziari e che anche nel caso si richiedeva l’opera di un pratico per riconoscere se nel medagliere del Museo esistessero falsi. L’esame del medagliere veniva fatto dal Canessa in concorso col prof. Ciaceri nelle ore pomeridiane dalle due in poi e fino a tarda ora. All’operazione dovevano sempre trovarsi presenti oltre il Ciaceri anche i consegnatari e quindi io, lo Scognamiglio e il Gargiulo Antonio. Lo Scognamiglio per il lavoro dell’inventario al quale è particolarmente adibito, non poté prendere parte per il primo mese al lavoro di cui trattasi, e quando poi fu invitato a prendere parte ad una riunione dei consegnatari per la firma dei verbali, mosse eccezione dichiarando che non poteva assumere la responsabilità non avendo assistito al lavoro. Il prof. Pais si inquietò e l’obbligò a firmare dicendo: così sarete consegnatario senza chiave, e poi mi ricorderò di vostro fratello che sta a Pompei.
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Lo Scognamiglio firmò e in tal modo figura come consegnatario senza esserlo mai stato effettivamente. Come ho avvertito nella mia dichiarazione del due luglio, qualche cosa di simile è accaduto anche a me perché, forse, avendo il Direttore compreso che, in definitiva, io mi seccava di rimanere fino a tarda ora la sera senza nessun compenso, ricevetti l’ordine di consegnare le chiavi del medagliere, a chiusura d’orario, al Gargiulo perché l’operazione potesse continuare finché al Ciaceri ed al Canessa garbava. Il Gargiulo conservava poi le chiavi in una sua cassa forte e me le riconsegnava il mattino seguente. Sul principio di questo esame del medagliere il prof. Pais aveva, in massima, stabilito che le tre chiavi fossero conservate una da lui, una da me e le altre dal Gargiulo ma quella del Prof. Pais fu invece tenuta sempre dal Gargiulo, il quale poi, per la circostanza da me accennata, finiva seralmente per averle tutte e tre. Rispetto alla vigilanza sulle operazioni al medagliere compiute dal Canessa ripeto che era inteso doversi trovare presente sempre il Profess. Ciaceri e uno almeno dei due consegnatari rimasti e cioè o io o il Gargiulo. Questa assistenza però non era e non poteva essere, col carattere del prof Pais, e dato il momento eccezionale che si attraversava per il riordinamento del Museo, né calma, né assidua, tanto da parte del Ciaceri che da parte mia e del Gargiulo, perché eravamo continuamente chiamati ora l’uno ora l’altro per motivi di servizio urgenti diversi. Del prof. Ciaceri il Pais non soleva fare a meno per le più piccole cose concernenti la Direzione; a me ricorreva spessissimo per accompagnamento di forestieri, di personaggi cospicui o di amici suoi alla visita del Museo, per ricerca di libri e di altro; il Gargiulo aveva, come ha, il suo da fare, per le importanti collezioni di cui è consegnatario. A dire il vero, quando in certi momenti il Canessa si trovava in procinto di dover rimanere solo veniva da lui stesso la preghiera di chiudere momentaneamente la stanza, ma certo in epoca di lavoro così tumultuatario [sic] per il Museo, in cui tutti si era distratti dalle ordinarie occupazioni e nessuno aveva la calma che sarebbe stata necessaria, non può escludersi che il Canessa in qualche ora abbia potuto rimanere solo senza che lui stesso, intento com’era nello studio delle monete, abbia pensato a protestare o a ritirarsi. Tanto meno poi posso sapere se questo avveniva la sera quando rimaneva solo il Gargiulo e si prolungava l’esame del medagliere fino all’annottare, tenuto conto delle esigenze del Pais per il Ciaceri, già notate, e dell’età avanzata del Gargiulo, il quale, sottoposto in quell’epoca a fatiche straordinarie, arrivava in certe ore completamente affranto che può in qualche volta aver piegato alla fatica ed al sonno. Nell’esame del medagliere commessomi dalla S. V. in sieme [sic] al Gargiulo si sarebbe riscontrato nelle prime 10.500 circa monete greche verificate finora N. cinque in meno, ma io spero ancora che si possano ritrovare nelle monete romane poiché a dire il vero poco vi è da fare affidamento sull’ordinamento che il Prof. Ciaceri ha creduto di dare al medagliere.
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Di notevole, rispetto all’esame del medagliere compiuto da Canessa, non ho nulla da rilevare; un po’ d’impressione mi faceva il fatto di vedere un negoziante per il quale notoriamente il tempo è moneta, dedicare l’opera sua con tanta persistente attività gratuitamente e che spingeva l’amore allo studio del medagliere del museo fino al punto di regalare monete anche di valore che trovava mancanti nelle collezioni. Pure osservai la cura posta dal Canessa ed anche dal Ciaceri nello studio perché entrambi ma il Canessa dippiù, pesarono le monete accuratamente esaminate e di maggior valore, prendendone poi nota, il Canessa in un suo taccuino nel quale mi parve che notasse inoltre il valore di quelle di pregio desumendolo dal catalogo del Babelons [sic]95. Di tali monete di pregio e di maggior valore con le dette indicazioni fece un elenco anche il Prof. Ciaceri; anzi tale elenco fu sotto dettatura del Ciaceri incominciato da me, poi da lui continuato senza mio ulteriore intervento. Tale elenco scritto in lapis, è stato da me rinvenuto in un catalogo del Fiorelli e ne faccio consegna96. Il lavoro del Ciaceri riguardante le monete esposte in vetrina al pubblico fu fatto dal Ciaceri in brevissimo tempo e cioè in non più di 19 giorni, perché il Prof. Pais voleva, a qualunque costo, aprire le sale in un dato giorno. Quindi l’ordinamento, specialmente in questa parte, ha prodotto confusione perché alle monete non fu conservato il numero di catalogo e perciò solo con molta fatica possono essere identificate, tanto più che fra le monete esposte, il Ciaceri ha mescolato agli esemplari della collezione Fiorelli, altri della collezione Steevens [sic] ed altri del Canessa [sic], senza la precisa indicazione, ma distinte solo con un numero spesso errato. Letto e sottoscritto Firmato Luigi Conforti, Firmato Giovanni Gattini Per copia conforme P. Il Direttore Gattini
Quest’ultima parola è stata aggiunta in un secondo momento. Il riferimento è al famoso numismatico Ernest Babelon (1854–1924), autore di un celebre testo sulla monetazione repubblicana romana (BABELON 1885–86), punto di riferimento obbligato per i numismatici del tempo. 96 Si tratta dell’allegato «5» del documento riportato in App. 9 del quale non si ritiene opportuno fornire una trascrizione in questa sede. Il documento, redatto a matita su fogli protocollo, contiene sei pagine di un elenco di alcune monete Repubblicane del medagliere napoletano, con riferimenti generici all’opera del Babelon (BABELON 1885–86), al valore in lire e ai Cataloghi Fiorelli.
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9) RELAZIONE GATTINI AL MPI DEL 31/VII/1904, IN ACS–ME97 Napoli, 31 luglio 1904 Riservata Le accuse accennate nella pregiata nota controdistinta mi erano note, e da diverse parti mi era stato, anche di recente, ripetuto: guardi al medagliere! Un ammonimento questo assai difficile a tradursi in atto e perciò stavo appunto esaminando, per le proposte da sottoporre all’E. V., se ed in qual modo si potrebbe raggiungere l’intento di fare eseguire un riscontro diligente ed entro un termine relativamente breve. Ove infatti, l’esame da compiersi dovesse durare lungamente, si finirebbe con accertare bensì lo stato delle cose, ma quando, per mutate circostanze, non sarebbe, forse, più possibile parlare di responsabilità. Il modo in cui venne eseguito il riordinamento di importanti collezioni emerge dalla deposizione del conservatore Sig. Antonio Gargiulo98 e sul riordinamento del medagliere si è intrattenuto specialmente il Segretario Cav. Conforti, il quale, anche a scarico o diminuzione della propria responsabilità99, ha tenuto a mettere in evidenza come il trasferimento del medagliere, senza le cautele necessarie, avrebbe potuto offrire facile occasione a sottrazioni e a smarrimenti. L’ostinatezza del Prof. Ciaceri100 nell’aver voluto compiere l’esame delle monete nella stanza che aveva scelta per il suo ufficio, situata in località abbastanza lontana dalla stanza ove trovansi negli armadi del medagliere, fece poi perdurare una condizione di cose che era già troppo fosse stata tollerata nel trasporto della collezione da un punto all’altro del fabbricato. Tanto il Conforti quanto il Gargiulo mi hanno dichiarato che, veramente, il Canessa desiderava di non restare mai solo, e che, a volte, sospendeva, per tale motivo, il lavoro, fino a che uno almeno di essi si trovasse presente, ma, dall’insieme dei fatti raccolti, mi sono convinto che se il Canessa si fosse indotto a voler compiere una frode, questa non poteva certo essere impedita con la vigilanza esercitata dai nostri funzionari, e senza che perciò si possa a questi addossare una vera responsabilità. Si tenga presente: il Canessa si dedicò per molti mesi allo studio delle monete, fino a compiere l’esame di tutto il medagliere, all’infuori della parte concernente le nuove immissioni (1870) e, fra tutti, fu il solo veramente assiduo e che ebbe
Su carta intestata: «Direzione del Museo Nazionale degli Scavi di Napoli e Pompei»; Oggetto: «Medagliere»; Redatta a mano. Allegati n.°: «6». Risp. a nota del 14 luglio 1904, parzialmente riportata alla nota 54. Gli allegati nn. «1–4» e «6» sono in questa sede riportati in App. 4–8; per l’allegato «5» cfr. quanto specificato alla nota precedente. 98 A lato è scritto: «Allg. N. 1», cfr. sopra App. 5. 99 A lato è scritto: «2–4», cfr. sopra App. 6–8. 100 A lato è scritto: «3», cfr. sopra App. 7.
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la costanza di rimanere fin da quattro o cinque ore ogni giorno a tavolino senza muoversi. Era l’epoca del riordinamento del Museo, epoca in cui la confusione dominava sovrana e l’Istituto era divenuto una specie di cantiere, in cui lavoravano centinaia di operai. Il personale doveva essere quindi in continuo moto, per l’esecuzione degli ordini e contrordini del Direttore, i cui nervi (che sono raramente allo stato normale) erano giunti e si mantenevano al massimo grado di tensione, fino, come dichiarò egli stesso, ad ammalarne due volte. Pensare che, in simili condizioni, il prof Ciaceri, il quale aveva funzioni di Vice Direttore, il Conforti e il Gargiulo potessero attendere, non disturbati, al delicato compito loro affidato, sarebbe come immaginare cosa fuori del mondo reale, e le dichiarazioni in contrario che venissero fatte da quei funzionari, per timore di responsabilità, non sarebbero credibili. Dalle dichiarazioni del Conforti risulta poi che, al termine dell’orario, egli doveva consegnare le chiavi della collezione al Gargiulo, il quale veniva così a trovarsi possessore di tutte e tre le chiavi del medagliere. Nessun sospetto potrebbe nascere a carico di questo vecchio e fidato conservatore, ma sta intanto il fatto che, mentre l’esame del medagliere continuava ancora qualche ora e fino a notte, la vigilanza veniva indebolita. Del Ciaceri, si può esserne certi, il Direttore aveva bisogno ogni momento, e avrebbe quindi dovuto restare il Gargiulo, il quale, oltre al non dover del tutto trascurare altri suoi compiti, può, non difficilmente, aver ceduto a un lavoro prolungato giornalmente oltre l’ordinario e continuato tanto tempo e alle conseguenze dell’età. Nella sua deposizione del 17 giugno u.s. il Gargiulo ha dichiarato “penso con raccapriccio a quei giorni (l’epoca del riordinamento) e non so come, per il lavoro intenso che si compiva, io abbia potuto resistere alla fatica tanto eccezionale, aggravata dagli ordini, contrordini e disordini che facevano perdere la testa. Si entrava al mattino alle sette e si usciva la sera quando annottava, affranti dal lavoro e a volte mezzo inebetiti”. Non poteva perciò mancare al Canessa modo di eseguire frodi nel medagliere, tanto più facili perché trovavasi pure in possesso dei pezzi per effettuare le sostituzioni e aveva, in ogni caso, mezzo di procurarseli; e per la fiducia piena in lui riposta dal prof. Pais e dal prof. Ciaceri, un dilettante in materia che, per il compito assuntosi, doveva fare principalmente assegnamento sul provetto antiquario. Il Canessa fece uno studio a fondo del medagliere, ed ebbe cura di misurare e di pesare i pezzi di maggior pregio prendendo appunti e completandoli, quanto al valore, con dati propri o con quelli risultanti dal Babelons [sic]. A questa specie di studio pratico si era dedicato da ultimo anche il Prof.
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Ciaceri, come dall’unito elenco, scritto in lapis, incominciato, sotto dettatura, dal Conforti e poi proseguito dal Ciaceri stesso. La frode, se avvenuta, potrebbe essere stata compiuta mediante sottrazione o sostituzione di monete. La sottrazione non è prevedibile, perché poteva essere scoperta e perché al Canessa non mancavano, come ho avvertito, i mezzi di attuare invece la sostituzione, frode che per più ragioni, assai difficilmente, anche per difetto dei cataloghi, a lui certo non sfuggito, poteva essere accertata in modo indubbio. I due consegnatari del medagliere, Sig. Conforti e Gargiulo mi dissero che l’accertamento numerico sarebbero riusciti a farlo da soli e li misi perciò all’opera. Finora hanno contato circa 30.000 monete. A un certo punto credettero a una mancanza di cinque pezzi nel medagliere delle monete greche, ma in seguito sono stati rinvenuti confusi fra le monete romane. Lasciando che i due consegnatari, sulla cui onestà si può fare sicuro affidamento, continuino l’iniziato lavoro, il quale riesce, in ogni modo, utile per l’apposizione di molti cartellini mancanti, ritengo però che se frodi vennero commesse, queste potrebbero essere scoperte soltanto con l’esame qualitativo delle monete, fatto da persona competente. Il compito non sarà facile, né breve, e perciò occorrerebbe persona adatta, disposta a compiere uno sforzo, senza danno della diligenza del lavoro, per raggiungere l’intento il più sollecitamente che sarà possibile. I medaglieri da esaminare comprendono: 1° Fiorelli. Catal. a stampa monete greche. N.° 10.452 2° “ “ “ “ romane. “ 16.185 3° “ “ “ “ medio evo. “ 13.125 Cataloghi Collezione Santangelo 4° monete greche comprese le false e dubbie. “ 12.480 5° “ medio evo “ “ “ 1.698 6° Steevens [sic]–Numeri d’inventario “ 10.192 Guida poco sicura offrono per riscontro i cataloghi relativi alle collezioni Santangelo, per le monete greche e mediovali [sic], perché molto frequentemente riflettono, per ogni numero d’inventario, un gruppo di monete sommariamente descritte. Esempio: Undici piastre d’argento coniate in Napoli negli anni... Cinque monete d’oro dell’impero Austro Ungarico, sotto Carlo VI, Francesco I e Giuseppe II. Diciassette pezzi di aes–rude. N. 305 monete d’argento etc. Per la collezione Santangelo, monete romane, esiste il solo istrumento 5 agosto 1865. Di questa parte del medagliere si occupò il prof. Gabrici, ma i quattro fascicoli del relativo catalogo vennero trasmessi all’On.le Ministero, senza che, per quanto risulta, sia stata tenuta copia per il Museo.
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Generalmente quindi ed in ispecie per i medaglieri di maggior pregio, elementi di riscontro non mancherebbero, sebbene in qualche parte deficienti, come ha esposto il Prof. Ciaceri nell’unito promemoria del 20 aprile u.s. richiestogli durante l’inchiesta. Per eliminare il dubbio di sottrazioni e, più ancora, di sostituzioni, occorre certo l’opera di uno specialista, e circa la persona su cui far cadere la scelta non posso che rimettermi alla designazione che sarà per fare l’E. V. Nell’occasione mi permetto di richiamare l’attenzione dell’E. V. sulla convenienza di destinare contemporaneamente presso questo Museo un conservatore o funzionario di diverso grado competente, per affidargli la custodia del medagliere e per altre necessità di servizio, essendo frequente il caso di offerte di monete e di richieste di informazioni a cui non si può rispondere che evasivamente, poiché nessuno degli attuali impiegati del Museo è versato nella materia. In tal modo, mentre si provvederebbe ad una lacuna abbastanza sentita nel personale del museo, riuscirebbe anche più facile coprire lo scopo principale del riscontro del medagliere evitando il ripetersi di voci allarmanti. Giorni sono si è presentato qui il Sig. Sambon, chiedendo di poter esaminare, in concorso, mi pare, di un suo figlio, il medagliere. Gli ho fatto intendere che, per le condizioni del personale, non potevo, per il momento secondare la di lui domanda senza preventiva autorizzazione dell’On.le Ministero. A ciò sono stato indotto dal pensiero che non sia conveniente concedere ad un estraneo di maneggiare il medagliere, nonostante la sorveglianza che si potrebbe esercitare, finché non sia eliminato il dubbio di frodi avvenute, per non dare eventualmente il mezzo ai responsabili di trarne motivi a loro difesa. Il direttore incaricato Gattini 10) VERBALE DEL 7/XII/1905 ACS–ME101
SUI LAVORI DI RIORDINO DEL
MEDAGLIERE,
IN
Copia L’anno millenovecentocinque, il giorno sette del mese di dicembre, in una sala del museo nazionale di Napoli e precisamente nell’ufficio degli ispettori, si sono riuniti i Sigg. Prof. Ettore Gabrici, Cav. Vittorio Cremona, Cav. Luigi Conforti, Rag. Domenico Campana e Sig. Antonio Gargiulo per accedere alla ricognizione di quanto può essere contenuto in un armadio, di cui non si rinviene la chiave, esistente nella detta stanza. Prima d’altro si procede alla prova di diverse chiavi [...]
101 Copia effettuata in data non identificata. Redatto con macchina da scrivere su carta semplice. Nella trascrizione di questo documento come dei successivi fino all’App. 14 si omettono le parti ritenute non significative ai fini del presente contributo.
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Constatato vero che nessuna delle dette chiavi appartenevano all’armadio da aprire, si è di comune accordo stabilito di procedere all’apertura mediante scassinazione. Procedutosi a tale operazione si è aperto un armadio nel quale sono conservate parecchie monete e frammenti di terrecotte. Con riserva di procedere alla regolare identificazione delle dette monete e frammenti, si procede, le ore 12 min 20 alla chiusura dell’armadio mediante apposizione di suggelli. [firme] 11) VERBALE DEL 29/XII/1905 ACS–ME102
SUI LAVORI DI RIORDINO DEL
MEDAGLIERE,
IN
Oggi ventinove dicembre Millenovecentocinque i sottoscritti si sono riuniti per continuare il lavoro di ricognizione di cui è parola nel precedente verbale [App. 10] e dopo di aver constatato che i sigilli apposti erano intatti hanno incominciato la conta degli oggetti e monete contenute nell’armadio stesso. Al ripiano superiore si sono trovate N. sessantasei calchi in zolfo di monete romane, tre monete greche, due romane, una medioevale e tre moderne tutte di bronzo. Al secondo ripiano una scatola d’acciaio moderna; una cassettina con caratteri greci maiuscoli di piombo; una piccola kylix di bucchero con iscrizione e con un’ansa rotta. Nel ripiano terzo una cassetta N. 55 con duecentonove monete di bronzo romane e greche, una di bronzo romana e un calco di zolfo; una scatola N. 56 con centoottantuno monete di bronzo imperiale [sic] dell’Egitto; una scatola N. 54 con ventuno monete di bronzo imperiale dell’Egitto, un cassetto N. 28 con centocinquantuno monete di bronzo e due di argento antiche e moderne; un [sic] cassetta N. 46 con quarantacinque danari imperiali di argento; quindici sesterzi imperiali di bronzo; un medaglino di argento e una medaglia di piombo; cassetto N. 47 con trentacinque sesterzi imperiali pompeiani di bronzo e una moneta di bronzo greca; un cassetto N. 48 con venticinque sesterzi imperiali di bronzo; un cassetto N. 50 con settantadue danari di argento pompeiani e due monete di bronzo mediovali [sic]; un cassetto N. 49 con 34 monete di bronzo di Nerone (dico trentaquattro); un cassetto N. 51 con ventotto monete di bronzo imperiali e due di argento imperiale; un cassetto N. 52 con ventinove monetine d’argento; settantuno monete di bronzo e sette di piombo; un cassetto N. 53 con centottantaquattro monete di bronzo e due di argento. Stante l’ora tarda non essendo compiuta la verifica si è rimessa la continuazione a domani alle ore 14 e si procede alle ore quattro dico sedici e mezzo, alla chiusura dell’armadio mediante apposizione dei suggelli. [firme]
Copia effettuata in data non identificata. Redatto con macchina da scrivere su carta semplice.
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DOCUMENTI INEDITI PER LA STORIA DEL MEDAGLIERE DI NAPOLI
12) VERBALE DEL 30/XII/1905 ACS–ME103
SUI LAVORI DI RIORDINO DEL
MEDAGLIERE,
IN
Oggi trenta Dicembre millenovecentocinque i sottoscritti si sono riuniti per continuare il lavoro di ricognizione di cui è parola nel precedente primo verbale e dopo aver constatato che i sigilli apposti erano intatti hanno incominciato la conta degli oggetti e monete contenute nell’armadio stesso. Al ripiano quarto un pacco N. 27 con diciannove conii moderni imitazione di monete antiche dico diciannove monete moderne imitazione di monete antiche quasi tutte del Padovanino e un sesterzio antico di Claudio; pacco N. 35 con sei denari di argento della repubblica e cinque denari foderati della Repubblica; un pacco N. 30 con monete due di bronzo antiche e due di bronzo moderne; un pacco N. 29 con ventuno monete di bronzo greco; un pacco N. 32 con dieci monete di bronzo; un pacco N. 34 con nove monete di bronzo moderne provenienti da Ercolano; un pacco N. 45 con tre monete di bronzo di Nerone; un pacco N. 14, 15 e 17 con tre frammenti di ceramica antica e un anello di bronzo; un pacco N. 16 con mezzo ovo di bronzo laminato con lettere greche graffite; un pacco N. 33 con sei monete di bronzo del basso impero; un pacco N. 31 con quattordici monete di bronzo greche; un pacco N. 43 con quattro monete di bronzo di Nerone, un pacco N. 44 con sette monete di bronzo di Nerone; un pacco N. 41 con cinque monete di rame moderno; un pacco N. 42 con undici monete di bronzo imperiale e un contorniato di bronzo; un pacco N. 40 con nove monete di bronzo bizantino; un pacco N. 39 con tre soldi di Vittorio Emmanuele II e due pezzi di due centesimi di Umberto I=; un pacco N. 38 con tre monete di bronzo borboniche; un pacco N. 37 con tre monete di bronzo greche; un pacco N. 36 con cinque monete di bronzo estere; un pacco N. 23 con una medaglia commemorativa in bronzo; un pacco N. 22 con una medaglia sacra di argento; un pacco N. 21 con una medaglia sacra di bronzo; un pacco N. 20 con una medaglia commemorativa di Garibaldi in bronzo; un pacco N. 19 con una medaglia di Quintino Sella in bronzo; una busta N. 18 con una lettera alla Direzione in data 27 dicembre milleottocentoottantatre; una cassetta N. 25 con duecentodiciannove monete e medaglie di bronzo in gran parte false; una cassetta N. 26 con duecentottantotto monete di bronzo greche e romane. Al ripiano inferiore cassetta N. 6 con ventinove frammenti di terrecotte figurate e di vasi antichi, più un frammento d’iscrizione in marmo; cassetta N. 5 con quarantasei frammenti di terrecotte figurate e di vasi antichi a vernice nera con rilievi; cassetta N. 7 con uno scifo, quattro frammenti di vaso greco a figure rosse; frammenti di lucerna fittile e tre frammenti di metallo bianco lavorato e tre pezzi di minerale bianco; nove mattoni e frammenti di mattoni con bolli; quattro frammenti di lastra marmorea con iscrizione latina; tre frammenti di terrecotte figurate; un frammento di lastra di cipolCopia effettuata in data non identificata. Redatto con macchina da scrivere su carta semplice.
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lino con graffito greco di color nero; quattro frammenti di lastra di marmo giallo. Avendo constatato che nient’altro è racchiuso nell’armadio i sottoscritti procedono alla chiusura del medesimo consegnandone le chiavi al cav. Luigi Conforti. [firme] 13) VERBALE DEL 30/XII/1905 ACS–ME104
SUI LAVORI DI RIORDINO DEL
MEDAGLIERE,
IN
Copia Oggi 30 dicembre 1905, in conformità delle disposizioni ministeriali, contenute nella lettera del 12 dicembre 1905, i sottoscritti si sono recati nei depositi di questo museo, di dove hanno estratto le seguenti monete, rinvenute dal sig. Conservatore Luigi Corazza in una cassetta insieme ad alcuni frammenti di terrecotte e a due pietre incise. Argento – denari della Rep= Romana 27 (ventisette) Id – vittoriato 1 (uno) Id – quinarii 2 (due) Id – monetina di Phistelia 1 (uno) Bronzo – sestante della Rep= Romana, fuso 1 (uno) Id – monete battute della Rep=, dell’Impero 11 (undici) – Monete della M. Grecia 8 (otto) Id ———————————————– Totale n. 51 (cinquantuno) Dette monete che sono in numero di cinquantuna sono state consegnate al Cav. Luigi Conforti, perché le immetta nel medagliere, di cui è consegnatario. [firme] 14) VERBALE DEL 27/I/1906 ACS–ME105
SUI LAVORI DI RIORDINO DEL
MEDAGLIERE,
IN
Copia L’anno millenovecentosei il giorno ventisette del mese di gennaio nell’ufficio degli ispettori del Museo Nazionale di Napoli, alla presenza dei sig. Prof. Ettore Gabrici, Cav. Luigi Conforti, Cav. Vittorio Cremona e Ragioniere Domenico Campana, si è proceduto all’apertura forzando la serratura di un armadio quadrangolare del quali il consegnatario Cav. Conforti non ha rinvenuto mai le chiavi. Nel detto armadio si sono rinvenute le monete appresso numerate le quali sono conservate in diversi tiretti che hanno un numero progressivo:
Copia effettuata in data non identificata. Redatto con macchina da scrivere su carta semplice. 105 Copia effettuata in data non identificata. Redatto con macchina da scrivere su carta semplice.
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DOCUMENTI INEDITI PER LA STORIA DEL MEDAGLIERE DI NAPOLI
Scompartimento N. 1 e N. 1 Tiretto – Monete di argento venticinque, della Repubblica Romana – N. 2 – Monete di argento venticinque, della Repubblica Romana – N. 3 – Monete di argento venticinque, della Repubblica Romana – N. 4 – Monete di argento venticinque, della Repubblica Romana – N. 5 – Monete di argento venticinque idem idem – N. 6 – monete di argento venticinque, idem idem. – N. 7 – Monete di argento venticinque idem idem. N. 8 – Monete di argento venticinque, Danari della Repubblica. N. 9 – Monete di argento venticinque, Danari della Repubblica e dello Impero. N. 10 – Monete di argento venticinque – Danari della Repubblica e dell’Impero. N. 11 a 20 incluso tiretti vuoti. N. 21 – quarantotto aurei dell’Impero. N. 22 – quarantacinque monete d’oro tra antiche e moderne di cui due false o meglio imitazione in oro. N. 23 vuoto. N. 24 – quarantotto danari dell’impero di argento. N. 25 – quarantotto monete idem di argento. N. 26 – quarantotto monete di argento idem. N. 27 – quarantotto monete di argento idem. N. 28 – quarantotto monete di argento idem. N. 29 – quarantotto monete di argento idem. 30 – quarantotto monete di argento idem. 31 – quarantotto idem. N. 32 – quarantotto idem. N. 33 – quarantotto idem. N. 34 – quarantotto idem. N. 35 – quarantotto idem. N. 36 – quarantotto idem danari dell’Impero. N. 37 – quarantotto idem. N. 38 – quarantotto idem. N. 39 – quarantotto idem. N. 40 – quarantotto idem. N. 41 – venticinque idem. N. 42 – venticinque idem. N. 43 – venticinque idem. N. 44 – venticinque idem. N. 45 – venticinque idem. N. 46 – venticinque idem. N. 47 – venticinque idem. N. 48 – venticinque idem. N. 49 – venticinque idem. N. 50 – venticinque idem. N. 51 – venticinque idem. N. 52 – Due idem Danari dell’Impero. N. 53 – Due monete di Cales di argento. Fino al 60 vuoti. Tre cassettini sottostanti vuoti, nel primo dei quali si è rinvenuta una monetina di bronzo. Negli altri tre scompartimenti si sono rinvenuti tiretti numerati da 61 al 240 tutti vuoti compreso i nove cassettini sottostanti. Letto e sottoscritto dopo averne data consegna all’intervenuto cav. Conforti. [firme] 15) RELAZIONE GABRICI DEL 6/VIII/1906 106 GLIERE, IN ACS–ME
SUI LAVORI DI RIORDINO DEL
MEDA-
Il lavoro di verifica del Medagliere di questo Museo fu da me iniziato il 12 giugno dell’anno decorso, con l’assistenza continua del Segretario Luigi Conforti, quale consegnatario di esso, e del consegnatario Sigr Antonio Gargiulo
Su fogli protocollo redatti a mano. In alto al centro timbro protocollare: «MUSEO NAZIONALE E SCAVI DI NAPOLI E POMPEI IN NAPOLI. GIORNO 13 MESE 8 ANNO 1906. N° PROT. 2436 CLASS.ARCH.». In Alto a sinistra: «Direttore». Al centro a sinistra: «Allegati n. sei». Indirizzata all’«Ill.mo Sig. Direttore del Museo Nazionale di Napoli».
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quale testimone. Per il regolare andamento del lavoro lungo ed intricato si convenne da principio, che nessun armadio dovesse aprirsi, senza l’intervento di noi tre, che ciascuno inoltre conservasse una delle tre chiavi, occorrenti all’apertura di ciascuno armadio, e del lavoro compiuto quotidianamente restasse traccia in processi verbali, che trovansi raccolti in apposito libro. Entrando subito in materia, dirò a Va Sa Illma, che il mio lavoro sarebbe stato compiuto in un termine di tempo assai più breve, se non avesse subìto lunghe interruzioni, determinate da infermità e da varie altre cause a lei note, che tralascio di ricordare. Ma non tralascerò di farle notare, che il mio lavoro fu ad ogni passo intralciato dallo spaventevole disordine in cui trovai le serie monetali. Trovai monete di una regione confuse con quelle di un’altra; monete greche confuse con le romane; monete della raccolta Stevens confuse con quelle già catalogate da Fiorelli! Trovai inoltre molte monete delle immissioni posteriori al 1870, aventi il numero di inventario generale, riunite in un gruppo cui era stato dato un nuovo numero progressivo, perché del primo non esisteva più traccia. Citerò fra queste una rara moneta di Atella (n° 115749) donata dal prof. Sogliano nell’anno 1887, un medaglione di Faustina N. 110567 ed una moneta di Todi N. 111255; i quali pezzi si ritenevano perduti, essendo stati mescolati alle monete di deposito. Fra le monete catalogate da Giuseppe Fiorelli, quelle del ducato napoletano fino a Francesco II di Borbone dovettero essere una per una riordinate ex novo. Mancavano diversi pezzi fra le 53 monete, quasi tutte rarissime, del ripostiglio di Montedoro, acquistato per lire novecento, che furono da me ritrovati per caso fra monete di scarto, e riconosciuti dalla patina piombina (n.° d’Inv. 114479–114523). Trovai pure negli armadii un certo numero di oggetti appartenenti ad altre collezioni, come a dire pietre incise, piccoli bronzi, numerosi frammenti d’argento della collezione Stevens, che non hanno nulla da vedere con le monete. Tutto questo disordine è deplorevole ma riparabile, v’è invece qualche danno forse irreparabile nei riguardi scientifici. Accenno alla confusione riscontrata in qualche ripostiglio e in varii gruppi di monete provenienti da Pompei. Nel notissimo ripostiglio di Maserà, che doveva comprendere 1208 ½ monete (n.° d’Inv. 113396) ho trovato quattro monete in più, che ho dovuto metter da parte. Un ripostiglio intero di monete di Corinto fu raccolto in fondo a un sacchetto, racchiudente monete di scarto e per fortuna riconosciuto dalla sua patina speciale. Varii depositi di monete pompeiane, come ad esempio i due segnati con i numeri di inventario 113076–113123 e i 113124, non hanno più una parte delle monete di cui erano costituiti all’epoca della loro immissione, e spesso le mancanze trovansi supplite con monete di epoca posteriore a quella del seppellimento di Pompei. Tale è il caso del deposito N. 120152, dove sesterzii di Claudio furono sostituiti con altri di Galba e dove, in luogo di dieci monete della Repubblica romana, trovai dieci monetine quasi tutte di epoca costantiniana!
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DOCUMENTI INEDITI PER LA STORIA DEL MEDAGLIERE DI NAPOLI
Le monete del deposito provenienti da Pompei, che furono sempre tenute da parte, oggi sono confuse con l’immenso numero di monete di scarto del Medagliere. Quale sia il danno di tale confusione nei riguardi scientifici, è facile dimostrare. Delle monete trovate in Pompei non fu mai fatta una statistica, la quale offrirebbe un prezioso contributo d’osservazioni di indole economica e gioverebbe ad assodare i rapporti commerciali di Pompei con paesi dell’Oriente. Oggi una tale indagine è pressoché impossibile! In ogni parte del Medagliere apparivano le tracce di un disordinato e tempestoso spostamento. Una monetina d’argento di Posidonia (Fiorelli n. 2592) che si riteneva perduta, fu a caso trovata da un inserviente del Museo in una tavoletta di risulta, e rimessa da me in collezione. Non così è avvenuto per parecchie altre monete non ritrovate, come esporrò in seguito. La verifica fu eseguita sulla scorta dei cataloghi editi da Giuseppe Fiorelli, dell’inventario generale, dei singoli inventari notarili, per quelle monete che il Fiorelli non arrivò a catalogare, nonché di altri documenti d’archivio, dei quali ho potuto disporre. Quasi tutte le medaglie della collezione dello Stato non hanno numero di inventario e non esistono per esse, come pare, documenti d’archivio, in guisa che mi limitai a constatarne il numero. Alla stessa stregua furono considerate molte migliaia di monete, medaglie, tessere, gettoni disposti in sacchetti e cassettini. Da tutto questo nucleo non potei fare a meno di staccare 3230 pezzi dei varii metalli monetati, fra cui 334 di oro, che il pregio della conservazione, e in molti casi della rarità, rendeva degni di speciale menzione. E detti loro un numero progressivo da 1 a 196, tenendo conto, nel raggrupparli, delle loro affinità riguardo al tempo e al luogo di immissione. Feci tra le monete dei depositi una scelta sommaria delle più evidenti falsificazioni moderne, fra cui 38 di oro, di varia lega, che misi da parte, senza tenerne conto nella somma totale. Furono inoltre calcolate 1761 monete di varii metalli, non inventariate, le quali stavano dapprima nella stanza del Direttore di questo Istituto e dopo varie vicissitudini passarono in un armadio della stanza degl’Ispettori all’ultimo piano. Ma essendo stata smarrita la chiave (sic!) durante i continui spostamenti di sede, la verifica di queste monete fu eseguita da una commissione nominata da V.S., come risulta dal verbale del 7 dicembre 1905. Altre 1436 monete, provenienti in gran parte, come pare, dagli scavi di Pompei, furono trovate in un armadio rettangolare, di cui pare erasi perduta la chiave, e verificate anch’esse da una commissione, come attesta il verbale del 27 gennaio 1906. Riunendo le cifre di tutte le monete, medaglie, tessere, gettoni del Medagliere dello Stato, si raggiunge la cospicua cifra di 81568 monete (vedi Allegato I) [App. 16]. Bisogna poi aggiungere la cifra delle matrici, punzoni e conii che è di 741 (vedi Allegato II) [App. 17]. Per il Medagliere della collezione Santangelo furono contate 44806 tra monete, medaglie e tessere, e furono calcolate in questa cifra pure i 2494 tornesi dei principi di Acaia, immessi con verbale del 18 gennaio 1887 (vedi Allegato III) [App. 18].
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Sicchè tra monete dello Stato e monete Santangelo il Museo di Napoli possiede fino ad oggi, salvo errore od omissione, 126374 pezzi, cui devonsi aggiungere 741 pezzi fra matrici, punzoni e conii. L’Allegato IV [App. 19] contiene l’elenco delle monete descritte negl’inventarii o cataloghi che da me furono riconosciute o ritoccate col bulino o sospette o false addirittura. Ma l’elenco non è da ritenersi proprio completo, essendo che diverse altre ne esistono fra le imperiali di scarto della raccolta Santangelo. Nell’elenco a cui accenno, non sono comprese le monete riconosciute false e messe da parte dall’antiquario Cesare Canessa, richiesto dell’opera sua dalla cessata Direzione come è noto alla S. V. e al Ministero. Ciò non pertanto sorprende il constatare che, dopo l’epurazione del Medagliere, fatta da un perito antiquario, io abbia ritrovato un numero così considerevole di monete false, sospette, ritoccate. Era peraltro noto da lunga pezza agli studiosi competenti di Numismatica, che nel Medagliere di Napoli esistessero diverse monete false. Il prof. G. De Petra conserva una parte di un elenco di monete riconosciute false dall’insigne numismatico Imhoof–Blumer, fra quelle esposte al pubblico. Alcune di esse ricordo di averle riconosciute anch’io prima del mio allontanamento dal Museo di Napoli. Ma confesso, che non avevo idea delle falsificazioni di questo Medagliere nella misura che purtroppo ho constatato. Le monete false più comuni sarà facile surrogarle con altre già esistenti negli abbondanti depositi e ripostigli del Medagliere; ma quelle assai rare non potranno esser surrogate per ora, come ad esempio il denaro della Numitoria (Fiorelli 2169) valutato lire 120, quello della Cassia, (Fiorelli n. 3105) valutato lire 120, il denaro di Gordiano padre (Fiorelli n. 11539) che vale almeno lire 120 e il sesterzio di Gordiano figlio l’Africano (Fiorelli n. 11546), che vale almeno lire 100. La verifica dette occasione di segnare numerose divergenze fra la descrizione contenuta nel testo dei cataloghi a stampa e gli originali esistenti nelle collezioni. Delle divergenze, che non erano di tale natura da rendere possibile il sospetto sull’identità della moneta tralasciai di far menzione, ma quelle che a tale sospetto possono dar luogo le segnai nell’Allegato V [App. 20] a discarico di responsabilità di chi in seguito sarà consegnatario del Medagliere. Tra queste ultime vanno segnalate talune monete, la cui poca corrispondenza con il testo del catalogo non può far pensare a poca esattezza di chi le descrisse o a mende tipografiche, ma ha tutta l’apparenza di vere e proprie sostituzioni. Citerò, ad esempio, la moneta di Cuma, segnata in catalogo col n. 923, la quale, secondo la descrizione del Fiorelli, dovrebbe offrire sul rovescio , ostrica e conchiglia pecten, invece ha ed ostrica sormontata da un serpe. Citerò il tetradramma di Messana (Fiorelli n. 4584) che, secondo il catalogo, dovrebbe avere locusta marina, ossia gambero sotto alla lepre, ed invece ha locusta che si posa sur un grappolo d’uva con foglie e tralcio. Citerò la moneta di bronzo siracusana (Fiorelli n. 5486), che
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dovrebbe avere sul diritto la testa di Giove barbata e laureata a. s., ed invece ha la testa di Cerere a sin. coronata di spighe. Citerò pure il denaro repubblicano n. 3142, che in luogo di avere il nome di GELLIVS ha quello di BARBATIVS. Al n. 3467 delle monete medievali, in luogo di un cavallo di Ferdinando di Aragona, della Zecca di Brindisi, ne trovai uno del tipo ordinario col T sotto al piede del cavallo. E fra le greche della collezione Santangelo trovai una moneta d’argento dei Brettii al posto di un didramma di Velia! (Nn. 5448–50); ed inoltre la moneta d’oro di Martino II della stessa raccolta (n.° 1115) è simigliante ai numeri descritti di poi dal Fiorelli e non ha quei distintivi di zecca che il Fiorelli descrive. Va pure qui notato riguardo la collezione Santangelo, che il numero complessivo di pezzi da me contati supera di molto quello consacrato nell’inventario manoscritto del notaio Scotto. Ivi si ha un numero complessivo di 42729 pezzi, così distinti per la qualità del metallo: oro 832, arg.to 15993, bronzo 25904; secondo il computo mio, il numero complessivo raggiunge la cifra di 44806 pezzi così ripartiti: oro 833; arg.to 16497; bigl. 2734; br. dorato 20 (medaglie); bronzo e rame 24077 (medaglie); metallo bianco 380; piombo 265 (med. Tess., sigilli). Tale differenza di 2077 pezzi in più è dovuta come credo al fatto, che in questo ultimo computo fu tenuto conto di molte monete di scarto di cui nell’inventario non è fatto cenno. L’Allegato VI [App. 21] contiene l’elenco delle monete che non mi è riuscito ritrovare. Questo punto della relazione richiede che sia discusso con la massima esattezza perché su di esso si fondano le conclusioni, che sono per trarre. Comincio dal Medagliere dello Stato. La monetina mancante fra le greche ai nn. 4709–4711 è un bronzetto di Panormus, della cui mancanza non risente punto il Medagliere, avendone altri due esemplari. L’altra non trovata al n. 10378 è una moneta di potenna della serie imperiale di Egitto, di pochissimo valore. Il sesterzio di Traiano descritto al n. 7501 è annoverato fra le monete non comuni, e il suo valore non si può determinare ignorandosene il grado di conservazione. Le tre monete della serie medievale e moderna mancanti, sono fra le più comuni del Ducato napoletano. Fra le immissioni posteriori al 1870 manca una monetina estera di Danimarca, del valore di pochi soldi, segnata col n. di inventario 109935; mancano al n. 112311 nove monete di bronzo corrose immesse il 24 ott. 1881, da notamento di Ercolano 31 marzo 1874, stimate L. 1,35; manca una piastra di Ferdinando II di Napoli del 1849, immessa il 4 aprile 1898 col n. d’inv. 124549 bis del valore di lire 5, e mancano pure 140 monete americane che contornavano una goliera di cuoio. Queste ultime sospetto che siano state inviate al Museo Etnografico di Roma; ma non posso per ora controllare ciò con la scorta dei documenti d’archivio. Mancano inoltre 12 monetine di bronzo siracusane, di bello stile, acquistate il giorno 15 ott. del 1901 al prezzo di lire venti, ed immesse il 24 ott. del 1901 a firma Castellani e Pais coi n. d’inv. 126101–126112. Tali monetine, per quanto abbia ricercato, non sono riuscito a trovare e dai verbali che il
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consegnatario Conforti conserva, risulta che lui non ve le trovò, quando prese in consegna il Medagliere. Delle mancanze constatare ora nella raccolta monetale Stevens non ho bisogno di fare speciale menzione, essendo ben note al Ministero le vicende di quel piccolo medagliere, sul quale ebbi ad esprimere il mio parere nelle relazioni del 7 ottobre 1901 e 28 novembre dello stesso anno. Nella collezione Santangelo constatai l’assenza di alcune monete greche, tutte bronzetti di pochissimo valore eccettuata la monetina d’argento di Eraclea ai n. 3643–63, che, se ben conservata potrebbe valere poche lire. Le mancanze ammontano al n.° di 21. Mi corre l’obbligo però di osservare che, esaminando caso per caso, alcune delle notate mancanze, queste vanno ascritte piuttosto a un errore di numerazione del Fiorelli. Difatti ai numeri 3845–56 figurano solo due monetine, che dovrebbero essere invece DODICI. Poiché nella tavoletta corrispondente non è riservato lo spazio per le altre 10 monete, che sarebbero mancanti, potrebbesi supporre che chi segnò i numeri, invece di scrivere 3845–46, abbia scritto 3845–56, saltando 11 numeri. Il n. 6696 manca addirittura nella numerazione sulla tavoletta che dovrebbe comprenderlo. Altri errori di numerazione parrebbero doversi riconoscere ai n.i 8201–8206 e 10573–86. E tanto più sono indotto a ricorrere a tale spiegazione per questi quattro casi, in quanto che in diversi altri ho trovato nelle tavolette monete in più, come al numero 3739–3771 (una in più), ai n. 6458 (tre monete in più), ai n. 9014–9019 (una in più). Fra le monete greche di scarto constatai una differenza di trenta pezzi, avendone io contate solo 932 in luogo di 962, quante ne sono indicate da Fiorelli nella prefazione al catalogo delle monete greche della raccolta Santangelo. La moneta mancante fra le medievali al n. 837 è un cavallo di Ferdinando d’Aragona, assai comune. Concludendo dirò, che la presente verifica non solo è valsa ad accertare il numero effettivo di monete esistenti nel Medagliere di questo Museo, ma varrà altresì a richiamare l’attenzione della Sa Va Illma sopra il numero considerevole di falsificazioni in esso oggi esistenti, alcune delle quali sostituiscono monete di valore, come ho fatto notare più sopra. Quanto alle monete mancanti del Medagliere dello Stato, si può osservare, che sono per lo più monetine di bronzo di poco valore. Il numero di esse è stato accresciuto dalla fretta e dalla impreparazione con cui venne eseguito lo spostamento generale delle collezioni numismatiche. Peraltro la mancanza in blocco del recente acquisto di 12 monetine di Siracusa (n. d’inv. 126101–126112) non può essere attribuita a dispersione di sorta, e di essa va ricercata la ragione in altre cause, che non tocca a me di indagare. Neppure si spiega la mancanza di 30 monete greche nei depositi della collezione Santangelo. Ma prima di chiudere la presente relazione devo fare un cenno dello stato in cui trovasi oggi questo Medagliere. Spostato bruscamente senza alcun piano prestabilito, distrutti gli armadii a mensola, le monete furono chiuse in parte nei
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vecchi armadi farnesiani, restaurati alla meglio. Ma questo lavoro non essendo stato preceduto da un calcolo esatto dello spazio occorrente e della qualità delle tavolette adattabili alle monete, conseguì che tutte le serie stanno a disagio dove si trovano, e moltissime monete, specialmente l’aes grave vanno soggette ad attriti dannosi. Ben altrimenti occorreva provvedere ad esse, volendo eseguire uno spostamento generale, come fu fatto; ed io non esito ad affermare, che il Medagliere del Museo di Napoli, quale fu costituito mediante le cure amorose di G. Fiorelli, era organizzato assai meglio prima che oggi non sia. Bastava ovviare ad alcuni piccoli inconvenienti di luce, bastava garentire le monete dal contatto diretto con la vernice sottostante degli armadi e tutto era fatto. Ma si è voluto fare il grande rimutamento, senza avere la preparazione e le attitudini necessarie ed oggi le monete non possono rimanere come stanno. Solo chi non era animato da vero amore per la scienza e, questa subordinava alla sua ambizione, chi non comprendeva il grave danno che sarebbe derivato da un frettoloso spostamento di tante migliaia di minuscoli monumenti, quali sono le monete, poteva ridurre la prima collezione numismatica d’Italia allo stato caotico in cui trovavasi fino a poco tempo fa. A qualche serio inconveniente ho rimediato appena compiuta la verifica, per evitare gli appunti quotidiani dei visitatori. Ho rifatto finora da capo l’ordinamento delle monete antiche esposte, perché quello che esisteva era stato eseguito senza alcun criterio scientifico e badando unicamente al grado di conservazione. Ho pure rimesse negli armadî alcune monete false, che erano esposte e che costituivano la sorpresa di ogni persona competente. Per debito di verità devo far rilevare a V.a S.a, che, durante la lunga e faticosa verifica, ebbi grande sollievo dall’assistenza costante ed intelligente del bravo Conservatore Antonio Gargiulo, il quale mi prestò tutti gli aiuti materiali, di cui avevo bisogno per menare a termine il mio lavoro. Ma molto ancora occorre fare. Gli armadii che si vedono nel Medagliere sono per metà inutili, perché mancanti delle tavolette interne; l’aes grave ha bisogno di un collocamento a parte; i ripostigli devono essere ordinati anch’essi in un armadio a parte; le immissioni posteriori al 1870, che giacciono in tavolette sovrapposte l’una all’altra, dovranno essere rifuse con le monete già catalogate da Fiorelli; i punzoni e conii della zecca di Napoli, che dapprima erano tutti esposti, oggi sono ammassati negli armadii delle monete, minacciandone la solidità perché la Direzione possa provvedere a questi bisogni urgenti e ad altri, che mi astengo per ora dal ricordare, mi riservo di presentare presto all’approvazione della S.a V.a Ill.ma un progetto concreto e il più che sia possibile compiuto. Napoli 6 agosto 1906 Ettore Gabrici
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16) ALLEGATO I ALLA RELAZIONE GABRICI DEL 6/VIII/1906107 Allegato I
Prospetto delle monete, medaglie e tessere esistenti nel Medagliere del Museo Nazionale di Napoli
Collezione dello Stato. Oro Argento Biglione Monete, Medaglie e Tessere Monete Greche descritte da G. Fiorelli 142 3405 450 Monete romane della Repubblica descritte da G. Fiorelli 17 2962 Monete romane dell’Impero [descritte da G. Fiorelli] 853 2303 342 Medaglioni [descritti da G. Fiorelli] Contorniati [descritti da G. Fiorelli] Tessere [descritte da G. Fiorelli] Monete medievali descritte da G. Fiorelli 318 1575 1197 Monete moderne [descritte da G. Fiorelli] 311 3604 540 Bolli Tessere e gettoni Monete e medaglie immesse dopo la pubblicazione del catalogo di G. Fiorelli fino ad oggi (dal 1870-1906) 141 3659 95 Medaglie, monete e tessere del deposito, alle quali fu dato ora per la prima volta un numero d’ordine da 1–196 334 1408 142 Monete quasi tutte provenienti da Pompei, racchiuse in sacchetti 9 Monete, tessere, gettoni di varia provenienza e di vari metalli (biglione, rame, ottone) racchiusi in cassettini Monete e medaglie che stavano dapprima nella stanza del Direttore (V. verbale del 7 dicembre 1905) 170 Monete racchiuse nell’armadio quadrangolare (V. verbale del 27 gennaio 1906) 93 1342 Monete della collezione Stevens 71 588 Medaglie 70 685 [Totali] 2350 21710 2766
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Bronzo dorato
Bronzo Piombo Totale e stagno parziale 6455 510 9000 35 85 78 1878 3528 87 87 7321 1 10452 3489 12498 35 85 78 4968 7983 87 87 11217
Totale compl.
1317 18005 7467 1589 1 299 6263 63831
29
3230 18014 7467
2
1761 1436 963 7718
94 94
5 606 817
81568
Su fogli protocollo redatti a mano da E. Gabrici; «Allegato I» della relazione riportata in App. 15. Nelle ultime 7 righe sono riportate le immissioni posteriori al 1870 di parte delle quali viene data notizia nei verbali sopra riportati alle App. 10–14. Il totale complessivo riportato in basso nella colonna di destra come «81568», alla luce del computo delle voci precedenti, va considerato una svista per «91568».
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17) ALLEGATO II ALLA RELAZIONE GABRICI DEL 6/VIII/1906108 Allegato II
Prospetto delle matrici, punzoni e conii esistenti nel Medagliere del Museo Nazionale di Napoli
Collezione dello Stato. Matrici, Punzoni, Conii Matrici, punzoni e conii descritti da G. Fiorelli Matrici, punzoni e conii immessi dopo la pubblicazione di G. Fiorelli Acciaio (pezzi) 683 58 Totale parziale 683 58 Totale complessivo 741
18) ALLEGATO III ALLA RELAZIONE GABRICI DEL 6/VIII/1906109 Allegato III
Prospetto delle monete, medaglie e tessere esistenti nel Medagliere del Museo Nazionale di Napoli – Collezione Santangelo
Monete Monete Greche descitte da G. Fiorelli Monete greche di scarto Monete del medio evo descritte da G. Fiorelli Monete della Repubblica romana Monete dell’Impero romano1 Monete moderne Ripostiglio di monete dei principi di Acaia (verbale del 18 gennaio 1887) Medaglie e Tessere Medaglie e sigilli Tessere fra cui diverse frazioni d’asse di bronzo imperiali Totali
1
Oro Argento Biglione 150 210 11 319 122 5916 313 745 4866 3713 736 2494 21 208 240
Bronzo dorato
Bronzo Metallo Piombo Totale e rame bianco parziale 6414 611 503 875 13452 1310 1 3 5753 17487 2168 2494 8 12480 932 1698
Totale compl.
20
869 43 24077
368
49 216 265
1535 259 44806
833
16497
2734
20
380
44806
Molte monete sono di biglione, ma furono considerate fra quelle di argento, perché non sempre è possibile fare una distinzione netta fra i due metalli.
Su fogli protocollo redatti a mano da E. Gabrici; «Allegato II» della relazione riportata in App. 15. 109 Su fogli protocollo redatti a mano da E. Gabrici; «Allegato III» della relazione riportata in App. 15.
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19) ALLEGATO IV ALLA RELAZIONE GABRICI DEL 6/VIII/1906110
Allegato IV
Collezione numismatica dello Stato. Prospetto delle monete false, ritoccate col bulino, sospette.
Su fogli protocollo redatti a mano da E. Gabrici; «Allegato IV» della relazione riportata in App. 15.
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20) ALLEGATO V ALLA RELAZIONE GABRICI DEL 6/VIII/1906111 Allegato V Collezione numismatica dello Stato Monete che non rispondono alla descrizione del catalogo edito dal Fiorelli.
Su fogli protocollo redatti a mano da E. Gabrici; «Allegato V» della relazione riportata in App. 15.
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21) ALLEGATO VI ALLA RELAZIONE GABRICI DEL 6/VIII/1906112 Allegato VI Collezione numismatica dello Stato Elenco delle monete non ritrovate.
Su fogli protocollo redatti a mano da E. Gabrici; «Allegato VI» della relazione riportata in App. 15.
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Collezione numismatica dello Stato Elenco delle monete non ritrovate.
22) RELAZIONE GABRICI DEL 7/XII/1906 SUI LAVORI DI RIORDINO DEL MEDA113 GLIERE, IN ACS–ME COPIA §§§§§§§§§§§§§§§§ Napoli 7 Dicembre 1906 Ora che la verifica generale del Medagliere è terminata, e che la S. V. Ill. ha esaminato con la sua ben nota sagacia la relazione, che ebbi l’onore di presentarle intorno ai risultati di detta verifica, è tempo che io sottoponga all’esame di Lei una serie di proposte, intese a dare un migliore e definitivo assetto a questa importante raccolta di monumenti, che forma una delle più notevoli e ricche sezioni del Museo Nazionale di Napoli. Alcune di esse sono già note a V.S. perchè durante la verifica ebbi a farne oggetto di speciali rapporti, in data 18 Luglio, 30 Agosto, 9 Ottobre 1905. Riferendomi a queste precedenti relazioni, Le dirò, che per dare un definitivo rassetto al nostro Medagliere e metterlo alla pari delle altre grandi raccolte numismatiche del mondo, occorre provvedere: a) ad assegnargli una sede più degna nel nostro Istituto, non essendo adatta quella presente, per ragioni di sicurezza, di luce, e di temperatura; b) dare alle monete un ordinamento materiale, che risponda meglio al fine di non farle sciupare coi continui attriti, e di raggrupparle in modo più omogenio [sic];
Copia dell’originale redatta con macchina da scrivere, originariamente allegata a una relazione inviata al MPI dal Gattini in data 17/VII/1908 e conservata in ACS–ME. Su carta semplice. In alto a sinistra è riportata a macchina l’intestazione originaria della carta: «Museo Nazionale e Scavi di Napoli e di Pompei»; Oggetto: «Proposta di sistemazione e di riordinamento scientifico del Medagliere». Indirizzata all’«Ill.mo Sig. Direttore del Museo Nazionale di Napoli».
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c) continuare la pubblicazione dei cataloghi a stampa, rimasta interrotta dal 1870. I monumenti numismatici, com’ebbi ad esporre a V.S. nella relazione del 9 Ottobre 1905, per le loro dimensioni e la loro preziosità intrinseca, devono essere custoditi in ambienti non accessibili a chiunque voglia introdursi. Poco giova che le monete si tengano chiuse in solidi armadi, quando nella sala, dove questi si trovano, possono entrare i visitatori. Può bene accadere infatti, che, nel tirar fuori le tavolette degli armadi, qualche moneta caschi a terra di rimbalzo, senza che i presenti se ne avvedano, e che dipoi, quando che sia, un visitatore se la raccolga e tiri avanti. Un medagliere bene ordinato deve avere sale da esposizione e sale da deposito e da studio. Per le prime può circolare liberamente il visitatore; non così per le ultime, che devono essere accessibili solo a chi ne ha la custodia o a studiosi ben noti, la cui nettezza deve essere fatta, non altrimenti che nel tesoro d’una banca, alla presenza del consegnatario. Potrebbesi al caso presente osservare, che basterebbe munire di porte i due vani d’accesso alla gran sala del Medagliere, per rimediare alla poca sicurezza. Rispondo, che tale espediente rimovrebbe di certo tale pericolo, ma non eliminerebbe gravissimi inconvenienti. Un salone come quello del nostro Medagliere, lungo M: 13,75, largo m. 6,43, che ha uno stretto vano di luce nei giorni di buon tempo, oscuro quando piove e quando si è costretti di stare con le vetrate chiuse. Questa mancanza di luce ebbi a deplorare durante la lunga verifica delle monete, specie quando fui costretto a lavorare presso gli armadi più discosti dalla finestra. Le monete per la loro piccolezza richiedono ambienti luminosi, senza di che mettono a dura prova l’organo visivo di chi le studia. Da questo punto di vista il salone, dove oggi sono contenuti gli armadi del Medagliere nel Museo Nazionale di Napoli, è inadatto. Ma neppure per altre ragioni esso risponde al fine cui fu destinato. Nella citata relazione del 9 Ottobre, feci notare a V.S. che esso è freddissimo nei mesi d’inverno, fino al punto da non poterci restare fermi più di un’ora. Ed Ella ricorderà, che nell’anno passato il Conforti ed il Gargiulo furono ammalati di bronchite contratta per essere rimasti lunghe ore della giornata fermi in quella sala; e dovemmo tutti e tre riparare nella mia stanza, per continuare il lavoro durante il resto dell’inverno e la primavera. Un Medagliere dev’essere considerato alla stregua di una biblioteca come per lo studio dei libri, così per quello delle monete occorrono ambienti luminosi e caldi, dove chi studia possa rimaner seduto delle ore intere, senza soffrire. Per le esposte ragioni dichiaro, che la sede recentemente assegnata al Medagliere di questo Museo non risponde a nessuno dei criteri elementari, ai quali bisogna ispirarsi nella scelta dei locali, che si vogliono destinare a tale uso. Venendo al secondo punto della relazione, giova ricordare, che le monete, secondo l’ordinamento loro dato dal chiarissimo numismatico Giuseppe Fiorelli
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stavano esposte in cinque sale del primo piano di questo edificio, quando si pensò, nel 1902, a chiuderle precipitosamente nei vecchi armadi farnesiani. Ma questi non erano più sufficienti a contenerle tutte, ed ai sei armadi farnesiani ne furono aggiunti altri quattro dello stesso disegno, non già della stessa qualità ed esecuzione. Di questi quattro neppure uno ne fu completato, e rimasero nella sala del medagliere a far mostra di sé, sprovvisti della serratura e delle tavolette interne, creando un pericolo continuo, perché in essi potrebbero nascondersi persone malintenzionate. Intanto, per la fretta, le monete vennero collocate a gran disagio in quattro armadi farnesiani, ai quali furono costruite le tavolette mancanti; ed essendo stato adoperato legno fresco, oggi sono talmente contorte che riesce difficile trarle fuori. Sono pure sottili al punto, che le monete fuse, per le quali si richiedono addirittura cassettini a margini alti, vanno soggetti [sic] ad attriti dannosissimi, che asportano la patina antica dei piani più sporgenti. È poi ovvio notare, che la moneta non deve poggiare sul legno, perché con continuo strisciare, in seguito agli urti inevitabili, cagionati dal maneggio delle tavolette, essa si consuma nelle parti sporgenti. La pratica suggerisce di coprire il piano di posa della moneta con una stoffa di cotone vellutato, la cui morbidezza preserva la moneta stessa. Tale mezzo di protezione non fu mai usato nel nostro Medagliere. È pure deplorevole lo stato in cui trovansi le monete immesse dal 1870 in poi, i ripostigli, le monete pompeiane, i punzoni e conii. Questi ultimi stanno ammassati in fondo agli armadi, compromettendone la solidità col loro peso; le monete pompeiane stanno chiuse in sacchetti e scatolette di legno; le monete immesse dopo il 1870 furono da me collocate su tavolette sovrapposte l’una all’altra, senza i rispettivi regoli in guisa che bisogna spostare una colonna intera, per pigliare le tavolette inferiori. Non è a parlare dello stato in cui giace la ricca serie di medaglioni, adattati alla meglio in tavolette, le cui suddivisioni sono spesso più piccole del diametro del disco metallico. Ad evitare gli attriti, ho dovuto spessissimo collocare le tavolette, lasciando fra l’una e l’altra l’intervallo di una tavoletta. Le monete greche, le romane imperiali e quelle moderne della raccolta Santangelo, nelle recenti trasposizioni fatte, furono lasciate nei loro antichi armadi; ma quelle della Repubblica Romana e quelle del Medio Evo subirono altra sorte. Dei tre armadi che le contenevano, uno fu distrutto, il terzo di mogano e di stile impero, fu abbandonato assai malconcio in una sala di deposito. E le monete? Le monete furono con le loro tavolette ammassate alla rinfusa in uno dei nuovi armadi del Medagliere governativo, dove restano ancora in parte. Faccio notare, che lo scempio di tali armadi fu eseguito, perché mancava spazio per essi nelle due sale, destinate alla raccolta Santangelo. Non credo che convenga aggiungere altro, per dimostrare alla S.V. Ill= la
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impossibilità d’iniziare, un lavoro di riordinamento scientifico del Medagliere di questo Museo, fino a quando non si sarà provveduto a collocare degnamente il materiale da studio. Occorre costruire uno speciale armadio per l’aes grave, un altro per le nuove immissioni, un altro per i ripostigli, almeno due per le medaglie; e occorre pure provvedere alle esigenze delle monete della raccolta municipale Santangelo, le quali, in virtù del contratto, non possono restare nella sala del Medagliere governativo. Potrebbero essere utilizzati a tal uso i quattro nuovi armadi rimasti incompleti. Eseguita la disposizione materiale delle serie monetali in appositi armadi, si potrà procedere al lavoro di riordinamento scientifico. Ed in primissimo luogo chiedo che sia pubblicato per le stampe il primo volume del catalogo di monete imperiali, della raccolta Santangelo, pronto da vari anni, e la cui pubblicazione fu ordinata dal Ministero con lettera del 26 Novembre 1900, rimasta senza seguito. Bisognerà pure render noto [sic] i tesori numismatici, consistenti negli acquisti fatti dal 1870 fino ad oggi, tra cui diversi ripostigli di bronzo repubblicano. Per ordine di importanza potrà seguire il catalogo delle monete della Repubblica romana appartenenti alla raccolta Santangelo, nonché quelli delle numerose medaglie, compresa la ricca serie del Rinascimento. Io nutro fiducia che la S. V., così ben disposta ad accogliere quelle idee, che mirano ad accrescere il prestigio ed il decoro del grande Istituto, di cui sta a capo così degnamente, vorrà ritenere esatte ed opportune le proposte da me fatte circa la sistemazione del Medagliere, e raccomandarle al Ministero. Nella speranza di poterle attuare, fin da ora ho delineato nella mia mente un progetto che assicurerebbe al Medagliere una sede più degna nel nostro Istituto, col minimo spostamento di collezioni. Firmato ETTORE GABRICI Per copia conforme Gattini 23) VERBALE DI CONSEGNA DEL MEDAGLIERE DEL 30/X/1907, IN ACS–ME114 Il giorno 30 ottobre 1907, il sig. avv. Giuseppe Giordano, delegato dagli eredi del defunto Cav. Luigi Conforti a rappresentarli nella nuova consegna nel medagliere del Museo Nazionale di Napoli, di cui il detto Luigi Conforti fu consegnatario, e ciò giusta l’atto legale notificato dal tribunale di Napoli il giorno 15 giugno, e giusta la lettera degli eredi in data luglio, dico venti maggio 1907.
114 Redatto con macchina da scrivere su carta semplice; tutte le porzioni trascritte in caratteri corsivi sono state redatte a mano. Il documento era allegato alla relazione Gabrici del 20/XII/1907 riportata in App. 24.
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il sig. Carlo Maria Rocco, delegato dall’avv. Giuseppe Giordano a rappresentarlo nelle operazioni di verifica, con lettera del 1 agosto 1907; il Segretario sig. Tommaso Scognamiglio; e il Soprastante Cav. Luigi Corazza; quali nuovi consegnatari nel medagliere suddetto, in concorso con il prof. Ettore Gabrici, il quale oltreché della consegna ha pure l’incarico della Direzione del Medagliere medesimo; il Soprastante Antonio Gargiulo, quale depositario di una chiave degli armadi del medagliere; si sono riuniti nella sala del Medagliere del Museo Nazionale di Napoli, per compilare il verbale definitivo di verifica e consegna di tutte le monete, metalli, tessere, sigilli, matrici, punzoni, conii, in esso contenuti. Si è cominciato nel redigere il verbale di consegna della collezione numismatica del museo Santangelo, di proprietà del Municipio di Napoli, e che fu fatta nei giorni 20, 21, 22, 23, 24, 26, 27, 30 settembre e 1 ottobre 1907. Tale verifica fu eseguita con la scorta dei cataloghi a stampa, editi da Giuseppe Fiorelli, per le monete greche e medievali; per tutte le altre monete, metalli e tessere, con la scorta dell’inventario a firma del notaio Nicola Scotto, e degli appunti presi dal prof. Ettore Gabrici durante la recente verifica generale da lui fatta del medagliere di questo Museo. Si è constatato che le monete greche sono 13412, della Repubblica Romana sono 6012115, quelle dell’Impero Romano 17478116, quelle del Medioevo sono 1698, quelle moderne 2168; metalli e sigilli 1535, totale 42303. Alla quale cifra vanno aggiunte 140 monete cinesi, 2 lamine di rame con impronta di conii, 268 tra monete false, tessere e sigilli, 16 ghiande missili, totale 426 pezzi che, aggiunti al primo totale, formano la cifra di 42729 conforme al risultato ottenuto dal notaio Scotto, e consacrato nel suo inventario. Vanno aggiunte inoltre le seguenti osservazioni che sono simili a quelle consacrate nel verbale del 29 ottobre dico settembre 1903 [App. 2] a firma dei sigg. Pietro Castellani, Luigi Corazza e Luigi Conforti, cioè: monete greche, a) dalla N. 3643 a 3663 manca una monetina d’argento e invece trovasi di bronzo; b) la casella col N. 3845 a 3856 manca di num. 10 monetine di bronzo; c) la tavoletta col N. 41, casella 52 ha il N. 6459 ripetuto con una moneta di bronzo e la casella N. 53 ha un’altra monetina di bronzo senza numero; d) la tavoletta N. 43 manca del N. 6696 e della moneta, il num. progressivo 6695 riattacca col N. 6697; e) nella tavoletta N. 47, casella 19, il numero progressivo avrebbe dovuto segnare 7488 a 7401 [errore per 7491], cioè monete 4; invece trovasi segnato il N. 7489 a 7491, quindi manca il numero progressivo e la moneta; f) nella tavoletta N. 51, casella 22, il numero progressivo 8186 a 8197 manca di una moneta: nella medesima tavoletta, casella 23, il numero progressivo dovrebbe attaccare con il N. 8189, invece è segnato il numero 8201 a 8203. In conseguenza di ciò manca il numero progressivo da 8198 a 8200
115 116
Nel resoconto di Gabrici riportato in App. 18 ne risultavano invece 5753. Nel resoconto di Gabrici riportato in App. 18 ne risultavano invece 17487.
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e mancano le tre monete di bronzo; g) nella tavoletta N. 65, la numerazione salta da 10584 a 10587; mancano i numeri progressivi 10585 e 10586 e con essi due monete di bronzo. Oltre alle 42729 monete numerate ed elencate nell’inventario Scotto, il Medagliere Santangelo contiene anche un ripostiglio di 2494 tornesi dei Principi di Acaia, immesso con verbale dell’8 gennaio 1887, del cui ripostiglio è fatto menzione nel verbale di giorni 26 e 27 agosto 1907. Dalla presente verifica è risultato che 22 medaglie moderne di piombo sono ridotte in polvere a causa dell’ossido e perciò sono state riunite in un cassettino sottoposto all’armadio delle medaglie. Si è poi proceduto alla redazione del verbale di verifica e consegna delle monete, medaglie, tessere, sigilli, matrici, punzoni e conii della collezione numismatica di proprietà dello Stato, tenendo presenti i singoli verbali di verifica dei giorni 26, 27 e 29 luglio, 1, 2, 3, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 13, 14, 16, 28, 29, 30, 31 agosto, 2, 3, 4, 5, 12, 14, 13, 15, 16, 17, 23, 24, 25, 26, 27, settembre. Tale verifica fu eseguita con la scorta dei cataloghi a stampa, compilati da Giuseppe Fiorelli, dell’inventario generale per le immissioni dall’anno 1870 fino ad oggi; degli appunti presi dal prof. Ettore Gabrici, nella sua recente verifica, per le monete di deposito e per le medaglie; dell’inventario notarile per la collezione Stevens. Le monete greche verificate col catalogo Fiorelli, risultarono essere N. 10452. Non fu trovata la moneta segnata col N. 10378, come è notato nel verbale del 29 settembre 1903 a firma di Luigi Conforti, Tommaso Scognamiglio, Pietro Castellani, Luigi Corazza [App. 1]. Le monete romane verificate col catalogo Fiorelli risultarono essere 16185. Senonché si osservò che le monete descritte ai N. 5146–5148 sono di argento e non già di oro, come erroneamente è indicato nel catalogo; la medesima osservazione trovasi fatta nel citato verbale del 29 settembre 1903. Le monete medievali e moderne, verificate col catalogo Fiorelli, risultarono essere di N. 13125 con le seguenti osservazioni che furono fatte anche nel citato verbale del 29 settembre 1903; che le monete descritte ai num. 15695 a 15697 sono di rame non già di oro, in quella segnata col N. 12165 è di rame e non fi [sic] argento. Le monete del medagliere Stevens, esaminate con la guida dell’inventario notarile, risultarono essere 910, cioè 284 di bronzo, 575 di argento, 46 di oro, 4 di metallo bianco e una di piombo. Le medaglie, contate sugli appunti del prof. Ettore Gabrici, ascendono alla cifra di 7711117, cioè oro 70, argento 685, bronzo dorato 94, bronzo 6293, piombo, stagno, vetro, 599118; per le medaglie di oro i nuovi consegnatari si sono rimessi al parere del prof. Gabrici. Le monete immesse nel 1870 fino ad oggi, e che non sono incluse nei cataloghi del Fiorelli, furono esaminate sulla scorta di un elenco, ricavato dall’inventario generale, che è quello stesso elenco sul quale fu data la consegna al cav. Luigi Conforti. Al verbale dei giorni
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Nel resoconto di Gabrici riportato in App. 16 ne risultavano invece 7718. Nel resoconto di Gabrici riportato in App. 16 ne risultavano invece 606.
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30, 31 agosto e 2 settembre è allegato un elenco dei numeri di inventario delle menzionate monete e medaglie. Non si trovarono le monete dei N. 109935, 113098 e la medaglia 114270. Nel verbale del 29 settembre 1903 non è fatto speciale menzione della consegna delle monete immesse dopo il 1870, ma dall’elenco di queste monete, sul quale oggi è stata fatta la verifica, e che è quel medesimo tenuto presente nella compilazione del verbale del 29 settembre 1903, risulta che neppure allora questi tre pezzi furono trovati a posto. Fu anche contato un certo numero di monete di deposito, raggruppandole sotto un numero progressivo da 1 a 196, più 178 bis. I numeri 26 e 32 di questa numerazione furono soppressi, e le monete da essi contrassegnate furono collocate fra le immissioni posteriori al 1870, essendo stato trovato il loro numero di inventario. Tutte queste monete, medaglie e tessere, ascendono a 4453, cioè oro 334, argento 1412, bronzo 1315, biglione 1363, piombo 29. Furono contate le monete esistenti un tempo nella stanza delle Direttore De Petra, e di poi trasportate nella stanza degli Ispettori, donde nel medagliere. Esse sono in tutto 1761, cioè 170 di argento, 1589 di bronzo, 2 di biglione, più molte di scarto e false di cui è cenno nel verbale del 5 settembre 1907. Si passò dopo a contare le monete di deposito in gran parte di provenienza pompeiana, che risultarono essere 27213, cioè 9 di argento, 4 di biglione e 27200 di bronzo e rame. Furono contate anche 218 monete, cioè 38 di oro, 113 di argento, 67 di rame e bronzo, che sono tutte falsificazioni moderne di monete antiche. Le matrici, punzoni e conii, corrispondono perfettamente alla descrizione fatta nel catalogo a stampa di Giuseppe Fiorelli. Non furono identificati i pezzi NN. 259 e 286 e se ne trovarono invece tre coi nn. 684, 685, 686, non contenuti nel detto catalogo, che si arresta al n. 683. Furono anche verificate sugli appunti del prof. Ettore Gabrici, 1436 monete, cioè 93 di oro, 1342 di argento, 1 di bronzo, racchiuse nell’armadio quadrangolare, esistente nella stanza degli Ispettori. Confrontando i risultati ottenuti dalla recente verifica con quelli consacrati nel verbale del 29 settembre 1903 a firma Conforti, Castellani, Corazza e Scognamiglio, i sottoscritti non riscontrarono una differenza che possa menomamente lasciar dubbi sulla integrità del medagliere, quale fu affidato al Segretario cav. Luigi Conforti. L’avvocato Giuseppe Giordano ha fatto, per sé e per gli altri eredi, espressa riserva del beneficio di inventario, non dovendo ritenersi il suo intervento alla recente verifica del Medagliere quale atto di erede, che pregiudichi il suddetto beneficio. Avendo da ultimo i nuovi consegnatari dichiarato di essere contenti della recente verifica, l’avv. Giuseppe Giordano, a nome suo e degli eredi, ha consegnato la chiave che teneva presso di sé. Il sovrastante Antonio Gargiulo ha egli pure consegnato una delle tre chiavi, di cui era depositario. A maggior chiarimento di quanto sopra si aggiunge, che del medagliere esistono tre chiavi, delle quali una era tenuta dal Conforti, un’altra dal signor Antonio Gargiulo e la terza dal prof. Ettore Gabrici, e che il medagliere non si poteva aprire
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se non con l’uso contemporaneo di tali tre chiavi. Si aggiunge anche che di tali tre chiavi, quella consegnata dall’avv. Giordano l’ha presa il signor Luigi Corazza e quella tenuta dal sig. Antonio Gargiulo l’ha presa il sig. Tommaso Scognamiglio. Il presente verbale viene sottoscritto da tutti gli intervenuti. Avv. Giuseppe Giordano Luigi Corazza Tommaso Scognamiglio Ettore Gabrici Antonio Gargiulo 24) RELAZIONE GABRICI DEL 20/XII/1907 119 GLIERE, IN ACS–ME
SUI LAVORI DI RIORDINO DEL
MEDA-
Napoli, li 20 Dicembre 1907 Nel trasmettere alla Sa Va Illma due copie del nuovo verbale di consegna del Medagliere [App. 23], alla quale si è dovuto procedere dopo la morte di Luigi Conforti, devo informarla di alcune differenze, che risultarono nelle somme parziali e totali, fra la mia relazione del 6 agosto 1906 [App. 15] in seguito alla verifica da me compiuta, e il presente verbale. Tali differenze devono attribuirsi ad errori di computo, che sono quasi inevitabili, dato il numero e la qualità dei monumenti e date le molteplici categorie di monete, le quali dovettero essere contate distintamente, e non sempre si trovano raggruppate nel medesimo armadio. Medagliere Santangelo. Le monete dell’Impero Romano, sono 17478, non già 17487; e la somma delle monete di tutto questo Medagliere è di 42729, cui devesi aggiungere il ripostiglio dei Principi di Achaia di 2494 monete di biglione, non computato nell’inventario notarile del 5 Agosto 1865, essendo che quel ripostiglio fu immesso nel Medagliere Santangelo l’8 gennaio 1887; in tutto dunque 45223. Ma nella mia relazione del 6 agosto 1906 è detto che la cifra totale delle monete Santangelo è di 44806. Tale cifra fu da me ottenuta, includendo nella somma, consacrata nell’inventario notarile, anche le 2494 monete del ripostiglio dei Principi di Achaia; che avrei dovuto computare a parte. Oggi invece devo correggere quanto dissi allora. La somma totale, comprese 426 tra monete, tessere, sigilli e ghiande missili, non calcolate nella citata relazione, è di 42729+ 2494= 45223. Medagliere dello Stato. Nella relazione del 6 agosto 1906 è calcolata la cifra di 3230 per le monete immesse dopo il 1870, non includendo 1221 monetine di biglione, da me raggruppate sotto il numero 178 bis.
Su carta intestata: «Direzione del Museo Nazionale di Napoli e degli Scavi di Pompei della Campania e del Sannio»; Oggetto: «Medagliere. Supplemento alla relazione del 6 Agosto 1906». Redatta a mano. Allegati n.°: «2 All.». Indirizzata all’«Ill.mo Sig. Direttore del Museo Nazionale di Napoli». In alto a sin. presso il vertice del foglio è scritto a matita: «Precedente presso il Direttore».
119
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Con la presente verifica, rettificando alcune piccole inesattezze di calcolo e aggiungendo le 1221 monetine di biglione, la somma totale delle monete immesse dopo il 1870 è di 4453. Le monete di deposito allora calcolate 25481, sono invece 27200. Le medaglie invece di 7718 sono 7711, perché gli esemplari di scarto sono stati malamente contati la prima volta per 606, quando invece sono 599. Tutto ciò che ho esposto di sopra, è confermato da verbali a firma di tutti coloro, che intervennero alla verifica fatta per la nuova consegna del Medagliere. Ho constatato con piacere, che la moneta di Traiano della collezione dello Stato n° 7501 valutata lire 300, le monete moderne n° 8222 e 8316, nonché la piastra di Ferdinando II, di nuova immissione (n° 124549 bis, la quale ultima non è peraltro segnata nell’allegato VII) sono state ritrovate. Null’altro ho da modificare a quanto ebbi l’onore di esporle nella citata relazione della mia verifica generale. Prego la Sa Va di sollecitare le pratiche affinché questo Medagliere, che è chiuso da più di sei mesi, sia riaperto agli studiosi. Ettore Gabrici 25) VERBALE DEL 30/VI/1908 RELATIVO ALL’IMMISSIONE NEL MEDAGLIERE DELLE 120 MONETE TENUTE IN CONSEGNA DA A. GARGIULO, IN ACS–ME Copia L’anno 1908 il 30 giugno i sottoscritti Prof. Ettore Gabrici, Soprastante Antonio Gargiulo, Segretario Tommaso Scognamiglio e Soprastante Luigi Corazza, giuste disposizioni ricevute da parte del Comm. Gattini Giovanni, Direttore del Museo Nazionale, hanno esaminati gli oggetti e monete che il sovrastante Antonio Gargiulo ebbe in consegna il 9 giugno 1904. Come attestano i due verbali con la stessa data del 9 giugno 1904, tali oggetti e monete vennero raccolti nella stanza del direttore Pais, quando il Comm. Gattini fu incaricato della temporanea direzione del museo stesso. I sottoscritti hanno scelto tutte le monete e la medaglia, di cui fanno menzione i due citati verbali, e le hanno immesse nel medagliere, restando così discaricato di esse il sovrastante Antonio Gargiulo. Sono: (1) dodici monetine di bronzo siracusane, acquistate il 15 ottobre 1901 al prezzo di L. 20 e segnate con i numeri d’inv. 126101 a 126112; (2) un triente di Lucera, venduto dall’antiquario Cesare Canesso [sic] per L. 10; (3) una moneta di bronzo donata al museo dal barone Francesco Zarone; (4) una moneta dorata di Papa Sisto V; (5) una moneta di lega metallica bianca, con doratura, di
120 Copia dell’originale redatta con macchina da scrivere, originariamente allegata a una relazione inviata al MPI dal Gattini in data 17/VII/1908 e conservata in ACS–ME. Su carta semplice.
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Giuseppe Garibaldi; (6) settantadue monete antiche di bronzo, tutte logore, nonché altre sette pure logore e alcuni pezzi di scarto, di nessun valore, che nel verbale è detto essere stati donati dal Prof. Ciaceri al Museo. Poiché questi ultimi pezzi indicati al n. 6 non meritano essere inventariati, i Consegnatari del Medagliere li hanno messi da parte nei depositi. Firmati – – Ettore Gabrici Luigi Corazza Tommaso Scognamiglio Antonio Gargiulo Per copia conforme Gattini 26) VERBALE DI VERIFICA DEL MEDAGLIERE DEL 30/VII/1910, IN ACS–ME121 DIREZIONE DEL MUSEO NAZIONALE DI NAPOLI e degli scavi di POMPEI. Oggi 30 luglio 1910, si sono riuniti i sottoscritti onde procedere alla constatazione sommaria del contenuto degli armadi del Medagliere del Museo Nazionale, prima di passare alla regolare consegna di esso contenuto. Gli armadi sono chiusi a mezzo di tre chiavi, ciascuna delle quali è tenuta da uno dei consegnatari, sig. Gabrici, Corazza e Scognamiglio: essi in numero di dieciotto [sic] sono disposti come segue: tredici nella sala detta del Medagliere, quattro nella sala della collezione Santangelo, uno sigillato nello studio del Prof. Gabrici; oltre gli armadi, contengono la collezioni numismatiche tre tavolini e le vetrine nella sala di Esposizione. Secondo le disposizioni direttoriali la consegna dovrebb’essere assunta dal prof. Aurigemma (per la numismatica classica) e dal signor de Rinaldis (per la parte medievale e moderna). Ma il prof. Gabrici ha fatto osservare che le immissioni posteriori al 1870, non comprese nel catalogo Fiorelli, sono insieme confuse, senza classifiche cronologiche né topografiche. Così pure le monete che il Fiorelli non comprese nel suddetto suo catalogo. E vi sono, inoltre, sacchetti e cassette contenenti promiscuamente monete classiche ed altre medioevali e moderne, ed altre non classificabile a causa del loro stato di conservazione. In altri termini, il Medagliere si compone: 1) di una parte inventariate e catalogata dal Fiorelli; 2) di una parte inventariata ma non scientificamente catalogata; 3) di monete non inventariate (sacchetti e cassette) tutte contate dal prof. Gabrici e solo frazionalmente identificate, in modo sommario, dallo stesso. Segue la indicazione sommaria del contenuto di ciascuno armadio:
Copia redatta con macchina da scrivere, su carta semplice. Allegato «I» della lettera riportata in App. 30.
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ARMADIO
1°/
“ “
2°/ 3°/
a sinistra entrando Parte superiore “ inferiore “ superiore “ inferiore “ superiore “ inferiore
– – – – –
nulla alcuni calchi in gesso nulla coni e punzoni zecca di Napoli monete greche catal. dal Fiorelli dal n° 1 e n°– 10452– – 1) monete di depos antiche e moderne conservate in sacchetti e cassette, non inventariate, comprese quelle di Pompei 2) monete false numerate – 3) monete “ non numerate – 4) monete di scarto (mescolanza)
“
4°/
“ “ “
superiore inferiore superiore
“
5°/
“
6°/
“ “
inferiore superiore
“ “
7°/ 8°/
“ inferiore tutto vuoto. parte superiore
– monete romane da n. 1 a n. 10239– – nulla – monete romane da n. 10240 a n. 16185– monete Stevens monete false (di tutto il Medagliere) – ripostigli (antichi) – acquisti dal 1870 in poi inventariati monete dei depositi non inventariati ma contate dal Gabrici. – ripostigli (monete antiche) – monete – mediovali Santangelo Ripostiglio monete mediovali (dei principi d’Acaia) scarti – – coni, punzoni e matrici della zecca di Napoli
“ “ “ “ 9°/ 10°/ 11°/
inferiore nulla vuoto superiore–
par–
“
inferiore
– monete mediovali [sic] e moderne (inv–Fiorelli) da n. 1 a n. 13125– – coni, punzoni e matrici della zecca di Napoli.
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“
“ superiore – medaglie moderne “ inferiore – medaglie moderne “ 13°/ “ superiore – medaglie moderne “ inferiore – medaglie moderne Tavolino (dietro il busto del Fiorelli) medaglie russe (calchi in stagno)
12°/
“Stanza della Collezione SANTANGELO.” 1°/ (entrando dal Medagliere) monete moderne “ romane di scarto medaglie (manca il tiretto 30?) Tiretto inferiore: medaglie, monete mediovali, moderne – piombi disfatti – ARMADIO 2°/ monete romane ARMADIO 3°/ monete greche Santangelo – catalogate dal Fiorelli – sotto: monete greche di scarto – ARMADIO 4°/ monete della Repubblica Romana tiretto inferiore vuoto. —————— Tavola a sinistra: Aes grave Tavola a destra : Medagliere. Sala di esposizione: monete antiche e moderne e medaglie. Armadio nella stanza del prof. Gabrici – chiuso – oltre che con una chiave a mezzo di sigillo su striscia firmata dai tre consegnatari. L’integrità del sigillo e l’autenticità delle firme sono state constatate. Contiene: punzoni, coni, matrici della zecca di Napoli – monete antiche – frammenti di terracotta. Si appone nuovamente il sigillo con la striscia firmata dai tre consegnatari. ARMADIO Firmato “ “ “ “ “ Ettore Gabrici Luigi Corazza Tommaso Scognamiglio Salvatore Aurigemma Aldo de Rinaldis Alberto Parisotti
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27) VERBALE DI VERIFICA DEL MEDAGLIERE DEL 01/VIII/1910, IN ACS–ME122 DIREZIONE DEL MUSEO NAZIONALE DI NAPOLI e degli scavi di POMPEI. Oggi, 1° agosto 1910 si sono riuniti i tre attuali consegnatari del Medagliere del Museo Nazionale, prof. Ettore GABRICI, cav. Luigi CORAZZA, signor Tommaso SCOGNAMIGLIO; e con essi il commissario Parisotti, il dott. Salvatore Aurigemma e il sig. Aldo de Rinaldis. Il commissario PARISOTTI, dopo aver preso accordi col Direttore del Museo circa la consegna del Medagliere, considerato lo stato di esso Medagliere e la promiscuità di monete appartenenti a tempi e paesi differenti, come risulta dal verbale in data 30 luglio [App. 26] a firma delle persone sopra indicate, pel quale fatto sarebbe di poca utilità pratica la divisione della consegna fra due nuovi consegnatari–; considerato che la consegna stessa importerebbe un lavoro assai lungo, il quale terrebbe completamente occupati e distratti dai loro lavori abituali coloro che vi prenderebbero parte, per tutta la durata di esso–; considerato che tanto l’ispettore Aurigemma quanto il sig. De Rinaldis, non essendo particolarmente dediti a studi di Numismatica, non potrebbero restare consegnatari definitivi del Medagliere (cosa che essi stessi non desidererebbero) e che perciò dovrebbero a breve scadenza procedere ad una nuova consegna definitiva, con nuovo danno pei loro lavori abituali–; considerato che il professor Gabrici, consegnatario attuale del Medagliere (insieme coi sigg: Corazza e Scognamiglio), per ragioni sue personali ha in questi ultimi tempi evitato di frequentare il Museo, e per ragioni di salute desidera di ottenere un congedo, dichiarando che in questo momento sarebbe necessario per lui essere in riposo anzi che sottostare ad un lavoro così gravoso, ritiene necessario che in luogo di procedere alla verifica e consegna del Medagliere si debbano apporre agli armadi del medesimo i sigilli, rinviando a quando stimerà opportuno la Direzione il procedere alla operazione suddetta, che intanto il prof. Gabrici debba consegnare quella delle tre chiavi del Medagliere che egli conserva all’Ispettore Aurigemma, il quale così subentrerebbe al prof. Gabrici, non nella qualità di consegnatario del Medagliere, ma solo in quella di conservatore di una delle tre chiavi sopra indicate del Medagliere sigillato, lasciando in facoltà del prof. Gabrici di intervenire o non, allorché la Direzione intenda di procedere all’apertura degli armadi e verifica del materiale numismatico. Udite queste considerazioni il prof. Gabrici osserva che fin dal 15 luglio presentò alla Direzione una domanda con la quale chiedeva di poter fruire di un mese di licenza ordinaria perché le sue condizioni di salute non gli consentono di addossarsi il lavoro d’ufficio. Ma la domanda fu trattenuta perché la Direzione volle che egli desse subito la consegna del Medagliere. Il Gabrici, osservando
Copia redatta con macchina da scrivere, su carta semplice. Allegato «II» della lettera riportata in App. 30.
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che, a suo modo di vedere, la licenza ordinaria richiesta non importerebbe la necessità di dare prontamente la consegna del Medagliere, tuttavia dichiarò di essere pronto a questa in ogni momento, benché perdurassero le ragioni della sua salute, che lo avevano costretto ad avanzare la domanda del 15 luglio. Talché se oggi la Direzione crede di soprassedere alla consegna del Medagliere non è certo per colpa di lui: ma non potrebbe consentire di consegnare a chicchesia [sic] quella delle tre chiavi del Medagliere, che egli ha, senza prima aver dato al nuovo consegnatario la consegna di tutte le monete, tanto più che la sigillazione degli armadi non verrebbe a modificare le conseguenze derivanti dal rinvio della consegna. Il Gabrici nemmeno potrebbe accettare la condizione che la Direzione del Museo potesse procedere in ogni momento alla verifica e consegna delle monete lasciandolo libero di intervenire o no.– Il commissario Parisotti, udito quanto dichiara il prof. Gabrici, presi accordi con la Direzione del Museo, stabilisce che a maggior garanzia di tutti si proceda ugualmente alla sigillazione degli armadi del Medagliere, alla cui apertura il Direttore si riserva di procedere quando riterrà necessario e nelle forme che stimerà più opportune. Letto e sottoscritto: Napoli, il 1° di agosto 1910– [Firme] 28) VERBALE DI VERIFICA DEL MEDAGLIERE DEL 02/VIII/1910, IN ACS–ME123 DIREZIONE DEL MUSEO NAZIONALE DI NAPOLI e degli scavi di POMPEI. Si sono riuniti – oggi 2 agosto – i tre attuali consegnatari del medagliere, prof. Ettore Gabrici, Cav. Luigi Corazza, sig. Tommaso Scognamiglio: e con essi il commissario Parisotti, l’Ispettore Aurigemma, il sig. De Rinaldis. Secondo quel che fu stabilito nel precedente verbale del 1 agosto corrente [App. 27], si è proceduto alla sigillazione di buona parte degli armadi del Medagliere, nella forma seguente [...]. 29) VERBALE DI VERIFICA DEL MEDAGLIERE DEL 03/VIII/1910, IN ACS–ME124 DIREZIONE DEL MUSEO NAZIONALE DI NAPOLI e degli scavi di POMPEI. Oggi, 3 agosto, si sono riuniti i tre attuali consegnatari del Medagliere, prof. Ettore Gabrici, Cav. Luigi Corazza, sig. Tommaso Scognamiglio: e con essi il commissario Parisotti, il Dott. Salvatore Aurigemma e il sig. Aldo de Rinaldis. Si è
Copia redatta con macchina da scrivere, su carta semplice. Allegato «III» della lettera riportata in App. 30. 124 Copia redatta con macchina da scrivere, su carta semplice. Allegato «IV» della lettera riportata in App. 30.
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proceduto alla sigillazione delle due vetrine a tavola della collezione Santangelo, del tavolino contenente i calchi di stagno di medaglie russe, delle rimanenti cinque vetrine a mensola della sala di esposizione, dei quattro armadii della collezione Santangelo, dell’armadio nella stanza del Prof. Gabrici. Non si sono sigillati gli armadi N°. 1, n. 2 (parte superiore), n. 7, n. 9, n. 10, perché completamente vuoti, come risulta dal primo verbale a firme dei sottoscritti compilato il giorno 30 luglio u.s. [App. 26] Per errore è stata sigillata la parte inferiore dell’armadio n. 4, la quale è vuota, come anche dal suddetto verbale risulta. I quattro armadi della Collezione Santangelo sono stati sigillati chiusura dei battenti [sic], come tutti gli altri, e assicurati alle pareti mediante un nastro rosso e la carta firmata dai sottoscritti, e ciò da un solo lato di ciascuno di essi. Il n. 1, il n. 3 e il n. 4, essendo composti di una parte superiore e di un tiretto inferiore, sono stati sigillati anche al punto di unione di questi due scomparti. L’armadio nella stanza finora occupata dal prof. Gabrici è stato sigillato all’incontro dei battenti, all’estremità di un nastro rosso che gira intorno ad esso e ai quattro angoli nel punto in cui il detto nastro li tocca. Nella medesima stanza si sono sigillati: uno scrittoio contenente monete e alcune medaglie che non trovaron posto negli armadi del Medagliere e che appartengono alle ultime immissioni quasi tutti: sono solo in parte inventariate; e un tavolino nel cui cassetto sono racchiusi trentasette fondi di patere ed altre terrecotte a rilievo, di fabbrica calena, che si trovavano nell’armadio del Prof. Gabrici, e furono da questi ritirate a scopo di studio, collocando al posto loro, nel detto armadio, un verbale di ricevuta. Di questo scrittoio e di questo tavolino non è parola nel precedente verbale, poiché solo oggi sono stati segnalati ai firmatari. Letto e sottoscritto. Napoli li 3 agosto 1910. La chiave del già ricordato scrittoio nella stanza del prof. Gabrici è rimasta presso di lui. Letto e sottoscritto. Napoli li 3 agosto 1910. [Firme] 30) RELAZIONE SPINAZZOLA AL MPI DEL 6/X/1910, IN ACS–ME125 Napoli, li 6 ottobre 1910 Trasmetto a V. E. una delle copie da me fatte eseguire dei verbali redatti tra il Cav. Alberto Parisotti, a ciò da questa Direzione espressamente e con viva preghiera delegato, e il Prof. Ettore Gabrici, Ispettore di questo Museo, della consegna fra esso Ispettore Gabrici e l’Ispettore Aurigemma avvenute – assistenti i funzionari De Rinaldis, Corazza Luigi e Scognamiglio – di quelle collezioni e in particolar modo del medagliere a lui specialmente affidato. Sono sette verbali che, apparsi sin dall’inizio necessari per la forma e il siDocumento redatto con macchina da scrivere su carta intestata: «Direzione del Museo Nazionale di Napoli e degli Scavi della Campania e del Sannio»; Oggetto: «Medagliere e collezione Stevens. Invio dei verbali di consegna e stato delle collezioni»; Allegati: «Sette» (cfr. App. 26–29).
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gnificato che assumeva, appunto per essa, l’allontanarsi spontaneo del detto Ispettore da questo Istituto, mostrarono subito con quanto accorgimento e senso delle proprie responsabilità, la nuova Direzione aveva operato nel disporli. Essi rivelarono, infatto [sic], fin dal principio, uno stato di cose, per le collezioni numismatiche e gli altri oggetti affidati all’ispettore Gabrici, gravissimo; tanto grave, anzi, che, mentre rendeva impossibile una regolare consegna, così del medagliere come della collezione Stevenz [sic] e degli altri oggetti che trovavansi presso di lui, non permetteva, così ai delegati a quella consegna come a questa Direzione, di assumere responsabilità alcuna. Si fu, quindi, costretti – e la Direzione su richiesta dei nuovi consegnatari disponeva – ad apporre a tutti gli armadi e le vetrine duplici suggelli e, su apposite strisce di carta le firme di tutti, per potere più tardi, con le debite garanzie ed in un tempo che, per le condizioni delle diverse raccolte, sarà necessariamente assai lungo, procedere ad un accertamento del prezioso materiale, al relativo inventario e, quindi, ad una regolare consegna, che, solo sulla scorta di questo, sarà reso possibile. V. E. troverà nei verbali, firmati da tutti e dallo Ispettore Gabrici, come in una fotografia, ritratta la condizione eccezionalissima in cui sono state tenute e lasciate quelle importantissime collezioni. Rileverà da essi che, sin dall’inizio della consegna, il prof. Gabrici ha dichiarato che “le immissioni posteriori al 1870 sono insieme confuse, senza classifiche cronologiche né topografiche e così pure le monete che il Fiorelli non comprese nel suo catalogo”, che “vi sono sacchetti e cassette contenenti promiscuamente monete classiche ed altre medioevali e moderne”; che “all’infuori delle monete inventariate e catalogate dal Fiorelli, una parte è inventariata ma non scientificamente catalogata, un’altra né catalogata né inventariata (contate, ma solo frazionalmente identificate in modo sommario) ecc. ecc.” (verbale del 30 luglio). Rileverà, inoltre, da quei verbali che, in uno stesso armadio, in uno stesso compartimento si sono rinvenute “monete greche, catalogate dal Fiorelli, monete di deposito antiche e moderne, non inventariate, comprese quelle di Pompei, monete false, monete di scarto (verbale del 30 luglio)”. E che ciò deve ripetersi per tutto il medagliere e per tutte le collezioni numismatiche, Santangelo, Stevenz [sic] d’Acaya, etc, ascendendo il ricchissimo materiale, tutto non ordinato, a qualche centinaio di migliaia di pezzi e quello non inventariato né catalogato né ordinato a molte diecine di migliaia di monete fra di oro e d’argento e di bronzo (verbale del 30 luglio). Che anzi molte monete e medaglie, anche d’oro, furono denunziate e trovate più tardi non negli armadi, né custodite con duplice chiave, né segnate all’inventario ma “in uno scrittoio della stanza del Gabrici” (verbale del 3 agosto). Che se questo era lo stato del medagliere, uguale o peggiore era ed è quello della collezione Stevenz [corretto «Stevens»], anche essa affidata all’ispettore
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Gabrici, composta di migliaia di oggetti (vasi, bronzi, ori, monete), tutti non dirò già non catalogati ma neppure inventariati, come risulta dal verbale del 6 agosto 1910. Come non inventariate, a parte gli oggetti degli scavi recenti di Cuma, sono i celebri taccuini della collezione Stevenz [corretto «Stevens»], che trovavansi in casa del Gabrici, senza alcuna o lettera o ricevuta che certificasse in alcun modo l’uscita dall’Istituto del prezioso deposito in nessuna maniera né scientifica né amministrativa identificato (verbale del 4, 5, 6 e 11 agosto). Così che neanche di tutto ciò – molte migliaia di oggetti d’un valore d’acquisto di qualche centinaio di migliaio di lire – poté effettuarsi consegna, mentre, seduta stante, questa Direzione ordinò che, quanto meno, si descrivessero e identificassero i taccuini dello Stevenz [corretto «Stevens»] (verbale 11 agosto). Queste ed altre più precise notizie V.E. rileverà dai verbali che trasmetto. Ad esse io non aggiungo commento, che dovrebbe necessariamente esser severo verso chi in tal modo compiva e lasciava compiere il proprio dovere, non essendo questa la sede e bastandomi avere additato all’E.V., nell’accompagnarle i documenti onde è apparso, il deplorevole stato di cose che io trovo ed a cui darò pronto riparo con proposte che mi affretterò a sottomettere all’E.V. Il Direttore Vittorio Spinazzola 31) RELAZIONE CESANO
SULLO STATO DEL
TERA DI TRASMISSIONE DELLO
MEDAGLIERE DELL’11/IV/1912 E LETSPINAZZOLA AL MPI DEL 15/IV, IN ACS–ME126
Napoli, il 15 aprile 1912 Urgente Trasmetto a V. E. la breve relazione che al termine della prima parte del suo compito, l’Ispettore Signorina Lorenzina Cesano mi fa tenere. Da essa V. E. rileverà due cose egualmente importanti: 1°/ lo stato di pieno disordine amministrativo e scientifico in cui essa ha trovato quel Medagliere, confermante pienamente quanto coi verbali della consegna e col mio rapporto conseguente ebbi già a far notare all’E. V.; 2°/ l’importante lavoro finoggi compiuto e la necessità assoluta di continuarlo e compierlo. Debbo a ciò aggiungere all’E.V. due osservazioni, e la prima è che la Signorina Cesano, assiduissima al lavoro, lo compie con una diligenza, intelligenza e abnegazione degni di vera lode, non perdendo alcuna ora del suo tempo, anzi venendo e restando al lavoro e prima e molto dopo le ore d’ufficio; e la seconda è che, il lavoro a cui si attende – per mia disposizione – non è che l’identificazione ed inventario al fine amministrativo: fine amministrativo che, in Istituti come
126 Redatta a macchina da scrivere su carta intestata: «Direzione del Museo Nazionale di Napoli e degli Scavi della Campania e del Sannio»; Oggetto: «Medagliere– Identificazione e inventario».
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questi, va inteso e deve essere come base precisa e sicura ad ogni altro più elevato e scientifico. Detto ciò, devo pregare l’E. V. di volere concedere che la Signorina Cesano resti qui ancora fino al termine del lavoro, che si spera possa avere un termine per altri quattro mesi della sua missione. Il direttore Vittorio Spinazzola Al Ch.mo Signor Direttore del Museo Nazionale di Napoli Nel momento in cui termina il primo periodo della missione affidatami dal Ministero presso il Medagliere di questo Museo credo opportuno presentare alla S. V. Ill.ma una breve relazione del lavoro compiuto in questi quattro mesi, affinché la S. V. Ill.ma ne sia edotta adeguatamente e possa riferirne, se al caso, al Superiore Ministero. La missione affidatami sia con lettera Ministeriale sia nei discorsi della S. V. e per le disposizioni Sue è stata quella di identificare il materiale numismatico contenuto nel Medagliere (intendendo per identificazione quello che devesi intendere, cioè visione ed esame accurato di ogni pezzo contenuto nel Medagliere stesso, con la guida dei cataloghi e degli inventari relativi) e dove tali inventari mancassero (ciò che risultava anche dai verbali redatti per ordine di V. S. dalla rappresentante del Ministero) redigerli, affinché una buona volta del Medagliere di questo Museo si possedesse un inventario completo e tale da poter servire di base e di guida ad un futuro riordinamento generale scientifico del Medagliere non solo, ma ancora al futuro incremento delle collezioni numismatiche stesse di questo Museo. Il materiale che costituisce questo medagliere può dividersi in più gruppi: 1°/ Collezioni Fiorelli, cioè ordinate, catalogate e pubblicate a suo tempo da Giuseppe Fiorelli. 2°/ Materiale numismatico introdotto nel Medagliere per acquisti, per doni o per scavi, posteriormente al Fiorelli, che a sua volta può suddividersi in: 2–a– monete del Museo Santangelo; 2–b– monete della collezione Steevens [sic]; 2–c– monete degli Scavi di Pompei; 2–d– monete per acquisti diversi; 2–e– materiale dei depositi. Noto anzitutto che: del primo gruppo esistono, come è noto, i cataloghi a stampa del Fiorelli, cataloghi rispecchiati nell’inventario; del secondo gruppo, nell’inventario generale, invece, o non esistono notazioni o insufficienti; Infatti: 2–a–) del Medagliere Santangelo solo una parte e non la maggiore trovasi descritta nei cataloghi, pubblicati da Giuseppe Fiorelli;
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2–b–) il Medagliere Steevens acquistato da almeno 10 anni, non è ancora inventariato; 2–c–) le monete provenienti da Pompei sono a gruppi di diecine, ed anche di centinaia, inventariate sotto un solo numero d’inventario, e quindi esse non sono già descritte nè identificate, ma ricordate in modo sommario e vano, dando dei pezzi solo il numero e il metallo; 2–d–) 2–e–) Il materiale infine del deposito, anche tenendo conto solo di quello scelto, trascurato sino ad oggi ed importante per numero e qualità di pezzi, non è né identificato né tantomeno inventariato. Né parlo dell’ordine in cui tutto questo materiale fu rinvenuto perché ciò è consacrato nei verbali di cui V. S. mi ha dato comunicazione. Il lavoro compiuto da me in questi quattro mesi –10 dicembre 1911–10 aprile 1912 è il seguente: I°– sono state identificare le monete antiche e moderne esposte nella sala di esposizione, in numero di 1063, e scelte dalle varie collezioni, delle quali monete esiste un elenco numerico. II°– Sono state identificate le monete di bronzo fuso, romane ed italiche, della collezione Santangelo, esposte in una vetrina dentro il Medagliere stesso, e ciò sulla scorta del catalogo Fiorelli (Santangelo monete greche n° 126–357). III°– Sono state identificate, numerate, ordinate e distese su apposite tavolette, le monete che costituiscono i seguenti otto ripostigli, acquistati in varie epoche i quali ripostigli io ho rinvenuti in pacchi ed in scatole e cassette, in cui le relative monete erano ammassate e confuse. I ripostigli sono i seguenti, denominati dal luogo del ritrovamento: 1- Rocchetta a Volturno ................................................ pezzi N° 144 2- Tarentum ................................................................... “ “ 191 3- Maserà ....................................................................... “ “ 1213 4- Licodia ....................................................................... “ “ 120 5- Siracusa...................................................................... “ “ 80 6- Termoli ...................................................................... “ “ 277 7- Carbonara /una parte/ .............................................. “ “ 50 8- Pietrabbondante........................................................ “ “ 273 IV°/ Sono state identificate, sulla scorta dell’inventario generale del Museo, le monete, le quali, per acquisto o per doni, pervennero al Medagliere del Museo posteriormente al riordinamento Fiorelli. Queste monete, di ogni età e metallo, in numero di circa 1700, avendo io rinvenuto tutte insieme riunite confusamente in molte tavolette distinte unicamente dal numero d’inventario ma non sempre in questo inventariate, ho riordinate, suddividendole in più sezioni secondo la specie e l’epoca: monete greche, romane, mediovali [sic] e moderne, medaglie, – numerandole secondo ogni sezione distintamente, e di ciascuna sezione ho redatto un breve sommario catalogo.
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V°) Colla scorta di un catalogo manoscritto, probabilmente copia dell’atto notarile d’immissione, conservato nell’archivio del Museo, ho identificato le monete della collezione Steevens [sic], in N°. di 965. Di questo gruppo importante ho iniziato lo schedario da servire anche allo inventario, giacché, come ho già detto tale collezione, sebbene acquista [sic] da almeno dieci anni, non è stata ancora inventariata, ed ho constatato che all’inventario non può servire il catalogo succitato, perché scorretto, errato e troppo sommario. VI°) Sono stati aperti i pacchi contenenti l’enorme materiale rinvenuto e conservato in cassette e in pacchi nel Medagliere. Il quale materiale ho constatato essere solo sommariamente e del tutto insufficiente [sic] inventariato, rispondendo un solo numero d’inventario a un gruppo anche di più centinaia di pezzi, e dandosi, in generale, delle monete solo indicazioni del numero e del metallo. Contate le monete di ogni pacco o gruppo di pacchi, queste sono state distese in apposite tavolette con l’intento di redigerne un catalogo tale da permettere l’identificazione di ogni pezzo. Le monete di Pompei sinora contate ed in via di ordinamento sono circa 5000, delle quali 31 in oro, 675 d’argento, il resto di bronzo. VII°) Avendo dovuto procedere all’identificazione del Medagliere Santangelo, ho constatato che non esiste ancora un inventario delle monete romane né della repubblica né dell’impero. Tale inventario dell’uno e dell’altro gruppo ho creduto necessario redigere con descrizioni sommarie, ma tali da permettere l’identificazione precisa di ogni pezzo. Delle monete repubblicane sono state sino ad oggi elencati 2000 pezzi, delle imperiali 12.000 pezzi. Si continuano e l’identificazione e gli elenchi. VIII°) Sulla scorta del catalogo Fiorelli sono state identificate le prime 4700 monete grece [sic] della relativa collezione. IX°) È stato infine iniziato e l’inventario e lo schedario del numeroso gruppo di monete ancora non inventariate, provenienti dai depositi del Museo, che ho rinvenute distinte a gruppi in varie tavolette, con un numero d’ordine progressivo per ogni gruppo da 1 a 196. Come si può constatare dal suddetto sono quindi già state identificate ben 30.000 monete, di buon numero delle quali è stato redatto il catalogo. NAPOLI 11 aprile 1912. L’ISPETTORE Lorenzina Cesano 32) LETTERA DI SPINAZZOLA AL MPI DEL 10/XII/1912, IN ACS–ME127 Terminata la missione dell’Ispettore dott. Lorenzina Cesano presso questo medagliere, devo nuovamente segnalare all’on. Ministero il lavoro da Lei compiuto con tanta devozione, zelo, abnegazione e sapere.
127 Redatta a macchina da scrivere su carta intestata: «Direzione del Museo Nazionale di Napoli e degli Scavi della Campania e del Sannio»; Oggetto: «Medagliere». Le parti in corsivo risultano aggiunte a mano dallo stesso Spinazzola.
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Con tale lavoro, l’inventario di questo grandioso gabinetto numismatico è, per la parte classica, in gran parte redatto. Resta di esso ancora a fare: 1°/ la revisione e l’accertamento di tutta la parte medievale e moderna, così di quella Fiorelli, come delle immissioni posteriori; 2°/ l’inventario, con le relative schede, delle immissioni medioevali e moderne non ancora inventariate e dei depositi; 3°/ l’inventario e catalogo della parte medievale della collezione Santangelo; 4°/ inventario e il catalogo di tutte le medaglie, meno le papali. Oltre a ciò, quando questa mole di lavoro sarà compiuta, occorrerà: 1°/ completare il catalogo Santangelo nelle parti tralasciate dalla Cesano per mancanza di tempo; 2°/ inventariare le monete dei depositi greci e romani, che sono qualche decina di migliaia–lavoro già iniziato dal Posteraro; 3°/ di tutto compilare lo schedario, a tutto apponendo il peso per ciascuna moneta. E ciò, oltre il lavoro di esposizione di quella parte delle monete che è bene sia esposta. Frattanto e per la parte compiuta prego l’E.V. di volere, anche di mio nome, tributare alla Signorina Cesano le debite lodi. Il Direttore Vittorio Spinazzola
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VALENTINO NIZZO
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